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I fondi che stanno correndo… ma che non entrano in portafoglio


Fondo/ETF della settimana

I fondi che stanno correndo… ma che non entrano in portafoglio

Quando il mercato resta forte e le performance aggregate sono positive, è naturale che l’attenzione degli investitori si concentri sui fondi che stanno registrando i risultati migliori. I numeri recenti attirano, rafforzano la narrativa e spesso creano la sensazione che ciò che sta salendo continuerà a farlo.

Ma costruire un portafoglio non significa inseguire ciò che performa di più nel breve periodo.

Dopo diverse settimane dedicate all’analisi di strumenti da inserire in portafoglio, oggi il focus è diverso: analizziamo alcuni fondi che stanno mostrando performance elevate, ma che — secondo il mio processo di selezione orientato alla qualità del rischio — non rappresentano scelte coerenti con il modo in cui concepisco la costruzione di un portafoglio.

È importante chiarirlo subito: non stiamo dicendo che questi fondi siano sbagliati, né che non debbano essere acquistati. Non esiste una verità assoluta negli investimenti. L’obiettivo è semplicemente mostrare perché, per un approccio che mette il controllo del rischio al centro, questi strumenti non rispecchiano il modus operandi adottato.

Il metodo: non conta solo quanto si guadagna

Quando si valuta un fondo, la prima cosa che si guarda è quasi sempre la performance. Ma il rendimento, da solo, racconta solo una parte della storia.

Nel processo di selezione vengono considerati principalmente tre indicatori:

  • Sharpe Ratio, per capire quanto rendimento viene generato rispetto al rischio preso;

  • Ulcer Index, che misura la profondità e la durata dei momenti di perdita;

  • Martin Ratio, utile per valutare la qualità dei recuperi dopo le fasi negative.

L’obiettivo non è individuare chi sale di più, ma chi riesce a farlo con maggiore stabilità nel tempo.

In altre parole:

non cerco semplicemente rendimento, ma efficienza del rendimento.

JPMorgan Funds – US Technology Fund A (acc) EUR

ISIN: LU0159052710

l' esempio riguarda uno dei segmenti più forti degli ultimi anni: la tecnologia americana.

Grazie al rally legato all’intelligenza artificiale e alla leadership delle mega-cap, questo fondo ha registrato performance molto elevate:

  • circa +35–40% nell’ultimo anno

  • circa +30% annualizzato a 3 anni

  • circa +15–16% annualizzato a 5 anni

Numeri che lo rendono estremamente attraente a prima vista.

Il quadro cambia però quando si analizza il percorso del rendimento. La volatilità è elevata e lo Sharpe Ratio non risulta particolarmente efficiente rispetto a strategie più diversificate. Inoltre, il fondo tende a muoversi più del mercato (beta elevato), amplificando sia i rialzi sia le correzioni.

Questo significa che:

parte della performance deriva da una maggiore esposizione al rischio, e non necessariamente da una migliore qualità del rendimento.

Le fasi di drawdown sono state profonde e il recupero non sempre lineare, elementi che penalizzano Ulcer Index e Martin Ratio.

Morgan Stanley Investment Funds – Global Opportunity Fund A EUR

ISIN: LU0552385295

Un altro esempio interessante riguarda il segmento azionario globale growth, caratterizzato da strategie concentrate su società ad alta crescita e con forte potenziale di lungo periodo.

Questo fondo ha attraversato fasi di performance particolarmente brillanti, soprattutto nei periodi in cui i titoli growth hanno guidato il mercato globale. Negli anni recenti ha mostrato risultati molto variabili, con periodi di forte accelerazione alternati a correzioni significative:

  • circa +50–60% cumulato a 3 anni

  • circa +5–20% cumulato a 5 anni, evidenziando come la crescita nel lungo periodo sia stata meno lineare rispetto alle aspettative create dalle fasi di forte rally.

Numeri che possono risultare estremamente attrattivi per chi ricerca strategie orientate alla crescita.

Il quadro cambia però quando si analizza il percorso del rendimento. La volatilità si mantiene elevata, spesso superiore al 17–20% annuo, e lo Sharpe Ratio su orizzonti più lunghi risulta relativamente contenuto, segnalando un’efficienza del rendimento non particolarmente elevata rispetto al rischio assunto.

Inoltre, il fondo presenta una sensibilità marcata ai movimenti di mercato (beta elevato), che contribuisce ad amplificare sia le fasi rialziste sia quelle correttive. Questo comportamento è tipico delle strategie growth concentrate e si riflette in drawdown anche molto significativi, come dimostrato da correzioni profonde registrate in alcuni anni recenti.

Questo significa che:

parte della performance deriva da una maggiore esposizione al rischio direzionale, e non necessariamente da una migliore stabilità del rendimento.

Le fasi di discesa possono essere rapide e intense e il recupero non sempre lineare, elementi che incidono negativamente su indicatori come Ulcer Index e Martin Ratio e che rendono il fondo meno coerente con un approccio orientato alla gestione rigorosa del rischio.

Il vero insegnamento

Questi esempi mostrano come un fondo possa essere tra i migliori performer e allo stesso tempo non rappresentare una scelta efficiente secondo un approccio orientato alla qualità del rischio.

Ma è fondamentale ribadirlo:

non stiamo dicendo che questi fondi non debbano essere acquistati, né che rappresentino scelte sbagliate in assoluto.

Ogni portafoglio ha obiettivi, orizzonti temporali e livelli di tolleranza al rischio diversi.

Sto semplicemente dicendo che, per come IO concepisco la costruzione di un portafoglio — con un occhio di riguardo alla stabilità del percorso e alla gestione del rischio — questi strumenti non rispecchiano il modus operandi adottato.

Conclusione

In una fase di mercato ancora forte, la tentazione di inseguire i migliori performer è naturale. Ma costruire un portafoglio richiede disciplina e coerenza con il proprio metodo.

Non tutto ciò che sale migliora il portafoglio.

Il vero vantaggio non è individuare il fondo con il rendimento più alto, ma quello che contribuisce a creare un equilibrio sostenibile tra crescita, stabilità e controllo delle perdite.

Ricordiamoci sempre che non possiamo prevedere i mercati finanziari, ma possiamo certamente controllare il rischio.

Ed è proprio questo controllo — più che la previsione — a rappresentare la base di un processo di investimento solido nel tempo.

L'autore del presente articolo è un trader privato e detenendo gli strumenti finanziari oggetto delle sue analisi potrebbe essere in conflitto di interesse con i lettori.
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