CAREL Industries (ISIN IT0005331019) è un gruppo italiano attivo nelle soluzioni per HVAC (riscaldamento, ventilazione e condizionamento) e refrigerazione, con un posizionamento che combina componentistica, controlli elettronici e soluzioni per efficienza energetica. In Borsa, il titolo viene spesso letto come “quality industrial” legato a trend strutturali (efficienza, clima, digitalizzazione degli impianti), ma con una sensibilità reale al ciclo degli investimenti dei clienti e ai livelli di scorte lungo la filiera.
Il gruppo opera su due grandi aree: HVAC e Refrigerazione, con prodotti e soluzioni che aiutano i clienti a migliorare performance e consumi degli impianti. La crescita storicamente è stata sostenuta sia dalla domanda (soprattutto lato HVAC) sia da una strategia di espansione internazionale e acquisizioni mirate.
Operativamente, CAREL tende a essere influenzata da:
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- ciclo della domanda (in particolare alcune applicazioni HVAC più esposte alla volatilità);
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- dinamiche di normalizzazione scorte (quando i clienti riducono stock, gli ordini rallentano);
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- mix prodotto e capacità di difendere i margini;
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- contributo (e integrazione) delle acquisizioni.
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Risultati del primo trimestre: calo ricavi e margini, ma utile sostenuto da poste non ricorrenti
Tra i fatti più rilevanti nel periodo c’è l’aggiornamento sui conti del primo trimestre: i ricavi risultano in calo e anche l’EBITDA scende, con compressione della marginalità. Il risultato netto, pur in riduzione su base annua, beneficia però di elementi positivi (come l’andamento cambi e una plusvalenza legata a un’operazione societaria su una partecipata).
Nel bilancio consolidato 2023 la società ribadisce che la crescita per acquisizioni è uno dei pilastri strategici e segnala che l’esercizio ha visto il gruppo impegnato in operazioni M&A, con contributi anche da società acquisite nel periodo precedente.
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Conto economico e marginalità
Dai KPI riportati dalla società per l’esercizio 2023 emergono:
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Ricavi: 650,247 milioni
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EBITDA: 137,183 milioni
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Il messaggio di fondo del FY 2023 è quello di un gruppo che, pur in un contesto non lineare (con segnali di rallentamento in alcune applicazioni nella seconda parte dell’anno), ha mantenuto livelli di redditività significativi e ha beneficiato anche del contributo delle acquisizioni.
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EBIT: 104,400 milioni
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Utile netto: 70,942 milioni
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Stato patrimoniale e leva finanziaria
Per un’industriale come CAREL, la lettura operativa passa molto dalla struttura finanziaria: nel bilancio consolidato 2023 viene riportata la posizione finanziaria netta:
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PFN 31/12/2023: 35,664 milioni
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PFN “net of IFRS 16”: 2,300 milioni
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In sintesi: a fine esercizio la leva appare contenuta, con una PFN che non rappresenta (in quello snapshot) un vincolo stringente per la gestione ordinaria, anche se la società evidenzia l’uso di fonti di finanziamento anche a supporto delle operazioni di acquisizione.
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Ricavi e profittabilità in rallentamento
Nel primo trimestre, il quadro cambia: i ricavi risultano in calo e anche l’EBITDA scende, con una redditività percentuale più bassa rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. È un segnale tipico delle fasi di normalizzazione della domanda e delle scorte: meno volumi e un mix meno favorevole possono comprimere la leva operativa.
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Utile netto e “qualità” del risultato
Un punto da non sottovalutare, lato investitore, è la qualità dell’utile: nel trimestre il risultato netto beneficia anche di fattori non strettamente “core” (cambi e plusvalenza legata all’acquisizione del residuo 49% di una società). Questo non è un elemento negativo in sé, ma va tenuto presente quando si confrontano periodi diversi e si prova a stimare la sostenibilità dell’utile normalizzato.
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Consensus analisti e target price
Sul titolo è presente un consenso “classico” (buy/hold/sell) con target price medi indicativi. Nelle pagine di consenso, a luglio 2024 il numero di analisti indicato è nell’ordine di alcune unità e la media dei target price risulta nell’intorno dei 24–25 euro, con un range che si estende (a seconda delle fonti) da area 22,9 fino a circa 26,3.
Per una lettura più “operativa” delle singole case:
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risultano target e giudizi pubblicati da intermediari come Mediobanca ed Equita SIM con indicazioni aggiornate nel periodo primaverile.
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Valutazione fondamentale
CAREL tende a essere valorizzata dal mercato come società con esposizione a trend strutturali (efficienza e controllo intelligente degli impianti), quindi spesso con multipli che riflettono qualità del business e posizionamento. Il punto critico, nello snapshot a luglio 2024, è che il mercato sta digerendo un passaggio meno lineare: dopo una fase di forte crescita, il primo trimestre mostra un raffreddamento di ricavi e marginalità.
Qui si gioca la partita della valutazione: quando i margini scendono, il mercato smette di pagare “in anticipo” e chiede conferme. Al contrario, se l’azienda dimostra che la compressione è ciclica e gestibile (mix, costi, normalizzazione scorte) e che l’integrazione delle acquisizioni continua a funzionare, allora il titolo può tornare a essere prezzato come “quality compounder”.
In questa fase, più che formule come PEG, risultano spesso più informative:
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- la tenuta dell’EBITDA margin e la sua normalizzazione nei trimestri successivi;
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- la capacità di conversione in cassa e la disciplina sul capitale circolante;
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- l’equilibrio tra crescita per M&A e stabilità finanziaria (PFN).
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Conviene investire su questo titolo?
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Pro
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-Posizionamento su trend strutturali (efficienza energetica e controllo impianti) che nel medio-lungo periodo possono sostenere domanda e pricing.
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-Base economica solida nel FY 2023 (ricavi e margini significativi) che fornisce “massa critica” anche in una fase di rallentamento.
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-PFN contenuta a fine esercizio, elemento che riduce il rischio di stress finanziario nel breve e lascia spazio di manovra.
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-Strategia M&A dichiarata come leva di crescita e rafforzamento del perimetro.
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-Copertura analisti presente con target price medi superiori ai livelli di mercato riportati nelle pagine di consenso.
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Contro
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-Rallentamento nel primo trimestre con calo ricavi e compressione margini: è il fattore che può dominare il sentiment nel breve.
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-Qualità dell’utile trimestrale: il risultato netto beneficia anche di elementi non pienamente ricorrenti (cambi/plusvalenza), quindi serve cautela nel proiettare il dato.
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-Rischio “inventories cycle”: nelle fasi di destocking il mercato tende a penalizzare i titoli anche prima che i conti tornino a migliorare.
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-Rischio integrazione acquisizioni: l’M&A è un acceleratore, ma può diventare un freno se assorbe risorse o se il timing di mercato è sfavorevole.
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Conclusione: CAREL Industries è un titolo che va letto con due lenti contemporaneamente. La prima è quella della qualità industriale: il FY 2023 fotografa un gruppo con ricavi e margini importanti e una struttura finanziaria che, a fine esercizio, appare gestibile. La seconda lente è quella del ciclo: il primo trimestre mostra un raffreddamento (ricavi e margini giù), tipico delle fasi in cui la domanda si normalizza e la filiera riduce scorte, e questo può pesare sul titolo anche più delle valutazioni teoriche.
Operativamente, la tesi “pro” funziona se si accetta l’idea che il trimestre debole sia soprattutto una fase di transizione e che la società possa recuperare marginalità tramite mix, efficienze e ritorno a una domanda più lineare, con l’M&A che nel tempo rafforza il perimetro. La tesi “contro” è che la normalizzazione possa durare più del previsto e che, in assenza di segnali rapidi di stabilizzazione, il mercato continui a chiedere uno sconto sul titolo, soprattutto perché parte dell’utile trimestrale non è completamente “core” e perché nelle fasi di destocking i multipli tendono a comprimersi.






