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Il mercato respira con l'inflazione USA in frenata, ma i volumi tradiscono la cautela pre-natalizia


La settimana che ha preceduto le festività natalizie sui mercati finanziari globali è stata caratterizzata da una dualità significativa: da un lato, un impulso rialzista trainato da dati macroeconomici incoraggianti; dall'altro, la tradizionale contrazione dei volumi che tradisce la prudenza degli investitori in attesa del nuovo anno.

Il mercoledì 18 dicembre ha rappresentato il punto di svolta, con la pubblicazione dell'atteso dato sull'inflazione statunitense di novembre. L'Indice dei Prezzi al Consumo (IPC) ha mostrato una frenata più marcata delle attese, scendendo a un tasso annuo del 2.7%, ben al di sotto sia del 3.1% previsto dagli analisti che del 3.0% registrato il mese precedente. Anche l'inflazione "core", al netto delle componenti volatili di energia e alimentari, è scesa al 2.6%. Questo raffreddamento, definito "inatteso" dagli osservatori, ha immediatamente rinvigorito la narrativa di mercato che prevede maggiori tagli dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve nel corso del 2026.

 

La risposta degli indici è stata pronta e positiva. I future sul Nasdaq hanno spinto i guadagni oltre l'1%, mentre lo S&P 500 e il Dow Jones sono avanzati rispettivamente dello 0.60% e dello 0.40%. Tuttavia, la vigorosa reazione dei prezzi ha scontato una liquidity stagionalmente scarsa. L'avvicinarsi delle festività ha infatti compresso i volumi degli scambi, un fenomeno tipico del periodo che, se da un lato amplifica le mosse indotte dai dati macro, dall'altro ne inficia parzialmente la solidità statistica.

Gli analisti hanno colto il segnale inflazionistico come un evidente elemento di sostegno. La disinflazione sembra quindi aver offerto al mercato il "dono di Natale" tanto agognato: maggiore spazio di manovra per una politica monetaria meno restrittiva.

 

Per comprendere appieno il dato di novembre, è utile inquadrarlo in una dinamica di medio periodo. Nei mesi precedenti, l'inflazione aveva mostrato segni di riaccelerazione, toccando il 3.0% a settembre. Quel dato era stato influenzato da anomalie tecniche, come una distorsione temporanea nella misurazione degli affitti imputati che ne aveva mascherato la forza sottostante. La brusca frenata di novembre appare quindi ancora più significativa, poiché interrompe una sequenza di sei incrementi consecutivi della tendenza annuale.

Il contesto europeo offre un utile contrappunto. Nella stessa giornata, la Banca Centrale Europea ha lasciato invariati i tassi di interesse, confermando le previsioni che vedono l'inflazione stabilizzarsi sull'obiettivo del 2% nel medio termine. Questo scenario di politica monetaria potenzialmente divergente tra le due sponde dell'Atlantico è uno dei temi che gli strategi si aspettano dominino il 2026, con implicazioni per le correlazioni di mercato e le opportunità di diversificazione.

 

1. Micron Technology (MU) - Il beneficiario del boom dell'IA

  • Contesto: Nel pre-market di mercoledì 18, il titolo è balzato del 12%.

  • Catalizzatore: La società ha previsto un utile trimestrale quasi doppio rispetto alle stime degli analisti, trainato dall'impennata dei prezzi dei chip di memoria.

  • Narrativa di fondo: La domanda da parte dei data center per l'Intelligenza Artificiale continua a superare l'offerta, creando un ciclo rialzista strutturale per i semiconduttori della memoria.

  • Punto di studio: Analizzare la sostenibilità di questi margini e la capacità della catena di fornitura di rispondere alla domanda nel 2026.

  • Tutto meraviglioso, così bello che io la compro solo se ritraccia a 190 dollari. Altrimenti si faranno successive analisi ma per quanto mi riguarda la metterò in portafoglio solo su ritracciamenti.

2. Le Small Cap USA - Il baluardo del valore trascurato

  • Contesto: Le azioni a piccola capitalizzazione statunitensi sono stimate scambiare con uno sconto del 16% rispetto al fair value.

  • Catalizzatore: Un allentamento della Fed storicamente beneficia le small cap, specie se accompagnato da una ripresa economica ciclica.

  • Narrativa di fondo: Queste società, trascurate durante la corsa delle "Magnifiche Sette" tech, potrebbero beneficiare di un ampliamento del rally di mercato nel 2025.

  • Punto di studio: Individuare i settori small cap con maggiore potere di fissazione dei prezzi e bilanci solidi, in grado di resistere a potenziali venti contrari macroeconomici.

 

La settimana si chiude con un mercato sollevato. La pausa inflazionistica offre un argine contro i timori più cupi e spiana la strada a un finale di 2025 e un inizio 2026 in cui la politica monetaria potrebbe passare dall'essere un ostacolo a un supporto. Tutto ciò avviene in un ambiente di trading sottotono, dove la reale prova di forza per questa fase rialzista si avrà solo con il ritorno in massa degli investitori a gennaio.

La cautela, in questo frangente, non è solo stagionale. I listini statunitensi, secondo alcune valutazioni, sono scambiati con un premio del 3% rispetto al fair value, un livello che dal 2010 è stato superato solo nel 15% dei casi. Il messaggio per l'investitore è chiaro: il regalo della Fed è stato gradito, ma la festa potrà continuare solo se, alle prossime letture, i dati sul Pil e sugli utili aziendali porteranno anch'essi un dono sotto l'albero.

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Fabio Tanevini è un trader privato e potrebbe detenere gli strumenti finanziari oggetto delle sue analisi risultando così in conflitto di interesse con i lettori.
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