Il direttore responsabile Emilio Tomasini è apparso su:

QUESTA VE LA DEVO RACCONTARE … !


In un contesto in cui, ormai, anche l’immancabile casalinga di Voghera discute con le amiche dei rialzi di oro e argento, ci sono notizie che però non trapelano dagli organi di informazione nostrani (e probabilmente occidentali tutti). Ecco perché agli amici che, da quando hanno saputo che scrivo su queste colonne mi chiedono spesso consigli finanziari e a cui non do volutamente mai risposte, alla nuova sollecitazione se bisogna comprare oro e argento, a questo giro ho voluto rispondere : “SE TENETE AI VOSTRI RISPARMI, PER ORA NON FATE NULLA E ASPETTATE ! Il tempo è galantuomo e le occasioni non mancheranno.”

I miei colleghi Guido, Fabio, Simone, Pier nonché il nostro Direttore vi hanno detto tutto quello che era giusto raccontarvi in questo weekend. Sono stati precisi ed esaurienti sull’argomento cool del momento, non v’è nulla da aggiungere sulle loro analisi, sui timori espressi e sulle scommesse che si possono cominciare ad impostare. Eppure in settimana, così come vi avevo anticipato nel mio precedente articolo (https://www.lombardreport.com/2026/1/22/etf-pericolosi-e-materie-prime-sulla-scia-dell-argento/), coloro che avevano venduto le scadenze dei futures di Marzo sull’argento per comprare un Gennaio quasi in chiusura avevano un piano ben preciso, oltre a quello di non voler rimanere con il più classico dei cerini in mano : con il Comex che quotava più basso di Shangai (tra un 15% e un 20%), l’obiettivo era quello di riscattare il fisico dal Comex e spedirlo a Shangai per rivenderlo. Chiamali scemi ! Però, nel giorno della scadenza dei futures (28/01), i contratti aperti erano in realtà coperti solo per una piccola parte (ho letto di 113 milioni di once contro gli 810 legati ai contratti in essere alla data). Quindi la situazione era pari ad un 15% mal contato di materia prima contro un 85% di “carta” : già buono quindi portare a casa i soldi della vendita e/o un qualche lingotto giusto per gradire.

E le premesse per un crack epocale del sistema, possiamo ben dirlo, c’erano tutte. Tanto più che dalla Cina filtravano notizie (non verificate ma più che probabili) di code infinite di investitori agli sportelli dei caveaux in quel di Shenzen per ritirare i loro lingotti e venderli. Peccato che pare che i depositari dei lingotti li abbiano venduti allo scoperto e quindi … cucù, il lingotto non c’è più ! Scenario globale da tempesta perfetta, con l’aggiunta di un’altra notizia che segnalava la sospensione dalle contrattazioni (sempre in Cina) di un fondo dedicato esclusivamente all'argento, a conferma di quanto già vi dissi nell’articolo precedente sopra citato, ossia dopo che il prezzo delle quote si è trovato ben al di sopra del valore degli asset sottostanti.

Ma giovedì 29, dopo i nuovi massimi raggiunti da oro e argento, si è vista la prima battuta d’arresto e a qualcuno che mi ha chiesto il perché di questa inversione così repentina ho semplicemente risposto : “Yankee al lavoro”. Perché, ancora una volta, la giustificazione del “scende perché è salito troppo” è  davvero semplicistica e qualunquista : chi è in grado infatti di affermare con certezza quanto è il troppo ? Troppo e poco sono comunque concetti relativi e molto soggettivi, senza contare l’altro aspetto, ossia quello del “troppo rispetto a cosa ?”. La questione, se vogliamo, era molto più pratica e la risposta quasi di circostanza : “Scende perché DEVONO farlo scendere” … ecco perché ho risposto “Yankee al lavoro”. Ma giovedì la mossa non riesce : oro e argento chiudono con candele rosse abbastanza estese ma la quotazione vede ancora una freccia verde verso l’alto, quasi un +1% rispetto alla chiusura del giorno prima. Il mitico Bartali avrebbe detto : “L’è tutto da rifare … !!” E allora venerdì scorso tutte le banche occidentali si coalizzano in modo nuovo e provano la mossa disperata dopo aver visto una nuova apertura in rialzo : dalle nove della mattina londinese parte l’affondo deciso allo short, un attacco all’arma bianca, alla baionetta come spesso il nostro Direttore ci stimola a fare quando bisogna entrare su qualche titolo in pieno trend rialzista. Le munizioni ordinarie sono finite e le battaglie con gli asiatici ripetutamente perse giorno dopo giorno. Le note di consegna emesse dal Comex il giorno precedente sono impietose e i bilanci delle banche occidentali tremano : a febbraio ci sono da consegnare circa 2 milioni di once di oro (oltre 20.000 contratti) a chi ne ha fatto richiesta. Deutsche Bank e J.P. Morgan non sanno più a che santo votarsi, mentre la Metropolitan Capital Bank & Trust, una banca di medie dimensioni americana, chiude per fallimento. Le nuove richieste di margine rischiano di mandare a gambe all’aria una banca dopo l’altra e di oro fisico da consegnare la prima settimana di febbraio potrebbe non essercene a sufficienza. Visto che su queste colonne si raccomanda un uso morigerato del “francese”, che pure sarebbe molto efficace in questo caso, diciamo che sono “augelli per diabetici”. La liquidità è ai minimi termini e nessuno si vuol prendere la briga di un nuovo azzardo sui futures, tenuto altresì conto che è il mercato fisico che sta dettando le regole del gioco, come appunto vi avevo scritto l’altra volta. Sarebbe l’ennesimo bagno di sangue, forse quello definitivo. E allora ecco il “coup de théâtre” : andare a lavorare sugli ETF di BlackRock che sono fra quelli più grandi in circolazione. Gli scambi crescono a livello esponenziale e, con una tattica minuziosa e costante, parte una vendita progressiva senza eccessi, così da non far scattare stop loss automatici. Tempo tre quarti d’ora e gli asiatici (oltre a  qualcuno che prova la chance del rimbalzo) cercano una reazione, ma il fattore sorpresa è stato fondamentale. Londra e l’Europa affondano nuovamente i colpi in attesa dell’esercito americano che, all’apertura di Wall Street, in modo ordinato e coeso, procede incessantemente nelle vendite. Un esercito organizzato alla perfezione e, soprattutto, ben capitalizzato, giacché, come ricordato, di “fresca” le banche non ne hanno più. Esercito (di mercenari assoldati per la causa) che, statene pur certi, è già pronto a batter cassa nei confronti di chi di dovere !

L’operazione riesce, seppur con notevoli rischi : l’argento chiude a -31% (dopo essere anche sceso sotto i $ 70), l’oro a -11% “a rimorchio” così come in rosso a doppia cifra (e sempre “a rimorchio”) ci finiscono anche platino e palladio … perché la vera battaglia si è svolta su IShare Silver Trust appunto. Oltre 510 milioni di pezzi scambiati : probabilmente rimarrà negli annali un dato simile ! Banche occidentali e Comex possono allora tirare un sospiro di sollievo ? Sulla carta sì, ma … c’è un ma : il -31% sull’argento a questo giro non si riflette in maniera uniforme su tutto il globo terracqueo. Lo Shanghai Gold Exchange venerdì quotava l’argento in chiusura ancora tra $ 120 e $ 134 l’oncia … ben altri valori rispetto ai $ 78 abbondanti della chiusura ufficiale. Parliamo di un gap fra i $ 40 e i $ 50, mentre sull’oro il differenziale si attesta poco sotto i $ 40. Cosa significa tutto ciò ? Eh … che le borse asiatiche continuano a fare le loro quotazioni e se ne infischiano del prezzo ufficiale dei futures che è sempre stato, dagli inizi del secolo scorso, IL prezzo ufficiale dei preziosi. Con le posizioni short finalmente chiuse dalle banche, il rischio però è che in questa nuova manipolazione e liquidazione gli unici attori in gioco siano stati proprio solo gli occidentali. Non ho la boccia di cristallo per dirvi cosa succederà da qui in avanti, ma quel che è certo è che una cosa così non si era mai vista prima e che a far data da questa settimana potremo iniziare a capire se e quali strascichi vi saranno, se effettivamente si tratta di una buy opportunity, se sarà stata solo una serie di settimane e giorni anomali, oppure se la struttura di questi metalli preziosi sarà stata sconvolta per sempre. Perché, alla fine, è sempre il mercato che fa il prezzo : la carta deve adeguarsi, e le banche rispettare vincoli di bilancio sempre più stringenti e rigorosi. E rispetto al passato, quando tutto per i grandi manipolatori sembrava sin troppo facile, ci sono due grandi differenze : la Cina non era nemica degli Stati Uniti, la borsa di Shanghai non esisteva e le banche centrali non compravano oro come se non ci fosse un domani (come invece fanno da mesi a questa parte).

Anche perché, prossimamente, vi voglio raccontare di come la crescita dei preziosi non sia stata solo speculazione, bensì il risultato di una situazione oggettiva e assolutamente ineffabile.

A presto allora !

L'autore del presente articolo è un trader privato e potrebbe essere direttamente interessato e quindi in conflitto di interesse con i lettori sugli strumenti finanziari da lui citati.
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