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EURTRY (PC: 4,1307)

Che cosa accaduto? 
La lira turca è inserita all'interno di un trend strategico ribassista nei confronti dell'euro. Da inizio 2016 il cross è passato da 3,155 fino a registrare un massimo storico a ridosso di area 4,000-4,200 nel gennaio di quest'anno, resistenza ritestata nelle ultime sedute dopo uno scivolone del cambio verso 3,750 a fine febbraio. Occorre quindi registrare una perdita di spinta rialzista dell'euro nel corso del primo semestre 2017, seppur all'interno di un quadro ancora sfavorevole per la lira turca.
Oltre ai problemi geo-politici, nel Paese si registra infatti un tasso di inflazione a ridosso del 10%, e questa situazione di tensione trova riflesso in una curva dei rendimenti invertita, che passa da un rendimento a ridosso dell'11,30% su scadenze brevi ad un 10,60% sul decennale. 
Il carry a favore della lira turca è quindi in linea con le dinamiche inflazionistiche nel Paese e rischia perciò  di essere assorbito dal deprezzamento del cambio, come infatti è sempre avvenuto negli anni passati.

E tuttavia, tenendo conto della lateralizzazione degli ultimi mesi e del fatto che la lira turca si trova in prossimità dei minimi storici, un "mordi e fuggi" sulla divisa turca potrebbe anche starci. Per importi contenuti, ovviamente, ed all'interno di un'ampia diversificazione valutaria strategica.

Operativamente, si possono quindi valutare acquisti di obbligazioni in lire turche su scadenze a 3 anni, in tranches a partire dai livelli correnti e su rialzi in area 4,400-4,600, portandosi a casa un rendimento su base annua di circa il 10,80%. 
Importante però limitare il peso ad una componente piccola del proprio portafoglio, vista l'elevata volatilità del cambio.

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