Gli investitori (anche italiani) si spostano sulla parte corta della curva. Confronto allora fra tre protagonisti della scena, con scadenza 2029, in base ai diversi parametri di selezione.
Il report del week-end
Non ci esercitiamo certo in inutili esercizi su come andranno i mercati borsistici nel 2026: dal fronte delle grandi banche d’affari arrivano infatti report e previsioni di ogni tipo, spesso nettamente contradditori. Il Global Risks Report 2026 del World Economic Forum di Davos, basato sulle aspettative di 1.300 “opinion leader” e pubblicato giovedì, evidenzia però questi dati:
● metà degli intervistati prevede tempeste nei prossimi due anni;
● un 40% pronostica instabilità;
● solo il 9% si aspetta stabilità.
C’è chi ipotizza addirittura un “mondo in bilico sul precipizio” e non solo sul breve periodo. Che la classifica del rischio si stia esponendo verso indicatori di tensione è noto da qualche tempo. Poi nulla o poco avviene, perché la politica americana riesce ancora a pilotare una situazione dell’economia e della finanza con numeri favorevoli. Ne sarà capace anche nei prossimi mesi?
Fatta questa breve introduzione, passiamo ai fatti. Il settore obbligazionario si sta esponendo su una riduzione del rischio in termini di “duration”: lo fa da tempo, soprattutto sulle Borse leader europee e sulle piattaforme per istituzionali. Un po' diverso il quadro di Piazza Affari, per un motivo molto semplice: gli investitori italiani sono improntati alla cedola e la inseguono a tutti i costi. Su questo fronte i Btp risultano storicamente generosi. Nelle ultime sedute si sono però visti segnali di tensione nell’esposizione ai nostri titoli di Stato. All’improvviso infatti gli extra lunghi sono stati trascurati e al loro posto – nella classifica degli scambi – sostituiti. Da cosa? Soprattutto (ma non solo) dai titoli triennali, quindi scadenza 2029.
Che la scelta sia corretta lo lasciamo decidere ai numeri. Noi – da cronisti – vi raccontiamo cosa sta succedendo. E analizziamo i tre protagonisti principali della scena.
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Titolo |
Btp 2,35% Ge29 |
Btp 0,45% Fb29 |
Btp 4,1% Fb29 |
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Isin |
IT0005660052 |
IT0005467482 |
IT0005566408 |
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Scadenza |
15/1/2029 |
15/2/2029 |
1/2/2029 |
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Quotazione in corso |
99,81 Eur |
94,25 Eur |
104,83 Eur |
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Rendimento lordo |
2,43% |
2,42% |
2,45% |
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Rendimento netto |
2,12% |
2,11% |
2,14% |
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Spread |
3-4 pb |
5-6 pb |
5-6 pb |
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Trend ultimo anno |
Laterale con modesti picchi di volatilità |
Laterale/ ascendente verso prezzo rimborso |
Discendente verso prezzo rimborso |
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Duration |
2,83 |
2,98 |
2,77 |
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Volatilità annua |
2,0% |
2,7% |
2,2% |
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Min-Max anno (2026) |
99,5 - 99,85 Eur |
93,93 - 94,32 Eur |
104,66 - 105,38 Eur |
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Prossima cedola |
15/7/2026 |
15/2/2026 |
1/2/2026 |
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Data emissione |
14/7/2025 |
12/11/2021 |
29/9/2023 |
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Prezzo emissione |
99,66 Eur |
98,97 Eur |
98,77 Eur |
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Prezzo rimborso |
100 Eur |
100 Eur |
100 Eur |
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Punto forte nel confronto |
Quota quasi alla pari |
Quota nettamente sotto 100 |
E’ quello con yield a scadenza più alto fra i tre |
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Punto debole nel confronto |
E’ quello con yield a scadenza più basso fra i tre |
E’ il più volatile dei tre |
Quota non di poco sopra 100 |
In sintesi: si dice 2029 e si pensa a titoli sostanzialmente simili. I tre Btp analizzati lo sono solo in parte, poiché emessi in fasi diverse di politica monetaria della Bce. I rendimenti logicamente si equivalgono ma la loro diversa selezione dipende molto dalle singole situazioni fiscali (necessità di realizzare o ridurre minus, tenendo anche conto del maggiore o minore disaggio di emissione). Yield netti comunque sopra il 2% sono decisamente interessanti e giustificano la decisione dei mercati, nella fase in corso, di collocarsi sulla parte corta dei nostri governativi.
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