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Obiettivo reddito – E se il dividend yield di Mps salisse al 14%!


Grandi movimenti ancora attorno alla banca senese. Prospettive – se ci sarà la fusione con Mediobanca – di un rendimento nei prossimi anni da vero record. Chi lo ipotizza e perché.

Il report di metà settimana

Quel dividend yield l’anno scorso di poco sopra il 10% ha rappresentato uno dei motivi di maggiore attenzione da parte degli investitori retail nei confronti dell’azione Mps. D’altra parte occorre considerare che il mercato era rimasto – salvo nel 2024 – del tutto digiuno nel tempo di profitti distribuiti da parte della banca senese. In un contesto generale certamente generoso Mps è però velocemente progredita al primo posto nella graduatoria dei rendimenti sul Ftse Mib, superando di netto tutti i “concorrenti”.

E ora cosa succederà?

Il mercato sta così guardando con grande interesse al titolo proprio in tale ottica, poiché un’integrazione con la recente acquisita Mediobanca potrebbe rappresentare un motivo di accelerazione delle sinergie in ottica di riduzione dei costi operativi. Già, ma la fusione si farà? Le indiscrezioni degli ultimi giorni parlano di uno scontro in corso fra i maggiori azionisti del gruppo (soprattutto Caltagirone e poi Delfin, ovvero gli eredi Del Vecchio) su questo specifico tema, così come di tensioni in merito alla riconferma di Luigi Lovaglio alla guida dell’istituto. Nella serata di ieri tale ipotesi è sembrata tornare però quella più probabile, seppur in un contesto di trattative per arrivare appunto a un compromesso sulla fusione con Mediobanca, promossa dalla politica e dal ministero dell’Economia. Noi qui trattiamo tuttavia di dividendi e segnaliamo come la conclusione della vicenda si rivelerà importante proprio in tale ottica.

Chi è molto positivo

Sentiamo le ipotesi che circolano sul mercato. Niente meno che la banca di investimento statunitense Jefferies, advisor di Mps nell’opas su Mediobanca, ha calcolato nelle scorse settimane che la fusione fra le due realtà comporterebbe sul bilancio 2027 un utile di 3,019 miliardi di euro (dai 2,851 stimati nel 2025), con un possibile dividendo di 0,91 euro per azione (contro la stima alternativa di 0,68 euro in assenza di aggregazione) e un rendimento stimabile sul 12,5%, nonché di 1,03 euro (utile a 3,424 miliardi) per il 2028, con un rendimento addirittura sul 14%. Naturalmente si tratta di stime, forse pilotate per far sì che il matrimonio operativo avvenga. Occorre nondimeno considerare che in un mercato instabile quale quello in corso fare calcoli sullo yield di un titolo appare imprudente.

Come muoversi

In un quadro così evolutivo e complesso meglio avere le idee chiare sull’azione Mps.

1°) La banca resterà molto generosa in termini di dividenti, qualunque sia l’esito della mancata o realizzata fusione con Mediobanca.

2°) Si dice che sia possibile l’eliminazione dal suo statuto di un vincolo che impone di destinare almeno il 25% dell’utile di esercizio a riserva.

3°) Lovaglio ha promesso di recente che per l’esercizio 2026 sarà distribuito un dividendo pari al 100% degli utili. Qualcuno potrebbe cambiare questa scelta?

4°) Per l’esercizio 2025 (quindi pagamento 2026) l’importo di 0,86 euro – già pagato per l’esercizio 2024 – dovrebbe essere confermato.

5°) Per gli anni successivi Barclays ha ipotizzato importi di 92 centesimi per l’esercizio 2026 e poi di 96 centesimi per quello 2027.

6°) Inevitabile conclusione: Mps si annuncia come un’azione ad alta remuneratività nel tempo, con in più probabili buone prospettive di profitti da plusvalenze in conto capitale.

7°) Altrettanto ineluttabile la scelta di monitorare il titolo con continuità: qualsiasi scivolata della quotazione sotto gli 8 euro (contro la chiusura ieri a 8,76 euro) sarebbe un’ottima occasione per un acquisto strategico di lungo periodo.

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