Obiettivo reddito – Meglio singole azioni o Etf in ottica dividendi?

Ne esce un quadro molto complesso e variegato. Che dipende da tendenze dei singoli mercati e in buona parte anche dalle normative fiscali.

Cedole & dividendi

E’ una domanda frequente a chi è attivo sui mercati puntando al rendimento dei diversi tipi di prodotti finanziari: meglio singole azioni o Etf per chi cerca una distribuzione regolare di profitti? La risposta non è così netta come si potrebbe pensare, poiché il confronto deve tenere conto di vari aspetti.

Iniziamo dall’Italia. Per questo mercato il raffronto è impietoso. Il rendimento medio ponderato 2019 del Ftse Mib è stimato nel 4,5% ma molti titoli supereranno ampiamente il 5%. Per gli Etf specialistici, che in realtà sono pochi, lo yield medio si colloca al 3,13%, considerando quanto distribuito nel 2018 e rapportato alle quotazioni attuali. Quindi il paragone fra singole azioni o Etf non lascia spazio a dubbi, con la selezione dei singoli titoli più remunerativi che prevale nettamente. In alcuni casi il rapporto di redditività può essere addirittura di 3 a 1.

Proseguiamo con l’Europa. Qui il quadro è più articolato, anche perché i due maggiori indici di riferimento – EuroStoxx 50 ed EuroStoxx – non sono molto generosi in termini di distribuzione di profitti, attestandosi come valore medio il primo al 3,1% e il secondo al 2,7%. Il parallelo fra singole azioni o Etf si muove su questo fronte a favore dei secondi, il cui yield medio sale al 3,36% per vari fattori. Il clone migliore è il Lyxor EuroStoxx 50 D Eur (Isin FR0007054358), su cui vale fare un approfondimento. Gli 1,13 euro pagati nel 2018 comportano attualmente un dividend yield del 3,67%, dovuto a una performance negativa negli ultimi dodici mesi (-12,3%). E’ probabile che per il 2019 l’importo di quanto versato salga ma i margini sembrano modesti. Da considerare poi il netto vantaggio fiscale, giacché le azioni sono soggette - nel caso dell’investitore italiano - a doppia tassazione, il che non avviene per gli Etf.

Infine la situazione Usa. L’S&P 500 a oggi – secondo una nostra stima – verserà mediamente l’1,98%, il che lo riporta verso i valori minimi del 2017 (1,84%). Si sa bene che il mercato di riferimento statunitense è uno “strano” pagatore di dividendi, con importi non elevati ma tendenzialmente in costante crescita. Fra l’altro i singoli titoli più generosi stanno vivendo storie complesse e non sempre saranno in grado di garantire in futuro profitti altrettanto elevati. CenturyLink (telecomunicazioni per clientela privata) – secondo quanto versato nel 2018 in confronto alla quotazione in corso – assicura un dividend yield del 14,1%, contro il 6,7% di Iron Mountain (gestione informazioni aziendali) e il 6,8% di Ford. Sono però storie particolari, poiché le giganti dell’S&P si attestano su percentuali molto più basse: Coca Cola si ferma al 3,2%, Procter&Gamble al 2,97% e General Motors al 3,9%. Non sono certamente valori marginali, sebbene nettamente inferiori rispetto a quelli per esempio del Ftse Mib. A livello di Etf, escludendo i due leader assoluti (di cui abbiamo scritto di recente) del settore infrastrutture energetiche, ovvero Invesco Morningstar US Energy Infrastructure MLP Distributing (Isin IE00B8CJW150), che rende un 8,4%, e L&G US Energy Infrastructure MLP (Isin IE00BHZKHS06), che versa un 7,3%, casi a parte perché riferiti a una nicchia del mercato, si scende al 3% nel migliore dei casi. L’unica eccezione riguarda l’Invesco S&P 500 High Dividend Low Volatility (Isin IE00BWTN6Y99), Etf specifico che sale al 3,4%. Subito dietro il WisdomTree US Equity Income (Isin IE00BQZJBQ63) al 2,92%, con il resto della non trascurabile pattuglia che approda via via verso il 2% e poi sotto. Singole azioni o Etf? Il giudizio è meno netto rispetto a Italia ed Europa.

In sintesi – Per quanto riguarda l’Italia la scelta dei singoli titoli azionari è nettamente preferibile in termini di rendimento. In Europa di gran lunga più opportuno l’utilizzo degli Etf anche per l’aspetto fiscale (sulle azioni si è soggetti alla doppia imposizione nel Paese d’origine e poi anche in Italia, il che non avviene nel caso dei cloni). Per gli Usa infine la situazione è complessa: mediamente gli Etf distribuiscono poco, perché la maggioranza dei gruppi quotati punta a strategie alternative - quali il riacquisto di azioni proprie - proprio per motivi fiscali. Invece sul fronte “shares” ci sono delle eccezioni, riferite a titoli “high dividend” o a comparti agevolati fiscalmente – quali i Reits immobiliari – sui quali la scelta del collocamento diretto è decisamente migliore. Fra singole azioni o Etf una strategia composita si rivela quindi vincente nel caso di S&P 500 e dintorni.

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