Ci piaccia o meno, quello che succede al di là dell’Oceano, nel bene e nel male, finisce per riguardare casa nostra. O meglio : finisce con il condizionare tutto il panorama di un’Europa che ormai conta sempre di meno nel contesto mondiale e che oggi, giorno del Ringraziamento, probabilmente sonnecchierà in assenza di movimenti e dati che possono smuovere, in un verso o nell’altro, i nostri mercati. E così pure anche la giornata di venerdì, che vedrà chiusura anticipata negli States, potrebbe condizionare le borse del vecchio continente in un proseguimento di sedute forse prive di particolari spunti e volatilità.
Tutto, quindi, gira in funzione di come si muovono gli USA, sebbene anche il nostro Emilio Tomasini ci abbia da poco ricordato la recente discordanza tra i listini europei titubanti e quelli americani che pare abbiano davvero preso nuovo vigore. E allora chi ha ragione ? Tutti e nessuno come spesso si scrive su queste colonne, ma resta un fatto che, se di là van bene, qui malaccio non stiamo; mentre se qualcuno nel Montana starnutisce, ecco che qui qualcuno ha già la febbre a 39 !
Ci avviamo verso quei giorni (9 e 10 Dicembre) che potrebbero essere la chiave per il futuro dei mercati ma anche di tanti paesi. In occasione della prossima riunione, la FED verificherà se operare un nuovo taglio ai tassi di interesse, dopo che timori e preoccupazioni per inflazione e mercato del lavoro si sono alternati con altrettante note che facevano propendere verso una politica monetaria meno restrittiva. Se taglio ci sarà, vedremo probabilmente una riduzione di un quarto di punto, andando così a toccare il 3,75% … valore ben distante dal nostro 2%, frutto di una politica di otto tagli consecutivi da giugno ’24 a giugno ’25 (mentre per loro l’eventuale prossimo taglio sarebbe il sesto e non consecutivo da settembre ‘24).
Questo il prologo nonché lo stato dei fatti. Sulla carta però si parla di potenziali ulteriori tagli della FED nel corso del 2026 così come di previsioni tali per cui questo potrebbe essere l’ultimo movimento prima di una medio-lunga stasi. In Europa, invece, sembrerebbe essere arrivati al capolinea delle riduzioni. Tutto bene quindi ? Beh, se la politica monetaria continua ad essere governata solo dalle rigide linee guida che le banche centrali si ritrovano come mandato … allora probabilmente sì o quasi. Ma nessuno (o quasi nessuno) pare rendersi conto che la famosa frase che mi sento ancora oggi troppo spesso ripetere nel mondo del lavoro (“Abbiamo sempre fatto così, perché ora dobbiamo cambiare ?”) non può più essere considerata una filosofia vincente, sullo stile di “Squadra che vince non si cambia !”. Politica economica e politica monetaria non possono più ignorarsi vicendevolmente ! Siamo passati dall’orrore di tassi negativi (è un’assurdità prestare dei soldi e riceverne indietro a scadenza di meno), ad un periodo in cui questi signori che siedono tra Washington e Francoforte hanno agito in maniera per lo meno discutibile anteponendo obiettivi e mandati alla lettura di quanto succede nel mondo reale. Sempre in attesa di ricevere dei dati, sempre in attesa di chissà quale illuminazione per prendere una decisione … per poi, spesso, non prenderla temporeggiando in attesa di eventi futuri. Inutile quindi girarci intorno : questi signori si scoprono “in anticipo sul ritardo”, ovvero paiono essere scollegati da una realtà che nemmeno provano ad intuire. A far la spesa non ci vanno, i debiti non sono un loro problema mentre i dazi forse sì, il mercato dei cambi è un qualcosa che tendenzialmente esula dai loro interessi d’ufficio. Complesso poi valutare il mondo del lavoro solo attraverso i due soliti dati in croce degli NFP e dei nuovi disoccupati senza considerare i grandi cambiamenti che stanno avvenendo nelle grandi realtà grazie (o a causa) dell'intelligenza artificiale e della sempre più spinta robotizzazione. Non che si pretenda dei fini strateghi aziendali e neppure dei miracoli … ma, dopo tutto, almeno vorremmo vedere degli statisti in grado di fare analisi un po’ più a tutto tondo. Eh già, vi ricordate di quando dicevano che quella crescita inflattiva non era un problema ? Che quell’inflazione era solo provvisoria, anzi no : passeggera ! Salvo poi diventare prima appiccicosa e poi addirittura ostinata. Hai visto mai !! Allora iniziarono la politica del rigore in grave ritardo inasprendola per recuperare gli errori di valutazione via via accumulati, e in grave ritardo si sono convinti che era necessario allentare un po’ i cordoni della borsa, salvo poi anche qui correre pensando di recuperare il tempo perduto. Peccato che tutta questa gente non abbia capito la più grande verità del mondo : il tempo né lo si compra, né lo si recupera ! Quel che è perso è andato, e a correre credendo di poter compensare si rischia di fare più danni di quelli che si sono già avuti o che si manifesteranno per aver dormito sonni beati, ovvero decidendo appunto di non decidere. Ma non hanno sbagliato solo sull’inflazione : continuano ad ignorare una serie di dati che il nostro Guido Bellosta proprio l’altro giorno tornava nuovamente ad evidenziare. E non basta : perché dal tempo in cui i tassi hanno raggiunto i minimi storici, molta acqua è passata sotto i ponti. Se il vecchio adagio “Molti debiti, molto onore” a mio avviso rimane parecchio discutibile, è un fatto che oggi i debiti sovrani siano molto superiori a quelli ante 2020, e sono stati progressivamente rifinanziati a tassi sempre crescenti, a fronte di una crescita che pare evidente non essere più sufficiente per far fronte agli oneri debitori. Problemino non di poco conto ! Perché, se è vero da un lato che le banche centrali non devono essere organi controllati dalla politica, è altrettanto vero che è arrivato il tempo in cui occorre invece aprire un dialogo con la politica. Il recente shutdown americano è la prova provata che, quando non si raggiungono accordi per garantire il corretto funzionamento della macchina amministrativa statale, il banco è a rischio, il sistema tutto è a rischio ! Tutto il mondo occidentale, nonché una parte consistente del resto del globo che di fatto risulta creditore nei confronti degli USA. Mica pizza e fichi insomma … !
Ignorare questo problema potrebbe risultare molto pericoloso, così come basarsi su dati ormai obsoleti per fare valutazioni che riguardano il futuro. Perché, va ricordato, ogni decisione di politica monetaria non ha, amici miei, un effetto immediato nella vita quotidiana. Ci vuole tempo e pazienza, bisogna saper anticipare le mosse sapendo che il cambio di rotta che si ottiene girando un timone sopra ad una barca a vela nel mezzo del mare, magari in presenza di poco vento, non è esattamente così repentino come quello che si ha con quattro ruote sull’asfalto e un piede pigiato sull’acceleratore. Anche perché con tassi del 6% - 6,5% … in USA la vedo difficile continuare a stipulare dei mutui sulle case e proseguendo così a dar linfa ad un settore chiave come quello delle costruzioni edilizie. Di conseguenza, che il mercato del lavoro tenga e che un po’ di inflazione sia ancora presente in forma maggiore dei “desideranda” non possono essere validi motivi per continuare imperterriti sulla strada del rigore. Qualcuno dovrà gettare il cuore oltre l’ostacolo, prendersi delle responsabilità e fare scelte che sicuramente non sono semplici. Ma tutto e solo in favore del bene comune, che di base – mia modestissima opinione - rimane sempre quello di non finire a gambe all’aria. Il “Too big too fail” abbiamo già visto essere una colossale stupidaggine in più di un’occasione, e i danni collaterali meglio non contarli. Dobbiamo augurarci, pertanto, che la FED, volente o nolente, si metta di buzzo buono ad abbassare i tassi per far sì che l’enorme debito USA non continui ad essere finanziato con tassi proibitivi per le casse erariali. 44 giorni di fermo amministrativo sono già stati un mezzo inferno, cosa che forse in tanti non hanno afferrato; e siccome i record sono fatti per essere battuti, come spesso ricordava Ayrton Senna … certi primati sarebbe però meglio lasciarli nella storia così come sono attualmente. In difetto sarà complicato per chiunque mettersi a far di conto per far quadrare i bilanci senza eventuali “novità” fiscali che sarebbe davvero meglio non perseguire.
E la BCE in tal caso ? Seguirebbe ? E se sì di quanto ? Difficile per ora dar risposta completa a questa domanda, ma che debba in qualche modo cercare di star dietro agli americani è un fatto. E’ scoppiato il pandemonio per i dazi al 25%, ma non ho sentito un grido per un cambio €/$ che da gennaio 2025 ha subito una variazione di oltre il 17% (un secondo dazio nei fatti). O meglio : qualcuno qualcosa l’ha anche detta di recente, peccato con il consueto colpevole ritardo ! Il rischio, quindi, è che perseguendo con una politica cieca, il rapporto con la moneta americana potrebbe subire ulteriori scossoni poco gradevoli. Noi potremmo anche essere a posto con i tassi al 2% (ma lo siamo davvero ?), però ignorare la FED non sarebbe comunque saggio. Inoltre, in un contesto industriale che a livello europeo vede una profonda crisi auto-indotta (o auto-inflitta che dir si voglia), una riduzione ulteriore del costo del denaro potrebbe agevolare le aziende per far fronte a quegli enormi investimenti che bisognerà affrontare nei prossimi anni almeno per poter continuare le attività correnti e ad essere ancora competitivi.
Morale … che poi dobbiamo arrivare ad una conclusione che interessa noi investitori. Sul fronte obbligazionario potrebbe quindi essere arrivato il momento delle ultime cartucce da sparare per accaparrarsi titoli con tassi validi e prezzi sotto la parità oppure, in ottica più speculativa, titoli con duration extra long che nel medio-lungo periodo pagherebbero in termini di rivalutazione più che di cedole.
Nel dettaglio, su BTP, BUND, BUXL e OAT (ma anche, perché no, su Bonos e Gilt) torneremo a stretto giro a ragionare.
L'autore del presente articolo è un trader privato e potrebbe essere direttamente interessato e quindi in conflitto di interesse con i lettori sugli strumenti finanziari da lui citati.
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