Nel giorno in cui parla la Fed la scelta migliore sarebbe stare alla finestra, pronti a comprare o a vendere alla bisogna. E questo non perché non sia chiaro cosa succederà oggi. Noi siamo birichini e piazziamo 2 ordini stop in alto e quindi ci proteggiamo dal ribasso, se il mercato sale entriamo altrimenti andiamo a pescare.
Alla fine la Federal Reserve farà ciò che il mercato già sconta da settimane: tassi fermi, Fed Funds inchiodati nel corridoio 3,50–3,75%. Una decisione che non ha nulla di eroico e molto di difensivo, come un pugile che smette di attaccare perché ha capito che un passo falso potrebbe costargli il match. Il rumore di fondo dello scontro tra Trump e Powell resta tale: rumore. La vera partita si gioca altrove, sui dati, che raccontano una storia tutt’altro che lineare.
L’inflazione, innanzitutto. Non è più un incendio, ma nemmeno una brace spenta. Resta poco sopra il 2%, proprio quella zona grigia che le banche centrali temono più di un’inflazione apertamente alta: troppo bassa per giustificare strette, troppo alta per sentirsi al sicuro. È il classico “né carne né pesce” della politica monetaria. E come spesso accade, l’assenza di dati recenti pesa quanto dati negativi: il PCE, l’indicatore più amato dalla Fed, si ferma a novembre e la Fed, prudentemente e in attesa del dato di dicembre del PCE, preferisce non giocare alla roulette russa con i tassi.
Le aspettative di inflazione aggiungono confusione. I breakeven a cinque anni risalgono verso il 2,5% con una rapidità che non passa inosservata, mentre altri indicatori di lungo periodo restano più tranquilli. Tradotto: il mercato non prezza una nuova fiammata, ma non è disposto a firmare la pace con l’inflazione. In mezzo ci sono i dazi, gli shock geopolitici, l’Ucraina, la rava e la fava, tutti fattori che la teoria monetaria definisce “temporanei” ma che nella pratica hanno già dimostrato di saper diventare strutturali. Historia magistra vitae, ma a volte sembra che i banchieri centrali leggano solo le note a piè di pagina.
Poi ci sono i salari, che continuano a crescere. Ottima notizia per le famiglie americane, meno per una Fed che cerca di raffreddare l’economia senza congelarla. Se i salari spingono i costi e i costi finiscono sui prezzi, il processo di disinflazione rischia di trasformarsi in una marcia a passo d’uomo. E mentre i riflettori restano puntati sul tasso di disoccupazione – che si muove poco – le assunzioni rallentano, come un motore che gira ancora ma comincia a perdere colpi.
Qui sta il vero nodo: la Fed ha due obiettivi (ovvero crescita ed inflazione, a differenza della BCE che ne ha uno solo, quello dell’inflazione), ma in questa fase ne può inseguire uno solo ovvero la stabilità dei prezzi, che viene prima, perché l’inflazione arriva tardi e se ne va ancora più tardi. Ma stringere troppo significa rischiare di frenare l’economia proprio mentre la domanda di lavoro rallenta e l’offerta si restringe. È un equilibrio da funamboli professionisti, ma senza rete sotto. In medio stat virtus, certo, ma quando il vento cambia all’improvviso anche stare nel mezzo diventa pericoloso.
Tenere i tassi fermi, dunque, è una scelta razionale. Ma è anche una scelta opaca. Niente forward guidance, niente promesse: solo dati, riunione dopo riunione. Per il mercato questo significa una cosa sola: volatilità latente, pronta a riemergere al primo dato macro fuori linea. Perché quando la banca centrale smette di parlare, i prezzi iniziano a farlo molto più rumorosamente.
Quindi oggi teniamo le manine lontane dalla tastiera, niente ordini mercato o limite ma ordini stop ovvero pronti a comprare nel caso si manifestasse il momento propizio.
Azioni italiane:
ESPRINET: siamo stati stoppati e io nello scorso report ho scritto bene … niente bene … mi scuso ovviamente del refuso
STM: triangolo formatosi e rotto al rialzo. Non so se i triangoli di rovesciamento siano graditi ai cultori dell’analisi tecnica o solo quelli di continuazione anche se nel rettangolo verde sopra tutti i massimi nessuno potrà obiettare alla definizione di area rialzista.
SESA: i conti hanno subito negli ultimi due anni un calo drastico verso zero del ROIC-WACC anche se l’utile è presente con una marginalità positiva seppure prossima allo zero, Piotroski è a 7 su 9. Il settore è quello dell’IT e quindi siamo nel regno del software e dei servizi ad alto valore aggiunto. Tecnicamente sta disegnando un bottom up e dobbiamo essere pronti a cavalcarla se dovesse superare i 97 euro.
TAMBURI: conti non brillanti sia lato patrimoniale che lato economico, ma il quadro tecnico è chiaro con una rottura di diversi massimi allineati. Ora sta ritracciando ma se riparte siamo costretti a comprare. Il mercato sa qualcosa che i conti non dimostrano ?
PHARMANUTRA: non è finita qui, ha intenzione di continuare (segnalazione)
LEONARDO: se consideriamo la lunghezza della congestione che poteva essere distribuzione o accumulazione ma che ovviamente si è dimostrata accumulazione ci rendiamo conto di dove andrà a parare questa azione. Solo la proiezione della congestione ci proietta a 70 ma non è ancora finita lì. Questo pattern è presente su Dassault Aviation, Rheinmetall che copriamo di seguito. Compriamo a 58,68 stop, stop loss 52,80, target 75 (da aggiornare man mano).
GPI: conti non brillanti ma siamo sui massimi e una chiusura sopra 17.30 apre le porte del rialzo. Pronti al fuoco … segnalazione per i lettori più professionali.
BANCA GENERALI: Quando Mediobanca ha lanciato l’offerta su Banca Generali — parte della strategia difensiva contro l’OPA di MPS — il titolo di Banca Generali ha registrato rialzi significativi nei giorni di annuncio, riflettendo la reazione del mercato alla possibile aggregazione e al premio implicito nell’offerta. Questa dinamica è tipica nei mercati: le azioni di prede potenziali tendono a reagire ai rumor di acquisizione, anche se l’operazione poi non va in porto. Inoltre la vicenda MPS–Mediobanca ha aumentato la percezione di rischio e volatilità nel settore bancario italiano. Anche se Banca Generali è più focalizzata sulla gestione del risparmio e meno esposta al credito commerciale rispetto alle banche tradizionali, periodi di turbolenza M&A o di ristrutturazioni pesanti in banche importanti possono tradursi in movimenti più ampi dei titoli finanziari nel loro complesso. Quindi Banca Generali continua ad essere sotto i riflettori. Sotto il profilo tecnico abbiamo triangolo sul punto di ritracciamento dal breakout del massimo annuale, è un titolo bancario, conti a posto e sta ritracciando verso rottura massimo annuale. Compriamo 57,15 stop, stop loss 52, target 70 (da aggiornare)
Andiamo ora negli USA:
PACCAR: rompe un massimo importante e ora ritraccia l’aspettiamo a cavallo di 118. Pronti a comprare
AMAZON: triangolo sui massimi a 1 anno pronti a comprare.
E facciamo un giretto in Europa:
SIEMENS (XETRA): inarrestabile, ora congestiona sui massimi scendesse di qualche punto sarebbe da prendere.
RHEINMETAL (XETRA): ha rotto Lenardo, stesso patter di congestione, prima o poi rompe anche lei.
ASM INTERNATIONAL (Euronext Amsterdam, simbolo ASM): massimo storico, se continua spacca, altrimenti scende, da seguire minuto per minuto. Oggi è in key reversal sul daily e dovrebbe scende per un poco … poi nel mondo dei matti ve lo so dire dopodomani.
DASSAULT AVIATION (Euronext Parigi, simbolo AM): come Rhenimetal e come Leonardo, rottura dei massimi storici, pronti ad entrare se è confermata
BE Semiconductor Industries (Euronext Amsterdam, simbolo BE): massimo storico
EUROFINS SCIENTIFIC (Euronext Parigi, simbolo ERF): bottom up da manuale
DLETEREN GROUP (Euronext Brussels, simbolo DIE): da seguire
L’autore del presente articolo è iscritto all’Ordine dei Giornalisti e non detiene gli strumenti oggetto delle sue analisi.
Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica clicca qui >>
Informativa metodo clicca qui >>









