Il direttore responsabile Emilio Tomasini è apparso su:

Oro, Paura e Politica: Perché il Mercato Aureo Sta Segnalando Stress Estremo


Il mercato è un organismo complesso. Non respira, ma ha fiatate di paura e slanci di euforia. Non pensa, ma valuta costantemente rischi e opportunità. In questi giorni, il suo battito è accelerato, concentrato su un unico bene: l’oro. L’impennata che stiamo osservando non è un evento isolato. È l’ultimo, eloquente capitolo di una storia lunga secoli, dove il metallo giallo si trasforma in barometro supremo della fiducia nel sistema. Oggi, quel barometro segna tempesta. E per comprenderne la portata, dobbiamo fare quello che ogni trader serio dovrebbe sempre fare: guardare alla Storia.

Lezione dai Dottrinari della Guerra: L’Oro di Fronte al Caos

La Storia non si ripete mai esattamente, ma rima in modo sinistro. Durante la Prima Guerra Mondiale, il sistema monetario internazionale era ancora ancorato all’oro. Le nazioni belligeranti, per finanziare lo sforzo bellico, stampavano moneta in eccesso, seminando i germi dell’inflazione. Il risultato? Una corsa all’oro come bene fisico, tangibile, che manteneva il proprio potere d’acquisto mentre le valute cartacee si svalutavano. Il metallo divenne lo strumento di ultima istanza per proteggere la ricchezza, sia per gli stati che per i privati.

La Seconda Guerra Mondiale scolpì questo ruolo a fuoco. Con il mondo in fiamme, l’oro fu il pilastro su cui si ricostruirono le riserve delle banche centrali, nel tentativo di garantire stabilità nel dopoguerra. L’apice di questa logica fu il sistema di Bretton Woods, che legava il dollaro all’oro. Un sistema che collassò nel 1971 perché anche il più forte dei pilastri può cedere quando la fiducia viene meno.

Oggi viviamo in un’era di valute fiat, scollegate da qualsiasi bene fisico. Eppure, i meccanismi scatenati dalla guerra sono identici: aumento della domanda di protezione, interruzione delle catene di approvvigionamento, timore di un’inflazione fuori controllo. La differenza è che oggi non esiste più lo standard aureo a frenare la stampante monetaria. L’attuale rialzo dell’oro non è solo una reazione a conflitti geopolitici. È la risposta di mercato a un conflitto più profondo e insidioso: quello tra politica e istituzioni monetarie.

Il Nemico Dentro: L’Assedio Politico alla Fed e la Fine di un Dogma

Il cuore del sistema finanziario moderno è la credibilità. E la credibilità nasce dall’indipendenza. Per decenni, il dogma più sacro dell’economia occidentale è stato che le banche centrali devono operare libere dall’influenza politica diretta. Questo per un motivo semplice e tragico, dimostrato dalla storia: quando i politici controllano la stampante, la usano. Usano tassi artificialmente bassi per comprare consenso a breve termine, finanziano spesa pubblica insostenibile stampando moneta e, in cambio, ottengono inflazione cronica e debiti fuori controllo.

L’Italia degli anni ’80 ne è l’esempio da manuale, con il suo debito pubblico mastodontico figlio proprio della cosiddetta “monetizzazione del debito”. L’indipendenza, sancita dal “divorzio” tra Banca d’Italia e Tesoro nel 1981, fu una cura necessaria e dolorosa.

Ora, guardate a Washington. L’amministrazione Trump sta conducendo un assedio sistematico e senza precedenti alla Federal Reserve. L’obiettivo dichiarato è piegare la banca centrale alle esigenze politiche, costringendola a tagli aggressivi dei tassi per stimolare l’economia a qualsiasi costo. Jerome Powell è sotto un’indagine penale pretestuosa, chiaramente orchestrata per intimidire e rimuovere.

Lo stesso Powell ha recentemente dichiarato, in un raro messaggio di allarme, che l’indipendenza è cruciale per evitare che la politica monetaria venga “usata per influenzare le elezioni”. È esattamente ciò che sta accadendo.

L’FPPI (Fed-President Pressure Index), un indicatore accademico che misura la pressione politica sulla Fed, mostra che Trump ha esercitato quasi il doppio della pressione di Biden e sette volte quella di Reagan. Stiamo vivendo l’erosione programmata del più importante contrappeso alla demagogia finanziaria. Non è una teoria: è un dato di fatto.

Gli Effetti a Catena: Dal T-Bond al Portafoglio

Le conseguenze di questa erosione sono già visibili e seguiranno una catena logica precisa.

  • Treasury Bond: La prima vittima è la fiducia nel debito sovrano USA. Se la Fed perde la sua indipendenza, perde anche la sua capacità di combattere l’inflazione in modo credibile. Gli investitori istituzionali globali, che detengono migliaia di miliardi in T-Bond, cominceranno a chiedere un premio per il rischio più alto. Ciò significa rendimenti obbligazionari in salita (e quindi prezzi in discesa) per compensare il rischio di una futura svalutazione monetaria. La curva dei rendimenti diventerà un campo di battaglia.

  • Oro: È qui che si chiude il cerchio con le lezioni delle guerre mondiali. In un mondo dove la fiducia nella valuta di riserva globale (il dollaro) e nella sua guardiana (la Fed) vacilla, l’oro riassume il suo ruolo millenario. Non paga interessi, ma non può essere stampato da un politico in cerca di voti. La sua impennata attuale non è speculativa; è difensiva. Riflette una migrazione di capitale dall’asset fiduciario (valuta e bond) all’asset fisico e scarso. Finché la pressione politica persisterà, il vento sarà in poppa per l’oro.

  • Azione: Come reagiscono le borse? Storicamente, la pressione politica sulla Fed ha un effetto ambiguo. Nel brevissimo termine, può essere addirittura rialzista, perché il mercato sconta l’arrivo di tassi più bassi voluti dal presidente. Ma è un fuoco di paglia. Quell’effetto positivo è volatile e si concentra su società piccole e sensibili ai tassi. La volatilità aumenta, e nel medio-lungo periodo, l’incertezza istituzionale e il rischio di inflazione fuori controllo diventano un peso insostenibile per le valutazioni. È un gioco pericoloso.

Focus Azionario: Microsoft in Questo Contesto

In questo quadro, ogni titolo deve essere valutato non solo per i suoi fondamentali, ma per la sua resilienza a uno scenario macro di "risk-off" e di incertezza monetaria.

  • Microsoft (MSFT): L’ultimo trimestre è un monumento alla forza: ricavi a $81.3B (+17%) e EPS GAAP a $5.16 (+60%). Il cloud, trainato da Azure (+39%), è un motore inarrestabile. MSFT è una fortezza di cassa, profitti e dominanza tecnologica. In tempi turbolenti, il capitale cerca rifugio anche in fortezze di qualità con bilanci solidissimi e crescita strutturale (AI). È un asset “porto sicuro” nel mondo azionario. La sua correlazione con i movimenti d’oro o con il panico sui bond sarà bassa. Si muove sulla sua traiettoria.

  • Tuttavia io ragiono con il mercato sempre nello stesso identico modo, asettico. Il mio ingresso con stop loss adeguato al mio profilo di rischio, è in attesa ai 393 $ e non mi schiodo da questo concetto. Il rimbalzo puo darmi grandi soddisfazioni mentre in caso di rottura dei 393 $ so già che dovrò attendere i 343 $ per il secondo tentativo. Mi muoverò con questa disciplina perchè come accaduto con l'Oro, e come accade da un pò di anni, il mercato ama storni violenti, anzi violentissimi.

La Storia ci grida, quindi, che l’oro brilla più intensamente quando il mondo brucia, sia per le bombe che per la cattiva politica monetaria. Oggi abbiamo entrambe le cose. L’assedio alla Fed non è una notizia da prima pagina che svanisce; è un cambiamento di regime che sta alterando la percezione del rischio per gli asset dollaro-denominati.


Il mercato sta dicendo, attraverso l’oro, che l’indipendenza della Fed ha un prezzo. E quel prezzo sta salendo. Finché la pressione politica non cesserà, ogni rally azionario sostenuto dalla speranza di tagli dei tassi sarà fragile, costruito sulla sabbia di una credibilità che si sta erodendo. La diversificazione non è più una scelta, è una necessità. E in un portafoglio diversificato per tempi estremi, l’oro fisico (o strumenti collegati all’oro) non è una scommessa. È un’assicurazione.

Il momento di sottoscriverla è quando si vede il fumo, non quando l’edificio è già in fiamme. E da Washington, in questo preciso istante, si sta alzando un fumo molto, molto denso.

L’utilizzo delle informazioni e dei dati come supporto di scelte personali è nella completa autonomia del lettore e pertanto solo quest’ultimo è responsabile delle proprie decisioni.

Fabio Tanevini è un trader privato e potrebbe detenere gli strumenti finanziari oggetto delle sue analisi risultando così in conflitto di interesse con i lettori.
Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica clicca qui >>
Informativa metodo clicca qui >>

Non accontentarti solo degli articoli Free!

Registrati gratuitamente e avrai accesso senza limitazioni ai servizi premium per 7 giorni!