Piano Bar : Quadro tecnico del 2016-11-13


Contropiede fulminante!: al Dow Jones è bastata una rasoiata al rialzo con quattro massimi consecutivi dal 7 all'11 Nov...

Piano Bar  di Virginio Frigieri

Quadro Tecnico del  13 Nov. 2016

Contropiede fulminante!: al Dow Jones è bastata una rasoiata al rialzo con quattro massimi consecutivi dal 7 all'11 novembre per mandare in frantumi il modello su cui ragionavamo ancora una settimana fa. Quindi prendiamo atto che non era un onda 2 di grado minor e riavvolgiamo il nastro. L'analisi dell'azione dei prezzi non ha alle spalle inconfutabili verità matematiche... presuppone l'applicazione di modelli e dietro a ciascun modello c'è comunque sempre una componente probabilistica. Delle due o tre situazioni possibili sulla mia rubrica cerco sempre di focalizzare l'attenzione su quella ritenuta "l'evoluzione più probabile". Ma a volte si sbaglia, e questo è, per così dire, ...il prezzo del biglietto!

Abbandonata l'onda 2 di grado minor, il presunto ending-diagonal non è ancora sconfessato, per cui il nuovo modello di prezzo si prefigura come illustrato sotto:

Ora  va tuttavia sottolineato che, se con la struttura precedente si poteva arrivare almeno fino a fine gennaio o forse anche marzo 2017, con questa ipotesi il toro avrebbe le ore contate ovvero una situazione che non può arrivare nemmeno a Natale. Gli ending-diagonal presentano come target di minima il ritracciamento del loro intero sviluppo in tempi decisamente più rapidi; sono sharp correction.. in media scendono impiegando la metà del tempo che hanno impiegato a salire ma a volte possono essere anche più taglienti e veloci. Nel grafico ho fatto un'ipotesi abbastanza probabile basata sui cicli temporali dei miei numeri primi.

Ma giunti a questo punto con il grosso punto interrogativo di nome Trump che pende sulle nostre teste, devo necessariamente evidenziare anche l'altra ipotesi che peraltro non è nuova, avendola già ipotizzata più di una volta negli ultimi 18-24 mesi ovvero il target dei 22.000 punti di Dow Jones (poco sopra o poco sotto).

L'azione dei prezzi ora è più matura e mi permette di immaginare lo sviluppo di un modello rialzista in 5 onde classico dove eventualmente l'onda finale 5 di (5) potrebbe, ma non è necessario che lo sia, essere ancora un ending-diagonal.

Lo vediamo nel prossimo grafico dove anche le singole subonde non sono tirate a caso ma calcolate sulle dimensioni delle onde già sviluppate e quindi abbastanza probabili.

E' una situazione quindi da seguire con molta attenzione perchè a seconda di come evolve ci darà la direzione dei prossimi mesi. Quindi se nelle prossime sedute la trendline del supposto ending-diagonal viene lambita o leggermente forata e dopo i prezzi iniziano a scendere saremo nello scenario precedente; viceversa una violazione decisa della stessa trendline al rialzo, metterebbe in cavalleria anche il modello ending-diagonal aprendo la strada ad una robusta onda 3 di (5)  come mostrato nel grafico sopra.

Al di là di quello che sarà in futuro, vale la pena rivedere anche l'intero modello 'd'onda dal 2008 giusto per completare l'articolato quadro tecnico. Lo vediamo sul prossimo grafico weekly.

Qualcuno a questo punto potrebbe chiedersi visto il cambio di timoniere alle porte perchè non abbandonare subito lo scenario ending-diagonal a favore di un deciso rialzo di Wall Street.

Il motivo lo si capisce se spostiamo il focus su Nasdaq100  e sul Russell 3000 che rappresenta il 98% del mercato azionario statunitense investibile. Oggi andiamo un pò più lunghi del solito ma quando cambiano gli scenari è così.

Rendimenti dei T-Bond

Naturalmente anche l'obbligazionario americano ha risentito della svolta, ma essendo la gran parte dell'attenzione dei media spostata sulle azioni, se ne parla meno;  ma a noi non ci ha preso di sorpresa poichè da diversi mesi andiamo sostenendo prezzi giù e rendimenti su... Io di solito posto il trentennale, ma se andiamo a vedere il decennale da luglio ad oggi i tassi di interesse sono passati da 1.3180% al 2.1237% con un salto di oltre il 60%. Questo è un salto enorme e c'è chi sostiene che siamo solo all'inizio!.

I due grafici dei prezzi e dei rendimenti possono fare impressione, ma con i tassi di rendimento così bassi quando non anche negativi, basta una minima oscillazione verso l'alto degli stessi per provocare una terremoto sul fronte dei prezzi con perdite tanto maggiori quanto più è lontana la scadenza del titolo... (è il concetto della convessità e della durata delle obbligazioni combinate insieme, che porta a questo risultato). Per capirci, gli investitori si trovano imprigionati in un "cul de sac" in cui, con i rendimenti negativi, perdono soldi se tengono i titoli fino alla scadenza, ma ... perdono soldi ancora di più, appena i tassi di interesse accennano a migliorare diventando un pò meno negativi!!

Come ha detto un direttore di fondi questa settimana "Puzza, ma non c'è nessuna alternativa"!! o meglio l'alternativa c'è (dico io) ... stare liquidi e quando l'inflazione dovesse rialzare la testa ... ma non sarà domani e nemmeno posdomani, spenderli e addirittura indebitarsi allora.

Qualcuno potrà  anche criticarmi per ciò che sto per dire ma "COMPRARE TITOLI DI STATO ED OBBLIGAZIONI OGGI, NON E' PIU' UNA STRATEGIA DI INVESTIMENTO, MA PIU' SEMPLICEMENTE UNO STATO MENTALE SBAGLIATO!

E gli stati mentali cambiano e non appena cambieranno verso un minor ottimismo i prezzi di questi titoli subiranno un calo massiccio in tutto il mondo. Punto e a capo. Può sembrare folle, ma se si analizzano tutte le politiche messe in atto dai governi e dalle banche centrali per combattere la deflazione si vede che non sono servite a nulla e non stanno funzionando; ma non solo non stanno funzionando, il problema è che alla fine  porteranno ad una crisi ancora più profonda.

Guardatevi infine dalla fregola di cercare rifugio nel mattone (a meno che non sia per andarci a vivere dentro) perchè in Italia i prezzi sono calati di un'inezia rispetto a quello che hanno perso le case negli USA  dopo il crack di Lemhan Brothers e non solo. In Spagna ad esempio i prezzi sono scesa dal 30 al 40% nell'arco di due/tre anni. In Italia i prezzi sono scesi di un 23% in sette anni nonostante vi sia un parco di case invendute pauroso. Dati ANCI alla mano  si parla di 400-450 mila appartamenti nuovi invenduti che devono essere riassorbiti e di almeno altrettanti (ma c'è da scommettere che siano di più) immobili usati in vendita.

Perchè nonostante un parco invenduto così ampio i prezzi non scendono? Lo ha spiegato molto bene la Gabanelli nella puntata di Report del 17 ottobre scorso che potete guardarvi seguendo questo link...

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-3bfa7b8f-c813-4530-abaa-597c103d320a.html

Fino al 2010, le banche hanno finanziato i costruttori che hanno garantito la restituzione dei prestiti ricevuti con gli stessi immobili costruiti. Quindi a tutt'oggi i bilanci delle banche oltre ad essere pieni di Titoli di Stato, hanno in pancia una montagna di immobili invenduti. Se questi immobili fossero venduti al prezzo che il mercato vuole, scoppierebbe quella enorme bolla che finora si è cercato di evitare in tutti i modi, poiché il costruttore, ammettendo che il suo immobile non vale più i 3000 euro al metro quadro, ma ne vale poniamo 2.400-2.500, dovrebbe immediatamente riconoscere alla banca un parziale rientro rispetto al suo debito e la banca avrebbe un problema ancora maggiore perchè abbassando il valore di questi immobili si porterebbe a casa delle perdite di bilancio che dovrebbero essere coperte con ulteriori svalutazioni rispetto a quelle già fatte... a questo punto il problema diventa un problema di tenuta dell'intero sistema, perche un pò alla volta questi nuovi valori di riferimento si propagano da una zona di città alla città intera poi alla regione e infine all'intero paese e ce ne andiamo tutti a quel paese con buona pace di quelli che sono ancora convinti che il mattone alla lunga paga sempre.. certo dopo bisogna anche vedere cosa si compra e dove si compra ma per come la vedo io, l'onda 3 al ribasso sull'immobiliare, non c'è ancora stata.

anche in questo caso ci sembra utile rinfrescare la situazione di lungo periodo:

Molto interessante un grafico pubblicato da Elliottwave.com che mostra l'andamento dei tassi d'interesse americani dal 1940 ad oggi e la tempistica delle previsioni e delle segnalazioni fiduciose "degli economisti e degli esperti" dagli anni '80 ad oggi...

bastava fare l'esatto opposto di quello che dicevano..

Dollar Index e EUR/USD:

Non ci sorprende nemmeno la forza del Dollaro e la debolezza dell'Euro su cui siamo rialzisti nei confronti del primo e ribassisti nei confronti del secondo da tempi non sospetti. Si va tranquillamente oltre quota 100 del Dollar Index. Aggiorniamo i grafici e il livello di stoploss della nostra posizione short.

Oro e Argento:

La speculazione selvaggia ben spiegata sull'articolo di Bellosta e la forza del dollaro hanno portato debolezza nel comparto dei preziosi. Siamo rientrati sopra 1.278. Settantotto dollari su 1.278 sono il 6% che è uno stoploss ben dentro ai limiti della ragionevolezza. quindi calma e ghiaccio. Chiuderemo la posizione solo se chiude sotto 1.200.

Sull'argento lo stop naturale è sotto al minimo di onda X a 17,04 che rispetto alla soglia di entrata di 18,05 rappresenta un ragionevole 5,5%; tuttavia tenuto conto della maggior volatilità che caratterizza l''argento per questi primi giorni della settimana, personalmente mi prenderò un pò di rischio in più piazzandomi sotto al massimo della prima onda di onda (C) per vedere come si mette il mercato. Piazzandomi a 16,54 (sempre in chiusura) mi prenderò, se va male, una perdita dell'8,3%. Ognuno si regoli come crede.

alla prossima