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IL MARCHESE E LA CORTE: TRUMP ALZA I DAZI E RIPETE "IO SO' IO" ALL'AMERICA


C'è una scena cult nel Marchese del Grillo in cui Alberto Sordi, nei panni del nobile eccentrico, guarda il suo suddito e sentenzia: "Perché io so' io, e voi nun siete un cazzo!". Oggi, a Roma, ci sarebbe da chiedersi se il fantasma del Bonafede non si sia reincarnato alla Casa Bianca.

Perché Donald Trump, il presidente che ha fatto della provocazione un'arte di governo, nel weekend di oggi, sabato 21 febbraio, ha risposto alla più grande umiliazione istituzionale dai tempi del secondo mandato con una mossa che profuma di sfida e di romanesca irriverenza. Dopo che venerdì la Corte Suprema gli ha bocciato i dazi con un sonoro 6 a 3 , il tycoon non solo ha varato un nuovo tariffario globale, ma ha alzato il tiro: dazi aumentati addirittura di un altro 15% su tutte le importazioni mondiali .

Se la scorsa settimana si era parlato di un 10%, oggi il "Re del debito" ha rilanciato. Il messaggio per i giudici, per il Congresso e per il mondo intero è lo stesso del marchese: "Qui comando io, e la democrazia me la metto sotto i piedi quando voglio". E i mercati, nel vedere la lite tra i poteri forti dello Zio Sam, hanno iniziato a tremare.

La scossa di venerdì: quando la legge (di Roberts) fermò il Re

Per capire il caos di oggi, dobbiamo tornare a venerdì 20 febbraio. La sessione della Corte Suprema, attesa come un pugilato dei pesi massimi, ha emesso il verdetto: i dazi imposti unilateralmente da Trump violano la legge federale . A scrivere l'opinione della maggioranza è stato nientemeno che il capo della Corte, John Roberts, sostenuto dai tre giudici liberal e da due conservatori (Gorsuch e Coney Barrett), entrambi nominati... dallo stesso Trump! .

L'effetto sui listini è stato immediato e quasi liberatorio. Appena la news ha fatto il giro del mondo, gli indici europei, in chiusura di settimana, hanno tutti accelerato al rialzo . Sembrava la fine di un incubo. Sembrava. Perché ieri notte, mentre l'Europa dormiva, il sommo presidente ha preso la penna e, citando il Trade Act del 1974, ha firmato la rivincita: dazio globale unico al 15% per 150 giorni. Una mossa temporanea, certo, ma che sa tanto di schiaffo alla democrazia americana .

Bund europeo: il momento è catartico

E ora parliamo di numeri, che in fondo sono l'unica cosa che non mente. In questa settimana di fuoco, il Bund tedesco è stato un po' come il popolo romano durante le scorribande patrizie: fermo a guardare, in attesa di capire da che parte saltare.

Nelle scorse sedute ci si era cullati sul future attorno a quota 128 . Ma occhio: se il livello dovesse rompere al ribasso, la discesa potrebbe essere catartica. I tecnici parlano chiaro: in caso di cedimento, si va dritti verso i 116 punti. Se invece la paura si placa e il punto tiene, il viaggio verso i massimi di sempre è lastricato d'oro. L'Europa, in questo scontro tra Titani americani, gioca la parte della zona franca, ma l'airone (o il Bund che sia) non ama i temporali.

Treasury USA: oscillazioni da terapia intensiva

Dall'altra parte dell'oceano, il Treasury Bond americano sta vivendo giorni da dimenticare. Oscilla in un territorio che sa di aria ribassista, tra i 109 e i 124 punti. Ma è l'atmosfera che preoccupa. Perché se la guerra interna tra poteri istituzionali dovesse spaventare davvero gli investitori, la fuga dai bond sarebbe l'epilogo scontato.

Se la paura si trasferisse dai listini ai titoli di Stato, il percorso sarebbe in discesa libera. E per un Paese che stampa dollari e vive di debito, vedere i propri bond in ribasso non è solo un problema tecnico: è un atto di sfiducia costituzionale.

La chiosa romana

Mentre il mondo si interroga su chi abbia vinto il primo round, Trump, fedele alla sua parte, continua a recitare il copione del Marchese. Ha subito uno schiaffo dalla Corte, ma ha risposto con una sberla commerciale.

E mentre i giudici supremi sfogliano i codici, e gli alleati storici cercano di decifrare se questo 15% sia un'offesa o un'opportunità di negoziato, a noi resta l'immagine di un presidente che, dal suo trono (o dal suo resort in Florida), sembra ripetere la battuta più celebre del cinema italiano: "Perché io so' io, e voi... nun siete un cazzo!".

La settimana che verrà ci dirà se la democrazia americana reggerà il colpo o se, come nel film, finiremo tutti a brindare con l'acqua del Tevere.


Disclaimer: Questo articolo ha uno scopo informativo e satirico, ispirato alla cinematografia italiana. Per decisioni di investimento si consiglia di consultare un professionista.

Fabio Tanevini è un trader privato e potrebbe detenere gli strumenti finanziari oggetto delle sue analisi risultando così in conflitto di interesse con i lettori.
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