Incertezze politiche, insostenibilità dei debiti pubblici in forte crescita, assurde promesse dei partiti alla ricerca di voti, timori di inflazione, perplessità sugli effetti dei dazi Usa e altro ancora: la parte lunga dei governativi va in crisi. Ipotizzare default o altro? Non avrebbe senso. Meglio trovare soluzioni per superare un brutto periodo.
Il report della domenica
La pessima settimana del comparto dei titoli di Stato ha sollevato molte preoccupazioni negli ambienti finanziari. Vediamo cosa è successo:
1°) La prospettiva che il governo di minoranza francese possa crollare a breve ha innescato una vendita di obbligazioni transalpine, rimettendo in primo piano i rischi politici della seconda maggiore economia della zona euro.
2°) I rendimenti dei titoli di Stato inglesi – soprattutto molto lunghi – sono tornati ai massimi degli ultimi 27 anni in previsioni di tensioni politiche nella formazione della legge di bilancio. I trentennali sono così saliti al 5,6% di yield contro il 4,5% di un anno fa.
3°) I trentennali Usa hanno sfiorato a loro volta il 5% contro il 4,1% di un anno fa.
4°) Le scadenze a sei mesi del Brasile hanno raggiunto il top del 14,8%, mentre dodici mesi fa stazionavano all’11,2%.
5°) I rendimenti del debito pubblico giapponese a 10 anni hanno centrato il livello più alto dalla crisi finanziaria del 2008, poiché i mercati iniziano a scontare il rischio di scelte politiche insostenibili dopo la sconfitta schiacciante per il primo ministro Shigeru Ishiba, che non ha raggiunto la soglia dei seggi necessari per mantenere la maggioranza al Senato.
E la lista potrebbe proseguire!
È evidente come i temi dominanti la crisi siano incertezze politiche, insostenibilità dei debiti pubblici in forte crescita, “duration” esponenziali dei titoli extralunghi, assurde promesse dei partiti alla ricerca di voti, timori di inflazione, perplessità sugli effetti dei “maledetti” dazi Usa, interventi delle Banche centrali alquanto ambigui, entrata in scena di un nuovo debito, quello sull’acquisto di armi, e altro ancora: davvero un cocktail esplosivo. Cosa si può aggiungere? Che il “mal comune non è mezzo gaudio”. Tutt’altro!
Cosa fare allora in ambito obbligazionario se si è prudenti? Applicare due strategie:
1°) Puntare sui Paesi con minore esposizione ai debiti pubblici;
2°) Preferire di gran lunga scadenze corte o al massimo medie, nell’attesa che la crisi passi. Perché dovrà passare.
Pensare che Francia, Gran Bretagna, Usa, Brasile o Giappone (e così tanti altri Paesi) dichiarino default sarebbe una follia. Uno solo trascinerebbe infatti gli altri nel baratro.
Ciò non esclude che molti titoli abbiano affrontato un vero e proprio “sell off”, scendendo oltre le aspettative più sfavorevoli, sebbene ci sia da considerare che spesso sono stati emessi con scadenze lunghissime e in una fase di tassi ultrabassi, cioè in presenza di un cocktail anomalo, mai visto in precedenza. Ecco alcuni degli esempi più esagerati.
Titolo |
Quotazione e data debutto |
Quotazione attuale (chiusura 29/8) |
Performance da debutto |
Austria 0,85% 2120 (AT0000A2HLC4) |
98 Eur (2020) |
29,90 Eur |
-69,9% |
Francia 0,5% 2072 (FR0014001NN8) |
95,89 Eur (2021) |
24,60 Eur |
-74,3% |
Italia 2,15% 2072 (IT0005441883) |
99,47 (2021) |
56,64 Eur |
-43,3% |
Germania 0% 2052 (DE0001102572) |
95,20 Eur (2021) |
41,84 Eur |
-56,1% |
Torniamo allora alle strategie prudenti per chi non voglia esporsi alle variabili più esacerbate dei mercati.
Investire sui Paesi a basso debito
È un suggerimento quasi banale ma non semplice da tradurre in fatti concreti. Noi ci proviamo, basandoci sui dati forniti da “provider” internazionali, a loro volta aggiornati dai numeri comunicati dai singoli Paesi, con il dubbio che qualcuno – come si dice – ciurli nel manico. Per questo motivo abbiamo escluso dalla graduatoria quelli poco trasparenti o comunque inaccessibili dal punto di vista dei titoli offerti al mercato.
1°) Lussemburgo
Rapporto debito/Pil |
26,3% |
Il titolo di Stato prescelto |
Luxembourg 3% 2033 (Isin LU2591860569): taglio 1.000 – prezzo indicativo 101,98 Eur – yield 2,7% |
Dove è quotato |
Su varie Borse europee ma non a Milano |
Punto forte |
Rating AAA |
Punto debole |
Difficilmente accessibile al retail italiano |
2°) Perù
Rapporto debito/Pil |
32,8% |
Il titolo di Stato prescelto |
Perù 4,125% Ag2027 Usd (Isin US715638BU55): taglio 1.000 – prezzo indicativo attorno a 100,4 Usd – yield 3,97% |
Dove è quotato |
Tlx Milano |
Punto forte |
Forte crescita dell’economia, grazie anche all’export di materie prime |
Punti deboli |
Il titolo non è molto liquido. Si tratta inoltre di un governativo in Usd |
3°) Svezia
Rapporto debito/Pil |
33,5% |
Il titolo di Stato prescelto |
Sweden 0,75% Mg2028 Sek (Isin SE0009496367): taglio 5.000 Sek – prezzo indicativo 97,1 Sek – yield 1,8-1,9% |
Dove è quotato |
Mot Milano |
Punto forte |
Rating AAA |
Punti deboli |
Il titolo non è molto liquido. C’è inoltre il rischio cambio, sebbene il Sek sia attualmente debole |
4°) Svizzera
Rapporto debito/Pil |
37,6% |
Il titolo di Stato prescelto |
Svizzera 0,5% Mg2058 Chf (Isin CH0224397338): taglio 1.000 Chf – prezzo indicativo 99,1 Chf – yield 0,51%. I governativi svizzeri sono numerosi e alcuni anche molto più generosi in termini cedolari ma inevitabilmente più cari come quotazione! |
Dove è quotato |
Sulle Borse tedesche |
Punto forte |
Rating AAA |
Punti deboli |
Il rischio di cambio e il basso rendimento, inevitabile per il forziere elvetico |
5°) Olanda
Rapporto debito/Pil |
43,7% |
Il titolo di Stato prescelto |
Netherlands 2,5% Ge2030 Eur (Isin NL0015001DQ7): taglio 1.000 Eur – prezzo indicativo 100,9 Eur – yield 2,3% |
Dove è quotato |
Mot Milano |
Punto forte |
Rating AAA |
Punto debole |
Scambi modesti (sebbene lo spread bid-ask sia contenuto) |
6°) Australia
Rapporto debito/Pil |
43,8% |
Il titolo di Stato prescelto |
Australia 1,75% Nv2032 Aud (Isin AU0000143901): taglio 1.000 Aud – prezzo indicativo 86,27 Aud – yield 4% |
Dove è quotato |
Tlx Milano |
Punto forte |
Rating AAA |
Punto debole |
Il rischio di cambio |
Inevitabile e corretta l’eventuale osservazione di chi ci legge: perché assumersi in alcuni casi il rischio di cambio rispetto a valute pur nobili? Se gestiti bene i cross possono in realtà diventare delle occasioni di profitti non trascurabili nel tempo. Il punto sta proprio nel saperli gestire, il che è imprescindibile per chi investe in obbligazionario extra Eur.
Preferire scadenze max 3 anni, in questo caso solo in euro
L’altra strada percorribile è di far passare la tempesta, il che si traduce in un portafoglio di emissioni in euro corte o medie (massimo 2028).
Europa |
Bei 0% Dc2026 |
XS2388495942 |
Yield 1,9% |
Italia |
Btp 2,95% Fb2027 |
IT0005580045 |
Yield 2,1% |
Europa |
Bei 3,5% Ap2027 |
XS0755873253 |
Yield 2,0% |
Spagna |
Bonos 2,5% Mg2027 |
ES0000012M77 |
Yield 2,0% |
Germania |
Bund 6,5% Lg2027 |
DE0001135044 |
Yield 1,9% |
Europa |
Eu Next 2,0% Ot2027 |
EU000A3K4DS6 |
Yield 2,0% |
Germania |
Bund 5,625% Ge2028 |
DE0001135069 |
Yield 1,9% |
Belgio |
Olo 5,5% Mz2028 |
BE0000291972 |
Yield 2,1% |
Europa |
Eu Next 2,625% Lg2028 |
EU000A4D5QM6 |
Yield 2,1% |
Questa è una selezione un po' anomala rispetto alle tante possibili. Punta più alla cedola che ad altro ma agli investitori italiani ciò piace, pur dovendo naturalmente segnalare loro che alcuni dei titoli della tabella quotano decisamente sopra 100.
Altrimenti…
C’è infine un’ultima opzione: attendere restando liquidi le nuove emissioni future, che qualcuno valuta proposte a condizioni ancora più favorevoli rispetto alle attuali. E’ possibile ma qui si scommette su un domani alquanto incerto. Se abbia senso lo lasciamo decidere a ciascun lettore!
= = = = = = = =
L’utilizzo delle informazioni e dei dati come supporto di scelte personali è nella completa autonomia del lettore e pertanto solo quest’ultimo è responsabile delle proprie decisioni.