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Hic Rhodus, hic salta


Oro e banche per il 2026: questo il messaggio di Davide Serra nel suo interessante videoeditoriale periodico di cui riportiamo la url qui https://www.youtube.com/watch?v=XADjw30bYKU e di cui raccomandiamo la visione perché è un must tra i trader.

E sempre a margine del forum di Davos anche Ray Dalio, ascoltatissimo dai trader di tutto il mondo, ha avvertito delle possibili prossime guerre dei capitali che potrebbero portare ad un calo di acquisti del debito USA con conseguenze facilmente prevedibili per tassi e dollaro.

I metalli preziosi sono terreno noto a Bellosta e Frigieri e non voglio usurpare i loro ambiti ma posso solo aggiungere una cosa: quando le banche centrali comprano oro significa che delle due campane che suonano l’economia (governi e banche centrali) ce n’è una che suona in maniera distonica rispetto ai governi per cui qualcosa di brutto sta bollendo in pentola. E qui mi fermo.

Per le banche pensare di ricomprarle c’è da avere le vertigini ma così vogliono i sistemi trend following …

Se non altro nell’ultima settimana finanziaria di gennaio 2026 il mercato farà quello che fa sempre: smetterà di parlare delle “trumpate” e tornerà a guardare i numeri.

Res, non verba. Le chiacchiere politiche servono a riempire i giornali, ma a muovere i prezzi sono Fed, dati macro e utili.

Il primo nodo gordiano la sciogliere è la riunione della Federal Reserve di mercoledì 28 gennaio.

Nessuno si aspetta un taglio dei tassi, quindi il tema non è cosa farà la Fed, ma come lo racconterà Powell. Con un’inflazione ancora ostinata e un’economia che manda segnali contraddittori, basta una parola di troppo – o di meno – per spostare i settori più sensibili al costo del denaro. E lo abbiamo visto nelle ultime sedute.

Sul fronte macro il copione è noto: ordini di beni durevoli, fiducia dei consumatori, mercato del lavoro. Tutti cercano di capire se l’economia americana sta semplicemente rallentando o se qualcosa si sta incrinando davvero.

Nei mercati impostati su valutazioni generose dei multipli (22 per il price earning USA vicino ai picchi delle precedenti crisi, principiis obsta sero medicina paratur: il problema non è il dato pessimo, ma il primo dato che rompe la narrativa. È lì che iniziano i guai.

Poi c’è la parte che conta davvero, quella delle trimestrali. La stagione delle trimestrali entra nel vivo con le “Magnifiche 7”, e qui il mercato smette di essere indulgente. Microsoft, Meta e Tesla non saranno giudicate sui risultati passati, ma su quello che diranno del futuro: AI, cloud, domanda e soprattutto guidance. Apple è il vero stress test: se tengono i consumi globali e i margini, bene; se scricchiola Apple, il mercato se ne accorge subito. Francamente bene che siamo usciti in pareggio perché non so come andrà a finire la storia. Per l’AI vale quello che ha detto Serra, devono incassare 3.000 miliardi nei prossimi anni, chi paga ?

Oggi infatti non basta più battere le stime. Serve stupire. Netflix lo ha dimostrato in modo chirurgico: sempre più abbonati, ma titolo giù di oltre il 6% per una guidance poco bellicosa e fine del buyback.

Hic Rhodus, hic salta. Con multipli tirati e aspettative elevate, lo spazio per l’errore è praticamente zero. Basta una delusione marginale per riaccendere la volatilità e ricordare a tutti che, in Borsa, la fiducia dura finché dura. E infatti oggi il VIX si è impennato del +6% quasi …

L’autore del presente articolo è iscritto all’Ordine dei Giornalisti e non detiene gli strumenti oggetto delle sue analisi.
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