Emilio Tomasini scrive regolarmente per:

Fed in equilibrio precario


I verbali pubblicati dalla Federal Reserve a seguito del meeting del 18 giugno restituiscono un quadro complesso, nel quale iniziano a emergere differenze di vedute significative tra i membri del FOMC. Pur avendo votato all’unanimità per il mantenimento dei tassi tra il 4,25% e il 4,50%, alcuni componenti mostrano apertura a un taglio già entro fine luglio, mentre altri spingono per un approccio più prudente, con tassi fermi fino al termine del 2025.

Le divergenze non sono limitate alla politica monetaria, ma si estendono anche alla valutazione dell’impatto potenziale dei dazi commerciali introdotti dall’amministrazione Trump. Sebbene alcuni membri ritengano che le tariffe possano generare effetti inflattivi duraturi, la maggior parte del board giudica l’impatto potenzialmente contenuto o temporaneo. La presenza di scorte aziendali accumulate in anticipo rispetto ai dazi e la possibilità che parte dei costi venga assorbita dai margini sono elementi citati come fattori di mitigazione.

Il linguaggio dei verbali segnala un leggero cambiamento di tono. Viene affermato che “l’incertezza è diminuita”, ma rimane comunque “elevata”. Una formula ambivalente che riflette l’estrema cautela con cui la Fed sta affrontando il trade-off tra crescita e inflazione. Il rischio di una stagflazione, già segnalato nelle proiezioni di giugno, è esplicitamente menzionato anche nei verbali. In caso di inflazione persistente accompagnata da un mercato del lavoro in rallentamento, la banca centrale americana si troverebbe costretta a bilanciare scelte impopolari.

In Europa, il quadro è apparso più stabile. Il ministro dell’Economia italiano Giancarlo Giorgetti ha escluso la necessità di una manovra correttiva per il 2025, sottolineando come le attuali proiezioni siano compatibili con un deficit al 3,3% e un possibile ritorno sotto la soglia del 3% già entro fine anno. Il differenziale BTP-Bund è tornato sotto quota 90 punti base, e il rendimento medio delle nuove emissioni di debito sovrano italiano si è attestato al 2,83% nel secondo trimestre. Un trend che contribuisce a contenere il costo medio del debito, oggi stabilizzato intorno al 3%.

Secondo diverse analisi, tra cui quelle di UniCredit, Barclays e Goldman Sachs, l’Italia appare oggi meno esposta al rischio di instabilità finanziaria rispetto al passato. Gli spread potrebbero ulteriormente restringersi in assenza di shock esogeni o fattori politici imprevisti. In questo contesto, l’Italia si presenta come uno dei pochi paesi periferici con una combinazione di deficit sotto controllo, tassi in discesa e una crescita – seppur moderata – in linea con le attese.

Come sempre, staremo a vedere cosa ci riserverà il futuro, ma ora passiamo ai numeri e all’analisi delle curve.

Analisi ZC-Yield Curve Eur
La fotografia aggiornata della curva dei rendimenti zero-coupon mostra un profilo ormai stabilizzato, con evidenze di normalizzazione su tutti i tratti di curva. Rendimenti in aumento: sul tratto a 10 anni siamo ora al 2,71%, mentre il 30 anni sale al 2,86%, confermando l'inclinazione complessivamente positiva di tutta la curva. Il differenziale tra i rendimenti a 10 e 2 anni si amplia ulteriormente fino a 0,66%, consolidando il superamento della fase di compressione che aveva dominato le curve durante il ciclo restrittivo delle banche centrali.

Sul tratto a brevissima scadenza, il nervosismo osservato nei mesi scorsi appare ormai rientrato: l’inclinazione della curva è tornata positiva anche su queste porzioni, segno di un mercato che non sconta più tensioni a breve termine sui tassi.

Il tratto medio-lungo, compreso tra il 2027 e il 2044, mostra una curva ben definita, con rendimenti in crescita graduale su tutte le scadenze. I massimi si collocano ora poco sotto la soglia del 3% sulle emissioni 2042–2046, evidenziando un processo di consolidamento del premio a termine coerente con un contesto di tassi nominali stabili ma non più repressi.

Anche il tratto ultra-long, dal 2046 in poi, riflette una dinamica ormai assestata: i rendimenti si mantengono poco sopra area 2,70%, dopo aver progressivamente riassorbito le pendenze marcatamente negative che avevano caratterizzato i mesi precedenti. L’attenuazione delle pressioni ribassiste sulle scadenze extralunghe conferma un mercato tornato progressivamente a una lettura più lineare delle aspettative di inflazione e crescita nel lunghissimo periodo.

In parallelo, il forward a 6 mesi sull’Euribor si colloca poco sotto la soglia dell’1,95%, mantenendosi in un’area coerente con le aspettative di tassi stabili da parte della BCE nel medio periodo.

Analisi Integrata Trendycator
L’aggiornamento settimanale dei rendimenti governativi, integrato con il modello Trendycator, continua a restituire un quadro di consolidamento tecnico senza direzionalità marcate. Il contesto rimane dominato dalla prudenza, con mercati obbligazionari in attesa di nuovi segnali sul fronte macroeconomico e monetario. Tutti gli strumenti monitorati si confermano in area NEUTRAL, a sottolineare l’assenza di forze prevalenti in grado di orientare il trend di medio periodo.

Nel Regno Unito, il rendimento del Gilt decennale risale al 4,61%, annullando del tutto la flessione osservata a giugno. Il Trendycator resta su NEUTRAL, coerente con un mercato ancora privo di struttura direzionale, complice una Bank of England ancora ancorata a un difficile equilibrio tra inflazione e stagnazione.

In Germania, il Bund decennale si porta al 2,66%, in lieve aumento rispetto alla scorsa settimana. Anche in questo caso il Trendycator resta su NEUTRAL, in linea con un contesto tecnico piatto e un atteggiamento più attendista da parte della BCE, che sembra intenzionata a calibrare con cautela i futuri interventi sui tassi.

In Italia, il rendimento del BTP decennale si attesta al 3,58%, con uno spread sul Bund in ulteriore restringimento a 85,6 punti base. Anche il Trendycator si conferma NEUTRAL, riflettendo una fase di transizione in cui il rischio sovrano italiano viene percepito come stabile da parte degli investitori, in un quadro rafforzato dai segnali positivi sulla dinamica del deficit.

Negli Stati Uniti, il Treasury decennale si colloca al 4,35%, poco sopra i livelli di fine giugno. Il Trendycator rimane NEUTRAL, coerente con l’attesa della Federal Reserve, che continua a rimandare ogni decisione concreta sui tassi a fronte di dati ancora contrastanti. Il comparto obbligazionario americano resta quindi in consolidamento, con volatilità contenuta lungo tutta la curva.

Rendimenti bond governativi benchmark mondiali
Tabella dei rendimenti, su base settimanale, delle obbligazioni governative mondiali con qualunque rating. Il ranking considera i bond benchmark decennali in tutte le valute di emissione. In alcuni casi, per alcuni emittenti o per alcune valute, il rapporto rischio/rendimento di questi bond può essere anche piuttosto speculativo.

Conclusioni operative
Il mercato obbligazionario continua a muoversi su binari piatti, senza direzione né segnali operativi degni di nota. I rendimenti si stanno stabilizzando su livelli moderati ma accettabili, seppur non abbastanza interessanti da giustificare iniziative di variazioni di portafogli in ottica tattica. Non emergono nuove distorsioni o mispricing da sfruttare, né aree di inefficienza tali da giustificare una modifica sostanziale delle strategie in essere.

In uno scenario che non offre leve direzionali né margini reali di ottimizzazione, l’approccio più solido resta quello della manutenzione strategica. Reinvestire con disciplina le cedole in arrivo e i titoli in scadenza mantenendo la coerenza dell’impianto esistente, e continuare a distribuire il rischio attraverso una logica di laddering rimane la scelta più sensata. Non è il momento per inseguire soluzioni nuove, ma per proteggere ciò che già funziona.

Anche la gestione della liquidità segue la stessa logica: strumenti a brevissima scadenza, con rendimento dignitoso, rappresentano ancora l’opzione naturale per chi desidera mantenere margine d’azione senza accettare rischi inutili. In assenza di trend o catalizzatori, il rigore resta più utile della creatività.

Non è tempo di trovare idee brillanti. È tempo di difendere posizione, struttura e lucidità. E, finché il mercato non cambia linguaggio, restare fermi può essere l’unica mossa sensata.

Qui sotto, a titolo di esempio l’estrazione di governativi e sovranazionali con diversi gradi di rischio emittente e con scadenze dal 2035 al 2045, tratto di curva con i maggiori rendimenti. Porre attenzione al fatto che all’aumentare della scadenza aumenta la duration e di conseguenza il rischio tasso in caso di turbolenze sul fronte dei tassi.

L’autore del presente articolo è iscritto all’Ordine dei Giornalisti e non detiene gli strumenti oggetto delle sue analisi.
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