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La Fed vorrebbe fosse già novembre ma l'attesa farà bene anche al mercato?


Powell e la Fed, ormai è chiaro, non stanno più facendo della politica monetaria il loro unico scopo ma, in previsione delle elezioni a novembre, sembrano piuttosto concentrate sullo stand-by della complessa situazione che contempla in unico insieme, il livello dell'inflazione e la stabilità monetaria.

E' chiaro che la Fed non vuole essere l'ago della bilancia ed anzi, se potesse abbasserebbe il costo del denaro, Powell dal canto suo, l'ha fatto capire in tutti i modi e magari si riserva di compiere il gesto poco prima delle elezioni; il problema, se probelma si può definire, è che l'economia americana resta ancora molto forte ed è ancora forte la spinta inflattiva.

E così. se ne sono andate le speranze di vedere i tre tagli dei tassi promessi solo a marzo, ed esclusivamente dati sorprendenti dal lato macroeconomico potrebbero portare le aspettative a riaccendersi.

Il punto è che questa situazione sta facendo ristagnare i mercati, noti per la loro fulminea capacità decisionale e l'isterismo di solito si evidenzia nel pomeriggio quando le campane di apertura stanno per risuonare a New York.

Lo squilibrio dei mercati è evidente da tempo, tra l'ipercomprato che ha dilagato per mesi nel campo azionario, passando per le materie prime, senza dimenticare le criptovalute.

Questo disequilibrio però purtroppo per la Fed, non può durare a lungo e se per qualche strana combinazione si riuscisse a tenerlo immutato sino a novembre, si riporterà alla storia la nascita di una nuova figura tecnica: " Il mercato piuma "

Ciò che se ne ottiene sono i mercati europei senza volumi, completamente sgonfi fino alle 14.30 per poi ricevere delle frustate che con i book vuoti si amplificano ancor di più nei suoi effetti come si è verificato alle 14.30 di venerdì 3 maggio all'uscita del dato relativo al tasso di disoccupazione Usa in leggera crescita.

Alla stessa ora è stato comunicato anche il salario medio orario, in leggera discesa, dato che ha fatto piacere agli operatori nella speranza che l'inflazione segni il passo.

Il tutto però non ha mai giustificato un movimento del genere ad esempio sul Future Dax sino a quel momento abbandonato al nulla con meno di 15000 contratti scambiati in tutta la mattinata!

Tanto rumore per nulla insomma e la dinamica è condivisa sul mercato obbligazionario, l'unico segmento che ancora sa esprimersi in maniera razionale e che aveva da tempo detto, attraverso i prezzi, che il taglio dei tassi sarebbe rimasto una mera chimera.

Vediamo attraverso il grafico del Bund, come la discesa dei prezzi avesse già da tempo detto che bisognava alzare i rendimenti per essere competitivi e che per ora le Banche Centrali nulla avrebbero potuto, e così è stato.

Il canale accennato lo vede ancora in ribasso e i 133-134 punti switch indicati in passato, rimangono lontani e con essi la possibilità di vedere guadagni in conto capitale sui Titoli di Stato almeno nel breve periodo.

Per chi invece ha il portafoglio pulito consigliamo ancora qualche giorno di attesa.

In una settimana quindi con poche storie da raccontare, riprendiamo il racconto delle pirotecniche evoluzioni di Seri Industrial. 

Seri Industrial è stata al centro dell'attenzione nelle due ultime giornate di questa ottava spezzata a metà dalla festività del 1 maggio, per un movimento con due azioni diametralmente opposte.

Il -14% del giovedì infatti, giorno dell'ingresso, è stato contrapposto dal recupero lampo partito lo stesso giovedì e continuato il giorno dopo. Movimento che è andato esattamente a testare la zona di rottura evidenziata lo scorso articolo, e la conferma c'è stata , e con essa anche un gain del 10%.

I target di movimento di medio periodo, in tenuta ai 3.60€ è sempre confermato ai 5€ e ai 5.5€.

DIGITAL BROS

Con la rottura della resistenza ai 9.16€ per Digital Bros si apre un bel percorso potenziale di recupero ove i target sono quelli evidenziati in figura dalle varie linee tratteggiate, ma attenzione a che il movimento si consolidi poichè un ritorno sotto i 9.10€ sarebbe davvero un pessimo segnale, ma la chiusura odierna è molto rassicurante.

(L'autore del presente articolo non è iscritto all'ordine dei giornalisti e potrebbe detenere i titoli oggetto dei suoi articoli)