Dopo essere stata una delle delusioni più cocenti della rubrica negli ultimi anni, FEVER TREE torna oggi sotto osservazione per ragioni diverse e, potenzialmente, più costruttive. Il gruppo ha infatti avviato un cambio di paradigma strategico che comporta sacrifici nel breve periodo ma mira a rafforzare la qualità del modello di business nel medio-lungo termine.
Il fulcro della trasformazione è l’accordo con Molson Coors per la distribuzione negli Stati Uniti, mercato chiave per le prospettive di crescita del brand. FEVER TREE ha scelto di abbandonare un modello operativo diretto per adottare un’impostazione più asset-light, puntando su maggiore scala, riduzione del rischio operativo e una migliore visibilità degli utili nel ciclo 2026–2030.
Una riorganizzazione di tale portata ha inevitabilmente inciso sulla performance del primo semestre 2025. La crescita organica del brand principale si è attestata intorno al +2% a cambi costanti, mentre l’EBITDA USA ha registrato una contrazione significativa. I dati preliminari sull’intero esercizio, tuttavia, iniziano a fornire indicazioni più incoraggianti.
RICAVI DI FEVER TREE:
Il pre-close trading update del 29 gennaio 2026 indica che FEVER TREE dovrebbe chiudere l’esercizio 2025 con ricavi adjusted ed EBITDA marginalmente superiori alle attese di consenso. Il dato di maggiore interesse riguarda l’evoluzione della seconda parte dell’anno.
Nel secondo semestre, il fatturato del brand FEVER TREE è cresciuto del 5%, portando la crescita complessiva del 2025 al +4% a cambi costanti. Un’accelerazione che assume particolare rilevanza se inserita nel contesto di una profonda riorganizzazione della rete distributiva statunitense.
La distribuzione geografica dei ricavi resta disomogenea, ma con alcuni segnali positivi:
- USA +6% (CC): il principale driver di crescita futura mostra segnali di rafforzamento. La transizione verso la rete Molson Coors procede secondo le tempistiche previste e il brand mantiene un buon momentum commerciale.
- UK -2%: il mercato domestico rimane sotto pressione, sebbene il trading del secondo semestre risulti in miglioramento, sostenuto dall’off-trade e dall’ampliamento del portafoglio non-tonic.
- Europa +2%: crescita moderata ma stabile, con Francia e Benelux come principali contributori.
- Resto del Mondo +22%: performance particolarmente robusta, trainata da Australia, Nuova Zelanda e Canada.
Nel complesso, i numeri non possono ancora essere definiti brillanti, ma la direzione intrapresa appare coerente. Il vero segnale da monitorare non è tanto il +4% dell’intero esercizio, quanto il +5% del secondo semestre, che suggerisce una tenuta della trazione commerciale nonostante la complessità del passaggio operativo negli Stati Uniti.
GRAFICO DI FEVER TREE:
Dal punto di vista grafico, il titolo sta testando la trendline discendente fucsia. In caso di sfondamento, le quotazioni potrebbero ulteriormente accelerare.
LE PAROLE DEL CEO TIM WARRILLOW
“Abbiamo compiuto ottimi progressi nel 2025. La partnership con Molson Coors negli Stati Uniti sta procedendo bene e lo slancio del brand è particolarmente incoraggiante…
Siamo posizionati in modo unico per beneficiare delle tendenze dei consumatori verso la moderazione, la premiumizzazione e i drink più diluiti e leggeri.”
Le dichiarazioni del CEO sintetizzano l’essenza della strategia in atto. FEVER TREE non si propone più esclusivamente come produttore di toniche premium, ma ambisce a diventare un brand di riferimento nella mixology, sia nel segmento alcolico sia in quello analcolico.
L’accordo negli USA rappresenta lo strumento industriale per raggiungere una scala che in passato risultava difficilmente accessibile.
OUTLOOK FEVER TREE:
Il management si dichiara “comfortable” rispetto alle attese di consenso per il 2026, che indicano ricavi adjusted pari a circa £ 409 mln e un EBITDA adjusted nell’area di £ 50 mln. L’esercizio in corso rappresenterà il primo vero banco di prova del nuovo modello operativo, con tre passaggi chiave:
- completamento della transizione distributiva negli USA con Molson Coors;
- avvio della produzione locale negli Stati Uniti, con potenziali benefici su dazi e costi logistici;
- maggiore intensità delle attività di marketing, sostenute anche dal partner industriale.
Qualora questi elementi trovassero riscontro nei dati operativi, il 2026 potrebbe segnare l’avvio di un graduale ritorno a livelli di redditività e di valutazione più coerenti con la storia del brand. La prudenza resta necessaria, ma i primi segnali suggeriscono che la fase più critica potrebbe essere alle spalle.
Il prossimo appuntamento rilevante è fissato per la pubblicazione dei risultati preliminari del 24 marzo, che consentiranno una valutazione più approfondita della qualità di questi primi, ancora timidi, frutti della transizione.
RIEPILOGO DELLE SEGNALAZIONI:
PORTAFOGLIO TOTAL RETURN:
Francesco Norcini è un investitore privato che detiene le azioni oggetto dei suoi articoli creando in questo modo un potenziale conflitto di interesse con i lettori.
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