Stamattina l’oro ha fatto quello che fanno i mercati quando diventano troppo sicuri di sé: ha tolto la sedia mentre tutti erano già seduti.
Dopo aver flirtato con nuovi record in area 5.5–5.6 mila $ l’oncia, il metallo giallo ha imboccato una scivolata violenta fino a scendere sotto quota 5.000 $, con una giornata da “panic button”. E non è andata meglio agli altri: argento e platino hanno preso schiaffi ancora più sonori, perché quando il banchetto della speculazione finisce, i cugini “più nervosi” pagano il conto per primi.
Il pretesto? Quello che in Borsa chiamano “catalizzatore”, e nella vita reale è solo un fiammifero vicino a una pozza di benzina: la notizia che Trump ha indicato Kevin Warsh come prossimo presidente della Fed. Il mercato l’ha letta in modo semplice (e brutale): aspettative di una Fed più “colomba”, i rendimenti reali iniziano scendere e il dollaro si deprezza.
E si sa che il dollaro va a braccetto con i metalli preziosi. Risultato: prese di profitto a raffica su un rally dei preziosi che, fino a ieri, sembrava scritto nella pietra.
E qui viene il punto che ci riguarda.
Se fino a ieri molti di noi hanno guardato i metalli preziosi con l’aria di chi osserva un treno già partito (“peccato, ormai è tardi”), oggi il mercato ci sta servendo sul piatto d’argento — è il caso di dirlo — una cosa rarissima: uno sconto.
Non un saldo di fine stagione, ma un assestamento serio, di quelli che cambiano la psicologia: da “non compro perché è salito troppo” a “posso iniziare a comprare perché ha smesso di salire in verticale”.
Fortuna audaces iuvat.
Chi ha un piano, oggi trova finalmente il punto d’ingresso.
Il messaggio operativo, senza fare i fenomeni: questa discesa crea le premesse per costruire posizione, non per “indovinare il minimo”.
Entrare a tranche, accettare che la volatilità non è un bug ma una feature, e usare il ribasso come occasione per mettere in portafoglio un pezzo di metalli preziosi che finora abbiamo guardato da lontano.
Lunedì iniziamo a lavorare su alcuni buy ...
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