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Strategia value: analisi dei primi 9 mesi per LVMH


LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton rimane uno dei più importanti riferimenti in assoluto nel panorama mondiale del lusso. Il suo andamento rappresenta inevitabilmente un elemento fondamentale per inquadrare la view sul mercato del luxury.

Il gruppo opera attraverso cinque aree — Wines & Spirits, Fashion & Leather Goods, Perfumes & Cosmetics, Watches & Jewelry e Selective Retailing — controllando un portafoglio di Maison iconiche come Louis Vuitton, Christian Dior, Tiffany, Bulgari, Hennessy e Moët & Chandon. A completare la struttura c’è la rete retail guidata da Sephora, ormai punto fermo della cosmetica prestige a livello globale.

La forza di LVMH è sempre la stessa: creare desiderabilità, fissare il prezzo più che subirlo, mantenere un controllo diretto sulla distribuzione e proteggere un posizionamento che nel settore ha pochi eguali.

Qui di seguito analizziamo quanto riportato nel report pubblicato dalla società relativo all'andamento delle vendite. Il documento non è completo (mancano i dati relativi alla marginalità e all'indebitamento) ma ci offre interessanti spunti interpretativi.

RICAVI DEI PRIMI NOVE MESI 2025 DI LVMH:

Nei primi nove mesi dell’anno LVMH ha riportato ricavi per € 58.090 mln, registrando una flessione del - 4,38% rispetto al 2024.

Il quadro geografico resta articolato: Europa e Stati Uniti hanno mantenuto una domanda domestica stabile, mentre il turismo ha inciso negativamente. Il Giappone è tornato su livelli più normali dopo l’anno eccezionale precedente. L’Asia (escluso Giappone), invece, ha mostrato un miglioramento evidente, segnale da non sottovalutare per un settore che lì concentra parte rilevante della crescita strutturale.

Approfondendo l’analisi sui principali settori, emerge quanto segue.

Wines & Spirits chiude i nove mesi in calo rispetto al 2024, risentendo quasi integralmente della debolezza del cognac, penalizzato dalle tensioni commerciali fra Stati Uniti e Cina. Il miglioramento nel Q3 — sostenuto dal rimbalzo di champagne e rosé — rappresenta però un primo elemento di stabilizzazione, sebbene non ancora sufficiente per parlare di svolta strutturale.

Fashion & Leather Goods registra un decremento nei 9M rispetto all’anno precedente, riflettendo una normalizzazione della domanda dopo anni eccezionalmente forti. Il terzo trimestre mostra però un rallentamento molto più morbido rispetto alla prima metà dell’anno. Gli investimenti creativi in Vuitton e Dior e la rinnovata spinta delle Maison minori indicano che il settore ha probabilmente toccato il punto di minimo nel primo semestre, aprendo a una possibile fase di riaccelerazione moderata.

Perfumes & Cosmetics si mantiene sostanzialmente stabile rispetto ai 9M 2024. Il Q3 torna positivo, grazie alla pipeline di innovazioni Dior e Guerlain: non è una svolta in senso stretto, ma conferma la natura resiliente del segmento, che nei momenti di ciclo debole funziona da “cuscinetto” per il gruppo.

Watches & Jewelry registra un leggero miglioramento nei nove mesi rispetto all’anno precedente. Il Q3 vede una ripresa più marcata, trainata da Tiffany e Bulgari, che beneficiano sia dell’innovazione sia del rinnovamento dello store concept. Qui il progresso del terzo trimestre assume le caratteristiche di un vero segnale di svolta, soprattutto considerando la visibilità strategica delle nuove collezioni.

Infine, Selective Retailing supera i livelli dei 9M 2024, grazie principalmente alla performance di Sephora, che continua a guadagnare quote di mercato con ritmi ben superiori alla media del settore. Nel Q3 l’accelerazione è ancora più evidente, rendendo questa divisione il motore principale della ritrovata crescita del gruppo. Anche DFS mostra un miglioramento che, pur partendo da basi deboli, contribuisce al recupero generale.

Nel complesso, i dati dei nove mesi confermano un 2025 di transizione, ma il comportamento del Q3 segnala che alcuni segmenti — Watches & Jewelry, Selective Retailing e in parte anche Fashion & Leather Goods — potrebbero aver superato la fase più critica del ciclo. Un elemento che, letto nel contesto del lusso globale, rafforza l’idea che il gruppo stia entrando nella parte finale dell’anno con un momentum migliore rispetto a quello di inizio esercizio.

Come emerge chiaramente nel grafico che segue, il Q3 2025 segna un’inversione di tendenza rispetto alla prima parte dell’anno in tutti i settori in cui LVMH opera: gli istogrammi in verde risultano ben superiori rispetto a quelli arancioni.

Il CAGR dei cinque anni precedenti (istogramma blu) è ovviamente distante dai livelli attuali, ma il risultato riportato dal Q3 potrebbe rappresentare un interessante punto di svolta.

OUTLOOK DI LVMH:

Il management mantiene un atteggiamento fiducioso ma prudente. La strategia non cambia: l'azienda punta a:

- rafforzare la desiderabilità dei brand;

- investire nella creatività e nell’innovazione;

- migliorare costantemente l'esperienza di vendita.

La disciplina nella gestione dei costi rimane un pilastro, ma senza sacrificare gli investimenti strategici.

L’obiettivo dichiarato per il 2025 è quello di consolidare ulteriormente la leadership globale del gruppo e capitalizzare la forza di un portafoglio di brand che ha pochi rivali al mondo.

IL GRAFICO DI LVMH:

I dati del Q3 hanno rappresentato un interessante catalyst per il titolo che ha progressivamente recuperato il terreno perso in precedenza.

Dal punto di vista grafico, il titolo ha recuperato la media mobile a 200 settimane ma non ha ancora superato la trendline discendente che unisce i massimi precedenti.

RIFLESSIONI:

LVMH mostra una resilienza superiore alla media del settore e il Q3 sembra confermarlo. Il mercato ha reagito bene, interpretando la debolezza dei primi mesi del 2025 come una parentesi fisiologica più che come un segnale di deterioramento strutturale.
Più in generale, il lusso globale sta entrando in una fase di crescita più selettiva e meno impetuosa rispetto agli anni post-pandemia. La domanda rimane solida nelle categorie a forte identità — gioielli, beauty, accessori iconici — mentre il consumatore diventa più attento e meno impulsivo. In un contesto di questo tipo, vincono i gruppi capaci di difendere il proprio posizionamento, innovare con continuità e controllare direttamente la distribuzione. LVMH rappresenta esattamente questo profilo.

Permangono alcune debolezze da tenere d’occhio, come la fragilità del turismo europeo, la persistente pressione sul cognac e la normalizzazione del mercato giapponese. Anche la moda, pur in miglioramento, sconta inevitabilmente il confronto con un 2024 eccezionale.
Il management, tuttavia, sta lavorando su leve chiare: rinnovamento creativo delle Maison, espansione retail selettiva e ad alta qualità, ampia pipeline di novità nel beauty e nella gioielleria, ulteriore sviluppo di Sephora e miglioramento dell’efficienza operativa di DFS.

LVMH si avvia verso la parte finale del 2025 con un quadro più solido rispetto a inizio anno. L’eccellente posizionamento dei brand e la capacità di proteggere la marginalità restano la chiave del vantaggio competitivo del gruppo, mentre le valutazioni attuali risultano sostanzialmente in linea con le medie storiche.

Un equilibrio che, per un investitore di lungo periodo, mantiene interesse e coerenza con il profilo difensivo del lusso di fascia alta.

RIEPILOGO DELLE SEGNALAZIONI:

PORTAFOGLIO TOTAL RETURN:

Francesco Norcini è un investitore privato che detiene le azioni oggetto dei suoi articoli creando in questo modo un potenziale conflitto di interesse con i lettori.
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