È ancora super-dollaro


EurUsd (PC: 1,0555)


Non si esaurisce l' "effetto Trump", col dollaro che tocca nuovi massimi contro euro. Nell'ultima ottava il cambio scende da 1,0650 verso il supporto a 1,0520, in corrispondenza dei minimi dell'euro del novembre 2015. È stato davvero marcato l'apprezzamento del biglietto verde, senza correzioni significative dal picco a 1,1300 toccato nelle prime ore successive alla vittoria del candidato repubblicano: il rialzo del dollaro è ancora più significativo perché avvenuto contestualmente a nuovi massimi sull'azionario Usa, mentre eravamo abituati da molto tempo a prese di beneficio sulle Borse a stelle e strisce quando il dollaro si apprezzava.

E' così confermata la violazione della parte bassa della banda laterale che aveva contenuto la dinamica del cambio nei mesi passati, ovvero area 1,0700-1,0800. L'ultimo baluardo che potrebbe arrestare il super-dollaro, nelle prossime settimane, è rappresentato dai minimi di metà marzo 2015 a 1,0457. La violazione di tale supporto critico - che sembra più probabile vista la dinamica delle ultime settimane - quando avverrà spingerà gli investitori a focalizzarsi su quello che è il grande obiettivo, anche psicologico, del macro movimento ribassista di EurUsd, sviluppatosi a partire dallo scoppio della crisi finanziaria nell'estate 2008: la parità; senza escludere livelli anche inferiori. Nell'immediato, tuttavia, non si può escludere l'avvio di una fase di rimbalzo tecnico, con possibili risalite verso 1,0800/0850, ma il quadro tecnico in ottica plurimensile rimane ancora a favore di un dollaro forte. 


L'atteggiamento della Fed in merito al passo che seguirà nel rialzo dei tassi di interesse sarà ovviamente uno dei driver fondamentali: già nel Fomc del 14 dicembre le attese degli operatori sono per un rialzo e difficilmente la Fed potrà trovare nuove scuse per rinviare ancora una decisione continuamente procrastinata a partire dal giugno di quest'anno. Siccome i mercati tendono al "buy on news, sell on facts", sembra ragionevole ipotizzare che proprio il tanto atteso rialzo dei tassi, che aveva sinora frenato il dollaro, verrà poi colto dagli operatori come un'occasione per prendere beneficio sulle posizioni lunghe in dollari incrementate in queste settimane. Un effetto paradossale ma a cui siamo tutti abituati.
Per le prossime settimane la resistenza a 1,1000 non dovrà essere superata, per conservare un'impostazione favorevole al biglietto verde. 

OPERATIVAMENTE: è opportuno mantenere posizioni lunghe strategiche sul Dollaro, valutando alleggerimenti in ottica tattica in area 1,0450-1,0520 e quindi sulla parità.

(L'autore del presente articolo non è iscritto all'ordine dei giornalisti e potrebbe detenere i titoli oggetto dei suoi articoli)

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