In una settimana finanziaria che aveva il sapore di una svolta, i mercati hanno reagito con un pronunciato storno settoriale alla prima vera delusione sul fronte dell’Intelligenza Artificiale, mentre la Federal Reserve ha confermato un cambio di marcia, più cauto del previsto. Il quadro che ne emerge è quello di un indice in cerca di una direzione, sospeso tra dati macro rassicuranti e profitti record che, incredibilmente, non bastano più a sostenere valutazioni estreme.
Il caso Broadcom (AVGO) è esemplare. Dopo una corsa folle che ha portato il titolo a guadagnare il 75% nell'anno fino a toccare massimi storici oltre i 400 dollari, la correzione di Venerdì 12 dicembre è stata brutale.
Il paradosso è che il crollo è arrivato a seguito di un quarto fiscale solido, con ricavi e utili per azione che hanno superato le stime degli analisti .
Il vero problema non sono stati i risultati passati, ma il futuro, illuminato da due ombre:
1. Pressioni sui margini: La guida per il trimestre in corso prevede un margine lordo del 76.9%, in calo dai livelli quasi dell'80% di un anno prima . La causa è il mix di prodotti: i componenti AI, sebbene trainino la crescita, portano margini più stretti. In particolare, gli ordini come quelli per il cliente Anthropic non consentono a Broadcom di applicare un markup, facendo semplicemente da tramite per i costi di produzione .
2. Mancanza di visibilità: L’amministratore delegato solitamente molto diretto, si è sottratto al dare una previsione di ricavo AI per il 2026, definendola un "bersaglio mobile" . Questo ha deluso investitori che cercavano rassicurazioni sulla sostenibilità del trend.
Tuttavia, al di là della reazione di breve periodo, i fondamentali dell'azienda restano potenti. Broadcom siede su un backlog di ordini AI da 73 miliardi di dollari, di cui oltre 50 miliardi per acceleratori personalizzati.
Gli ordini recenti, tra cui un nuovo impegno da 11 miliardi di dollari da Anthropic e uno da 1 miliardo da un cliente non identificato, parlano di una domanda strutturalmente forte.
In questo contesto, l'unica realtà è legata ai valori dell'analisi tecnica che prevedono i livelli indicati importanti ai 267 dollari e a 220 dollari.
Questi due valori assumono un significato strategico differente. Con il titolo che ha chiuso la settimana a circa 360 dollari , quei livelli rappresentano potenziali obiettivi di medio termine in uno scenario correttivo più ampio, piuttosto che target immediati.
L'attuale reazione al rialzo potrebbe trovare una prima resistenza solida nell'area dei 380-400 dollari, dove il titolo ha consolidato prima del crollo. Un ingresso long in prossimità dei 220 dollari, con uno stop loss protettivo, rimarrebbe una strategia valida ma ipotizza una correzione profonda, quasi del 40% dai massimi, che al momento non trova giustificazione nei fondamentali dell'azienda. Piuttosto, i trader potrebbero guardare con interesse a una correzione fino ai fatidici 270 dollari, come segnale che la tecnica paga sempre.
La Fed: un taglio "hawkish" che promette una lunga pausa.
Mercoledì 10 dicembre, il Federal Open Market Committee (FOMC) ha tagliato il tasso sui fed funds di 25 punti base, portandolo in un range tra il 3.5% e il 3.75%. Si tratta del terzo taglio consecutivo, ma il contesto è cambiato radicalmente.
La decisione, approvata con un voto diviso 9-3 (un evento raro dall'ultima volta nel 2019), è stata definita una mossa di "taglio hawkish" . Il messaggio è chiaro: l'allentamento monetario si fa più guardingo. Le proiezioni dei membri ("dot plot") indicano un solo ulteriore taglio nel 2026 e un altro nel 2027 .
Il Presidente Jerome Powell ha dichiarato che la Fed si trova ora "nella parte alta dell'intervallo neutro" e "ben posizionata per aspettare e vedere come evolve l'economia". Questo orientamento riflette una crescente preoccupazione per l'inflazione, che rimane ostinatamente sopra il target del 2% (al 2.8% a settembre), e una maggiore attenzione ai rischi per l'occupazione .
Per i mercati, questo significa che l'era dei soldi facili e delle scommesse aggressive su tagli ripetuti è finita. La liquidità non sparirà, ma il vento di coda monetario si è affievolito, premiando la selezione e le aziende con cash flow solidi.
La settimana si è chiusa con un quadro a mosaico. Il Nasdaq ha ceduto terreno (-1.4% venerdì) proprio sulla scia dei report di Broadcom e Oracle . Al contrario, l'S&P 500 e il Dow Jones hanno toccato nuovi record, evidenziando una rotazione da settori tecnologici ad altri settori dell'economia . Questo movimento, salutare per la longevità del rally, suggerisce che gli investitori stanno cercando valore e diversificazione, mentre l'entusiasmo sfrenato per l'AI subisce il suo primo vero stress test.
In Italia dove per lungo tempo ho tenuto l'azione Ferrari, ora punto l'ultimo livello per ingresso long ai 285 euro e li andrò con lo stop loss in caso di rottura. Ma se rompesse al ribasso quel punto lascerei andare il titolo attendendo momenti migliori.
La settimana che si apre ci trova di fronte a un mercato in fase di digestione. I titoli tecnologici, dopo una performance straordinaria, sono sotto la lente d'ingrandimento: non bastano più ricavi record, servono anche margini e visibilità. Broadcom, nonostante la batosta, resta un gigante con un bacino di ordini senza precedenti, ma il suo percorso sarà probabilmente più volatile.
La Fed, dal canto suo, ha segnalato che il percorso di discesa dei tassi sarà lento e dipendente dai dati, rimuovendo un elemento di certezza che aveva supportato le valutazioni.
L'indicazione operativa in questo contesto è di prudenza e selezione. La ricerca della qualità aziendale (solidità del bilancio, flussi di cassa, vantaggi competitivi sostenibili) diventa prioritaria rispetto alle semplici scommesse tematiche. I livelli di acquisto molto bassi, come quelli ipotizzati per Broadcom, possono rappresentare opportunità interessanti, ma richiedono pazienza e una rigorosa gestione del rischio, perché il mercato ha appena dimostrato di avere una tolleranza molto bassa per le delusioni, anche minime.
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Fabio Tanevini è un trader privato e potrebbe detenere gli strumenti finanziari oggetto delle sue analisi risultando così in conflitto di interesse con i lettori.
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