Anima Holding (ISIN IT0004998065) è uno dei principali gruppi indipendenti italiani nel risparmio gestito: il suo core business è la gestione di fondi comuni, gestioni individuali e soluzioni di investimento distribuite spesso tramite accordi con reti bancarie e partner istituzionali. La redditività di un asset manager come Anima dipende da quattro variabili chiave:
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- Masse gestite (AuM): più masse, più commissioni ricorrenti;
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- Raccolta netta: flussi in entrata/uscita che modificano le masse;
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- Performance dei mercati: effetto “mercato” che gonfia o riduce gli AuM;
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- Mix di prodotti: incidenza di fondi/mandati più “fee rich” e presenza/assenza di commissioni di incentivo.
Nel contesto di metà febbraio, il mercato tende a leggere Anima come titolo “beta-mercati”: quando i listini reggono e i flussi tornano, il business scala bene; quando i flussi sono negativi e la competizione sulla distribuzione si intensifica, i margini vengono messi sotto pressione.
A metà febbraio, per i gestori italiani il driver dominante è la combinazione tra:
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- direzione dei tassi (impatto su liquidità, obbligazionario, attrattività dei prodotti);
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- propensione al rischio degli investitori retail;
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- pressione commerciale sui canali bancari (spinta su prodotti interni, margini, accordi di distribuzione).
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Masse gestite e raccolta: fotografia aggiornata prima del 16/02/2024
AuM: il livello di “base” su cui si calcolano le commissioni
A fine gennaio le masse gestite complessive del Gruppo Anima risultano pari a 191,3 miliardi di euro, con una ripartizione che evidenzia la componente “ex Ramo I” e la componente “Ramo I” (deleghe assicurative) riportate separatamente.
Raccolta netta: il dato che fa muovere il titolo
Sempre sul mese di gennaio, la raccolta netta (escluse deleghe assicurative di ramo I) è indicata come negativa; il dettaglio per comparti mostra come la dinamica possa cambiare sensibilmente tra fondi e gestioni, e tra le varie linee.
Per capire il “trend” percepito dal mercato, è utile anche la chiusura dell’anno precedente: nella comunicazione sulla raccolta di dicembre, Anima indicava una raccolta mensile positiva sul risparmio gestito e riportava masse complessive in area 191,5 miliardi a fine anno, evidenziando anche l’impatto dell’effetto mercato e di operazioni sul perimetro.
Lettura operativa: a metà febbraio, Anima viene prezzata come titolo che può migliorare se la raccolta torna stabilmente positiva (o meno negativa) e se l’effetto mercato sostiene le masse; al contrario, flussi persistentemente deboli tendono a comprimere le aspettative di crescita.
Resoconto intermedio consolidato al 30 settembre
L’ultimo documento economico-finanziario ampio disponibile prima di metà febbraio è il resoconto al 30 settembre, che riporta:
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Commissioni nette di gestione: 215,3 milioni (in riduzione rispetto al periodo comparabile precedente)
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- EBITDA adjusted: 178,4 milioni
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- EBIT: 138,9 milioni
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- Utile netto consolidato: 96,4 milioni
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- Utile netto consolidato normalizzato: 121,7 milioni
Lettura fondamentale: il business resta profittevole e con buona capacità di generazione di utili, ma la dinamica delle commissioni nette segnala che il mercato, per “ricomprare” pienamente il titolo, vuole vedere una normalizzazione dei flussi e un miglior equilibrio tra mix di prodotto e costi.
PFN: come ragionare sulla solidità finanziaria di un asset manager
Per Anima, la PFN è tipicamente meno “drammatica” rispetto a società industriali capital intensive: il punto centrale non è finanziare impianti o capex, ma governare:
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- costi operativi e struttura,
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- dividendi,
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- eventuali acquisizioni (se e quando presenti),
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- gestione del capitale e della liquidità.
Operativamente, il mercato tende a concentrarsi su cassa generata, sostenibilità della remunerazione degli azionisti e “stabilità” degli utili normalizzati, più che su un classico profilo di leverage industriale.
Valutazione: come si valuta un asset manager come Anima
Per Anima la valutazione è spesso letta attraverso:
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- multipli su utili “normalizzati” (per evitare distorsioni da componenti non ricorrenti),
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- sostenibilità del dividendo,
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- sensibilità delle commissioni alle masse.
In concreto, il mercato tende a “prezzare” Anima come:
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- titolo difensivo-ciclico: difensivo per la natura fee-based, ciclico perché dipende da masse/flussi e mercati;
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- storia di cash-generation: se i flussi migliorano, i margini possono scalare bene.
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Conviene investire su Anima ?
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Pro (Bull case)
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- Masse gestite elevate: base commissionale ampia (AuM ~191,3 mld a fine gennaio).
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- Redditività dimostrata: utile netto consolidato e normalizzato positivi nel resoconto al 30 settembre.
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- Possibile leva operativa: se la raccolta torna più favorevole, il recupero di commissioni nette può migliorare la visibilità sugli utili.
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- Supporto sell-side: presenza di giudizi Buy e target in area 5 euro da parte di Equita.
Contro (Bear case)
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- Raccolta non lineare: gennaio mostra una dinamica che il mercato tende a leggere con prudenza, perché i flussi anticipano i ricavi futuri.
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- Pressione competitiva sulla distribuzione: nel risparmio gestito i canali possono spingere prodotti diversi e comprimere il potere di pricing.
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- Dipendenza dall’effetto mercato: se i mercati “girano”, le masse possono scendere rapidamente e il titolo diventa più volatile.
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- Commissioni nette in flessione nei dati a 30 settembre: elemento che richiede conferme di inversione.
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Conclusioni: Anima è un titolo che il mercato tratta come proxy del risparmio gestito italiano: quando flussi e mercati migliorano, la storia torna molto interessante; quando la raccolta è debole, la valutazione tende a rimanere compressa.
I numeri più recenti disponibili mostrano una società ancora profittevole, con utili “normalizzati” robusti, ma con commissioni nette di gestione che richiedono un ritorno di visibilità commerciale. La fotografia di masse e raccolta di inizio anno è quindi il vero “termometro” operativo: se nelle successive letture mensili la raccolta dovesse stabilizzarsi e l’effetto mercato continuasse a sostenere le masse, il titolo potrebbe beneficiare di un rerating coerente con i target espressi dal sell-side.
Operativamente, per un investitore non speculativo, l’approccio più razionale è monitorare tre variabili: (1) trend di raccolta mensile, (2) stabilità delle masse, (3) segnali di resilienza delle commissioni nette. Se questi tre pilastri migliorano insieme, Anima torna ad avere un profilo “cash & dividend” più attraente; se invece i flussi restano erratici, il titolo rischia di restare guidato più dal sentiment di mercato che dal fondamentale.






