Il direttore responsabile Emilio Tomasini è apparso su:

LA LUNGA GUERRA DEI METALLI PREZIOSI


Dove eravamo rimasti ? Ah già, a quel famoso venerdì nero in cui i venditori erano riusciti nella titanica impresa di far crollare i prezzi di oro, argento e affini.

Ma vi avevo assicurato che c’erano ancora tante cose che nessun giornale né telegiornale si sarebbe mai preso la briga di raccontare. E sì, perché come dicevo nell’articolo precedente (https://www.lombardreport.com/2026/2/2/questa-ve-la-devo-raccontare/) quello che è successo negli ultimi mesi ha delle spiegazioni ben precise.

La prima è sostanzialmente nota, ovvero che le banche centrali da tempo hanno iniziato ad acquistare quantitativi sempre maggiori di oro ma anche di altri metalli preziosi come l’argento, tra l'altro molto impiegato in vari settori industriali. D’altra parte, a furia di stampare carta colorata, i biglietti che sono in circolazione rischiavano davvero di fare la fine dei soldi del Monopoli. Non che il rischio sia scomparso, ma almeno nei forzieri c'è qualcosa in più che garantisce quello che abbiamo nel portafoglio. E, gioco forza, maggiori acquisti di lingotti hanno banalmente comportato una domanda superiore all’offerta, cosa che di per sé ha causato un innalzamento dei prezzi. Ma non è stata solo una legge di mercato rispettata, non è stata una preoccupazione legata al rischio di non trovare abbastanza oro e argento sulla terra. Possiamo parlare, invece, molto più semplicemente, di una questione “industriale” : un classico collo di bottiglia che si è creato per l’aumento di richiesta di lingotti, ovvero raffinerie e zecche si sono trovate subissate di richieste tanto da non essere fisicamente in grado di soddisfarle in tempi rapidi visto che, fino a prova contraria, le ore del giorno sono sempre 24 così come i giorni della settimana 7 di cui 5 (o al massimo 6) effettivamente lavorativi. Un esempio magistrale di picco lavorativo davanti al quale diventa complicato far fronte in maniera efficace, soprattutto nel breve, tanto più che non stiamo parlando di un qualcosa di davvero “vitale” per inventarsi come correre ai ripari in fretta e furia. Un picco di mercato generato simultaneamente da richieste di riscatto fisico dei contratti futures ma anche per i sempre maggiori acquisti del mondo retail.

Chiaro che (almeno per ora) non siamo davanti ad una sorta di “bolla dei tulipani” del tempo che fu, ma è anche certo che non è una bolla speculativa fine a se stessa. Siamo, peraltro, ancora lontani da una situazione che possa provocare davvero una crisi strutturale. Le aziende che sfruttano l’argento per la loro componentistica è verosimile che possano trovare nel medio periodo una o più alternative, così come le raffinerie e le zecche troveranno il modo di riorganizzarsi per sopperire a questa massiccia richiesta che si preannuncia comunque forte e duratura nel tempo.

Ma la guerra tra il fisico e la carta (i futures) è lungi dall’essere finita. Da fine gennaio molte banche americane hanno stretto i cordoni della borsa, ovvero si sono tirate indietro a fronte delle richieste di prestiti da parte dei rivenditori di oro e argento; e, così facendo, hanno cercato di limitare le vendite di metalli preziosi scoraggiando così i compratori. Una vera lotta senza quartiere, con tanti attori protagonisti (e anche non protagonisti). Nel mentre, dalla Cina sono giunte notizie che riportano la serietà dello Shanghai Future Exchange, il mercato cinese ove avvengono gli scambi di materie prime preziose : nei giorni successivi al tracollo dell’argento sono stati prima identificati e poi bloccati alcuni soggetti che predisponevano operazioni programmate volte a far crollare i prezzi dell’argento. Qui lo sceriffo, evidentemente, in città è ben presente e fa il suo dovere, al contrario di quanto avviene dalle nostre parti !!

E così si è arrivati a fine febbraio, con l’oro a recuperare e superare la soglia dei $ 5.000 e l’argento, ancora in parte attaccato da shortisti senza scrupoli che però hanno sempre meno munizioni da sparare, ad essere tornato in area $ 90 e sopra le medie mobili a 50 e 20 sul grafico daily, fornendo prove di forza non proprio trascurabili. Con oggi si arriva alla scadenza di febbraio e le cose potrebbero cambiare radicalmente … se non oggi forse al sopraggiungere delle prossime scadenze : il rischio di vedere il collasso del sistema che ha retto da tempo immemore non può essere trascurato. Davvero il Comex potrebbe ridursi al pari di un rivenditore di metalli le cui scorte stanno però rapidamente terminando. E se in troppi dovessero pretendere il rimborso in lingotti, l’unica chance di non fare il botto sarebbe quella tale per cui il Comex potrebbe chiedere ai suoi maggior clienti, ovvero alle banche strettamente legate al Comex stesso, di trasformare i loro depositi  di metalli fisici dalla condizione “eligible” a quella di “registered” avendo così modo di attingervi provvisoriamente nella misura in cui fosse necessario rimborsare più lingotti di quanti effettivamente presenti nelle sue casse ufficiali. Del resto, con il mercato asiatico che quota l’argento stabilmente da un $12 ad un $15 in più (quand’anche sovente una ventina) rispetto a Londra e New york, perché non prendersi la briga di riscattare al Comex dei lingotti, spedirli a Shanghai via aerea con un costo di circa $ 2 / oncia e permettendosi anche di pagare le imposte per guadagnare, a conti fatti, un ulteriore 5% - 8% circa ad oncia che si aggiunge al guadagno già fatto riscattando il fisico ?

E se queste operatività potrebbero essere border line ma comunque lecite, tanto lecito non è stato quanto è avvenuto ad inizio mese, venerdì 6 febbraio per la precisione, quando cioè abbiamo assistito ad un ulteriore -9% delle quotazioni dell’argento. Su Substack, piattaforma on-line su cui è possibile trovare molte informazioni economiche di nicchia, viene evidenziato da un autore molto attento ai grafici come quel -9% si sia verificato in assenza di barre volumetriche, sparite come per magia mentre il prezzo scendeva a rotta di collo, e poi ricomparse (altrettanto per magia) il giorno successivo. Cosa significa tutto ciò ? Che in una fascia oraria in cui gli scambi ufficiali scarseggiavano, nelle cosiddette dark pool ve ne sono stati altri privati che sono poi stati sottoposti alla validazione del CME (il luogo dove si scambiano ufficialmente i preziosi a Chicago) che poi li ha resi pubblici caricandoli sul book ufficiale del giorno precedente. Non caricando gli ordini in tempo reale sul book succedono le peggiori manipolazioni al ribasso di cui siamo già stati per anni testimoni inconsapevoli ed inermi. Guardare per credere il grafico qui sotto (che qualcuno scaltro è stato bravo a copiare e a postare su “X” - ex Twitter)  e poi quello riveduto e corretto (direttamente da TradingView) :

Ma a questo giro la musica è cambiata ! L’obiettivo non è più quello di calmierare i prezzi livellandoli verso il basso, bensì creare delle occasioni di accumulo che gli stessi istituzionali generano per poter procedere poi ad accumuli a prezzi più favorevoli. Cosa che il 6 febbraio si è puntualmente verificata : dopo l’artata discesa sono scattati acquisti mirati. Le banche americane, infatti, a differenze delle imbelli europee, hanno chiuso le loro posizioni ribassiste e ne hanno aperte di lunghe perché il trend ormai è passato al rialzo. O meglio : probabilmente si sono convinte e/o rassegnate al fatto che la “messa short” è finita e – piaccia o non piaccia – bisogna assecondare e cavalcare il nuovo rialzo.

Anche perché in quel di Shanghai a fine mese entreranno in vigore misure restrittive che prevedono a tutte le posizioni speculative una copertura di metallo fisico pre-approvata e una durata limitata. Ecco come, a questo punto, sarà possibile veder crescere le differenze con le posizioni speculative aperte nei mercati occidentali (ovvero con la “carta”) e al tempo stesso si rischia di veder diminuire ancor più la reputazione dei mercati occidentali : in pratica sarà più difficile esprimere variazioni di prezzo a fronte di dati reali provenienti da est.

Senza contare quel che sta succedendo in Messico, dove i cartelli dei Narcos sembrano intenzionati ad assumere il controllo delle miniere e della distribuzione dell’argento prodotto nel paese. Ma questa è un’altra storia che andremo forse a raccontare e ad analizzare più avanti.

L'autore del presente articolo è un trader privato e potrebbe essere direttamente interessato e quindi in conflitto di interesse con i lettori sugli strumenti finanziari da lui citati.
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