In una fase caratterizzata da pochi movimenti per i governativi europei, con il rendimento del Btp decennale sempre incastrato nell’area 3,40-3,60%, si sono visti variazioni più accentuate solo in alcuni casi. Analizziamo allora oggi vari titoli che hanno caratterizzato gli ultimi giorni su Borsa Italiana (a noi piacerebbe riferire anche di bond quotati su altre piazze ma ai lettori ciò non interesserebbe, perché purtroppo l’accesso a tali mercati è vincolato da vari ostacoli operativi e normativi!).
Btp 4,3% 2054 (Isin IT0005611741): quello che è diventato uno dei campioni di chi opera velocemente sui mercati, ovvero il più scambiato dei trentennali, sebbene meno generoso in termini di cedola rispetto al 4,65% 2055 e al 4,5% 2053, sta oscillando attorno a 100, con una veloce risalita verso i 101,25 (resistenza testata più volte) e una successiva ridiscesa verso i 99,2 euro, con chiusura venerdì a 99,98. Qui c’è un supporto abbastanza significativo, sebbene sia la successiva area dei 98 euro quella maggiormente testata negli ultimi tre mesi.
Si conferma decisamente meno significativo il Btp 2,15% 2072 (Isin IT0005441883), penalizzato da una duration extra che si manifesta inaspettatamente sfavorevole nella fase in corso, al contrario di quanto vorrebbe la teoria. Ciò viene confermato anche da due colleghi ultra-lunghi stranieri, il francese Oat 0,5% 2072 (Isin FR0014001NN8), barricato fra i 24,5 e i 25 Eur, nonché dal secolare Austria 0,85% 2120 (Isin AT0000A2HLC4), privo di spunti attorno ai 30 euro.
Il mercato preferisce quindi trattare con maggiore dinamismo i trentennali – di cui si è detto sopra – molto più efficienti nella fase in corso.
Scatto al rialzo invece per il Romania 6% 2044 in euro (Isin XS2908645265), che si sta rivelando il più brillante sul fronte delle lunghe scadenze nella valuta Ue, con un netto rimbalzo in poco più di un mese dall’area dei 94,7-95 Eur fino ai 98,2 della chiusura di ieri. Sembra superata quindi la fase in cui i governativi rumeni venivano penalizzati da notizie economiche molto negative e dagli effetti di un sistema pensionistico in deficit. Al proposito c’è chi sostiene che il nuovo parametro di valutazione dell’affidabilità dei titoli di Stato non debba essere quello del rapporto debito/Pil ma della sostenibilità della spesa previdenziale. Volendo puntare su questo fattore ecco che i Paesi più affidabili nel contesto europeo risultano Olanda e Danimarca. Mentre la prima è presente con numerosi titoli su Borsa Italiana, la seconda è riservata a chi ha accesso a piattaforme professionali e soprattutto penalizzata dalla valuta nazionale, che espone a evidenti maggiori rischi per l’obbligazionista. La corona danese è intanto scesa negli ultimi due anni verso i minimi sull’euro, già registrati a fine 2019 - inizio 2020.
In ottica di cassettista
Volendo diversificare l’esposizione al rischio, segnaliamo che da lunedì quoterà su Borsa Italiana un nuovo decennale, questa volta relativo al Portogallo. Si tratta del Portugal 3,25% Gn2036 (Isin PTOTEDOE0010), logicamente in euro e naturalmente a taglio 1.000. Indichiamo per ora una prima stima di prezzo leggermente sotto 100 (99,98 all’Euronext Lisbona), che conferma come nel contesto europeo si possa puntare nella fase in corso su non pochi titoli di Stato decennali trattati sotto la pari. Logicamente – come sempre – segnaliamo che l’entrata in scena di nuove emissioni avviene con una fase iniziale di scarsi scambi e quindi di ampi spread bid-ask. Preferibile allora o mettere un ordine a revoca nella speranza di essere colpiti o attendere una stabilizzazione dei valori esposti. A chi può interessare un Portogallo? A chi voglia ridurre posizioni sull’Italia, considerando che Lisbona ha un rating di credito molto favorevole (A+ di S&P).
Di nuovo dal fronte governativi in risalto ancora i Sudafrica. Il più seguito è il 6,25% Mz2036 (Isin ZAG000030404), logicamente in rand. Dai minimi sui 68 Zar della scorsa primavera questo titolo è lentamente risalito verso 80 Zar, per poi toccare nelle ultime sedute gli 86 Zar. Un bel movimento quindi di tutto rilievo, che trova riscontro nella “yield curve” sudafricana, caratterizzata da un decennale sceso da massimi a oltre l’11% di marzo 2025 fino all’8,1% dell’ultima settimana. A novembre S&P aveva alzato il rating creditizio del Sudafrica, segnalando il miglioramento della traiettoria di crescita economica del Paese e dei conti pubblici. Si ricordi poi che Pretoria e dintorni sono uno dei maggiori produttori mondiale di oro, il che favorisce il quadro generale della bilancia dei pagamenti. Tutto questo avviene in una fase di rafforzamento della valuta locale, tornata sui massimi da aprile 2023.
Gli “step down” di Goldman Sachs
Nelle varie strutture obbligazionarie quella dei tassi fissi decrescenti non è molto apprezzata, anche perché può comportare una forte volatilità, spesso difficile da gestire. Ciò non esclude che meritino qualche attenzione due emissioni di tale tipo di Goldman Sachs, una in Usd e una in Eur.
La prima ha Isin XS2814522319, scadenza 2041 (con possibile call dal secondo anno) ed è in Usd, con cedole discendenti pari a: anni 1-2: 11,0% - anni 3-4: 6,0% - anni 5-6: 4,0% - anni 7-8: 3,25% - anni 9-10: 3,0% - anni 11-15: 2,0%. Segnaliamo un taglio base di 100 Usd, nuova prassi di alcuni emittenti bancari, allo scopo di rendere più appetibile l’investimento su questi strumenti da parte dei piccoli investitori. Si tenga però conto che l’impatto delle commissioni di intermediazione non giustifica puntate così modeste.
La seconda in Eur ha Isin XS2688619555, scadenza 2041 ma pur sempre possibile call dal secondo anno. In questo caso le cedole discendenti sono pari a: anni 1-2: 7,5% - anni 3-4: 4,5% - anni 5-6: 3,0% - anni 7-8: 2,75% - anni 9-10: 2,5% - anni 11-15: 2,0%. Anche questo titolo ha lotto 100.
Btp, le novità della settimana
L’analisi delle novità non può infine trascurare l’asta di Btp che verrà proposta martedì 27. Riguarda inaspettatamente tre titoli che si possono integrare fra loro in una visione di protezione di un portafoglio. Si tratta infatti di un Btp short (alternativa ai tradizionali Bot ma con un orizzonte temporale leggermente maggiore, ovvero per periodi superiori ai 12 mesi) e di due Btp€i (indicizzati all’inflazione europea). Queste le loro strutture:
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Btp short |
BTP€i 5 Anni |
BTP€i 30 Anni |
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Isin |
Non ancora disponibile |
IT0005657348 |
IT0005647273 |
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Tranche |
1ª |
9ª |
2ª |
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Scadenza |
28/2/2028 |
15/08/2031 |
15/05/2056 |
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Cedola annuale |
2,2% |
1,10% |
2,55% |
Infine un po' di politica monetaria
Dalla riunione del Fomc statunitense del 27-28 gennaio gli economisti di Intesa Sanpaolo si aspettano tassi Fed invariati nell'intervallo 3,50–3,75%. Durante la relativa conferenza stampa, Powell dovrebbe ribadire la solidità della crescita, definendo il mercato del lavoro come stabile ma in equilibrio fragile. Le pressioni sui prezzi dovrebbero essere descritte come moderate e in larga parte riconducibili ai dazi, con aspettative inflazionistiche di lungo periodo ben ancorate. È probabile poi che Powell riaffermi che la politica monetaria è ormai prossima alla neutralità. Alla luce dei recenti sviluppi istituzionali, non è escluso che una parte del Q&A sia dedicata ai temi di governance e indipendenza della Banca centrale Usa: il Presidente riaffermerà il rispetto del mandato della Fed, difendendone l'autonomia.
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