Abbiamo piu' volte segnalato la scarsa correlazione tra il boom dell'oro e le miniere aurifere. Un incremento del prezzo del metallo provoca una maggiore crescita percentuale degli utili delle miniere. Queste hanno ammortizzato le spese e vedono accrescerei guadagni per la salita del metallo venduto. Al punto che-come segnalato poche settimane fa- una volta tra il 1960 ed il 2000 si utilizzava rozzamente la formula "3". Il rialzo dell'1% dell'oro provocava un balzo -ovviamente approssimativo-attorno al 3% per le azioni aurifere.
Un studio di FACT SET sul rapporto prezzo/utile per le societa' estrattive aurifere segnala inoltre che attualmente (lo studio e' dello scorso mese) i rapporti rimangono sotto la media storica. Il rapporto sfiorava 40 nel 2015/2016 ed attualmente risulta mediamente attorno a 15.
Lo stesso suddetto studio di FactSet,sempre di dicembre scorso, mostra il rapporto"indice Philadelphia miners/metalli preziosi.Il rapporto-partito come analisi con indice 1- aveva toccato 1,2 verso il 1996 per scendere continuamente fino a quota 0,4 circa attualmente- Tutto questo mentre il prezzo delle azioni saliva blandamente.. Ma meno di quanto si sarebbe previsto sulla base della famosa "leva 3"
Questi non sono assolutamente consigli di acquisto nei confronti di titoli auriferi americani. Infatti se il mercato dovesse girarsi e l'oro sugli stramassimi scendesse le azioni aurifere seguirebbero lo stesso destino.
Segnaliamo soltanto che chi punta ora sulle azioni minerarie si trova in una situazione decisamente migliore di quanti le acquistavano trenta anni fa.
Guido Bellosta è un trader privato e potrebbe detenere gli strumenti finanziari oggetto delle sue analisi risultando così in conflitto di interesse con i lettori.
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