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Opportunità nel caos: perché Abbott e Qualcomm valgono un secondo sguardo


Il Nasdaq ha vissuto una settimana ballerina, scosso inizialmente dalle dichiarazioni dell'amministrazione Trump sull'Europa e dalla proposta di tappare i tassi delle carte di credito al 10%, per poi recuperare terreno quando, come spesso accade, le acque si sono calmate. In questa arena due big hanno particolarmente sofferto: Abbott Laboratories e Qualcomm. Per l'investitore razionale, tuttavia, un calo non è solo una perdita in rosso sul portafoglio, ma può rappresentare la messa in vendita di un'opportunità. Ecco perché, al netto di uno stop loss ben posizionato, entrambe le società meritano attenzione.

Abbott (ABT): la reazione eccessiva del mercato

Le azioni del colosso dei dispositivi medici e della nutrizione hanno perso oltre il 7% a seguito della pubblicazione dei risultati del quarto trimestre 2025 e delle prospettive per il 2026. Il mercato ha punito una performance di vendite considerata morbida e un outlook che ha deluso le aspettative più rosee.

  • Il dato tecnico: il titolo ha toccato un minimo intragiornaliero vicino ai 106 dollari, stabilendosi poi poco sopra i 112. Questo movimento lo porta a ridosso dell'estremo inferiore del suo range degli ultimi 52 settimane (tra i 90 e i 120 dollari).

  • L'opportunità: i cali post-earnings, soprattutto quando guidati da un rimodellamento delle aspettative più che da un crollo dei fondamentali, sono classici terreni di caccia per chi acquista in contropiede. La società ha comunque confermato una crescita organica e utili rettificati in aumento per il 2026. Il mio percorso prevede un ingresso attorno ai 97 dollari, e, come da strategia, applicazione dello stop loss alla sua rottura al ribasso in base al mio profilo di rischio, cercando di sfruttare questa fase di pessimismo a breve termine, puntando a una stabilizzazione e al recupero una volta digerite le notizie.

Qualcomm (QCOM): il momento prima della verifica

Diverso il caso del leader dei semiconduttori per le comunicazioni wireless. Il suo titolo, quotato a circa 155,82 dollari, non ha subito uno shock specifico, ma naviga in un mercato tecnologico che ha perso lo smalto degli ultimi anni a favore di altri settori. La vera scadenza è dietro l'angolo.

  • La prossima mossa: Qualcomm ha annunciato che pubblicherà gli utili del primo trimestre fiscale 2026 il 4 febbraio. Questo appuntamento sarà cruciale per confermare la solidità della sua transizione oltre lo smartphone, verso i mercati automotive e IoT, dove punta a raggiungere 22 miliardi di dollari di fatturato entro il 2029.

  • L'opportunità: La strategia di un acquisto preparatorio (ad esempio, ai livelli da me indicati di 149 dollari) prima degli utili, non scommette sulla capacità dell'azienda di superare le stime, come già fatto nel trimestre precedente, e di rassicurare il mercato sulla sua traiettoria di crescita, ma vive nella logica del trading, pertanto, se il movimento avverrà prima dell'uscita dei dati, probabilmente mi vedrà anche uscire dal mercato prima che questi vengano comunicati, proprio perché non mi piace rimanere in padella quando aspetti che non posso controllare o conoscere in anticipo, possono sorprendermi e mandare in rovina mesi di studio tecnico.

  • Il tutto ovviamente verrà fatto contemplando la logica dello stop loss qualora il valore che mi sono prefissato dei 149 dollari non venisse rotto al ribasso per una quantità tale per cui il mio profilo di rischio mi suggerirà uno stop quindi probabilmente intorno ai 143-141 dollari.

  • Al  momento la mi analisi si basa sulla forte generazione di cassa libera (12,8 miliardi di dollari nell'ultimo anno) e la restituzione di valore agli azionisti, come un solido paracadute.

Il contesto: un'Europa sotto assedio e il "TACO trade"

La volatilità non nasce dal vuoto. Le tensioni geopolitiche sono il vento contrario che ostacola qualsiasi rally sostenuto. Gli esperti individuano in un attacco ibrido alle infrastrutture critiche europee, nella continua aggressione russa e in un possibile ripiegamento delle garanzie di sicurezza USA i rischi principali per il 2026.

L'amministrazione Trump, con la sua retorica "divide et impera" verso l'Unione Europea e le minacce tariffarie (come quelle sulla Groenlandia), ha l'effetto di una mano invisibile e instabile sui mercati. Paradossalmente, questa instabilità ha dato vita a un pattern di trading noto come "TACO trade": dopo un tonfo iniziale dovuto a dichiarazioni provocatorie, i listini recuperano non appena si intravede un compromesso o un passo indietro.

Cosa significa per l'investitore?
Significa che la geopolitica è ormai un fattore di analisi fondamentale quanto i bilanci. Un'Europa divisa e strategicamente debole, costretta a supplicare accordi commerciali, sarebbe un fattore di rischio sistemico. Al contrario, una maggiore coesione e autonomia strategica dell'UE – la moderna "testuggine" – agirebbe da stabilizzatore, incoraggiando gli investimenti a lungo termine. La fuga verso i beni rifugio, con oro e argento a livelli record, è la prova tangibile di questa paura.

In questo scenario, le strategie di investimento richiedono pazienza e una ferrea disciplina di rischio. Gli stop loss, come correttamente previsto, non sono un'opzione ma una necessità. Allo stesso modo, prendere profitti "molto in alto" richiede una visione di più lungo termine e la capacità di resistere al rumore di fondo.

Abbott e Qualcomm rappresentano due casi di studio:

  1. Il primo, di un malumore temporaneo che potrebbe aver creato uno sconto di prezzo su un gigante della sanità.

  2. Il secondo, di una scommessa sull'innovazione in attesa di una verifica trimestrale che potrebbe riaccendere l'interesse.

Entrambi i piani d'azione, tuttavia, devono fare i conti con la geopolitica. In un mondo dove le parole di un presidente possono far tremare i listini, l'unico scudo efficace per il portafoglio è la diversificazione, la selezione accurata e l'umiltà di ammettere che, a volte, il mercato ragiona con una logica che va ben oltre i rendiconti finanziari. L'Europa, e con essa i mercati che la finanziano, si giocano in queste settimane la partita per non tornare ad essere "divisa, rissosa e povera", ma per costruire una nuova, necessaria, autonomia. E anche i nostri investimenti dovrebbero riflettere questa transizione epocale.

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Fabio Tanevini è un trader privato e potrebbe detenere gli strumenti finanziari oggetto delle sue analisi risultando così in conflitto di interesse con i lettori.
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