Nella seduta di ieri, 23 marzo 2026, nel pieno della quarta settimana della guerra USA-Iran, un singolo acquirente di grandi dimensioni ha comprato 1,5 miliardi di dollari in futures sull’S&P 500 alle 6:50 del mattino (ET), una mossa sufficiente a spingere l’indice in rialzo dello 0,3% in appena un minuto, mentre riduceva al contempo esposizioni eccessive sui futures del petrolio.
Solo 14 minuti dopo, Donald Trump ha pubblicato su Truth Social che “conversazioni molto buone e produttive” con l’Iran si erano svolte nei due giorni precedenti, annunciando il rinvio di cinque giorni degli attacchi pianificati contro centrali elettriche e siti energetici.
I mercati hanno reagito con forza: le azioni sono balzate rapidamente, aggiungendo circa 2 trilioni di dollari di valore, mentre i prezzi del petrolio sono scesi bruscamente.
La scommessa rialzista, piazzata con tempismo perfetto, avrebbe generato circa 60 milioni di dollari di profitto in pochi minuti. L’Iran ha però negato l’esistenza di qualsiasi negoziato, parlando di manipolazione e alimentando un acceso dibattito: si è trattato di straordinaria preveggenza, di informazioni privilegiate (insider trading come quello dichiarato ad aprile dello scorso anno diretta...
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