Il direttore responsabile Emilio Tomasini è apparso su:

Rallentare


Aprile dolce dormire è un mantra poco utile quest’anno, meglio un più pratico: ”aprile dolce diminuire”. Il periodo che viviamo merita infatti prudenza ed un bell’approfondimento per così dire stagionale, al fine di comprendere che aria tira fra tutti quegli imput ed output nascosti dentro ai modelli. Ormai siamo lontani dalle percentuali
bulgare di azionario all’80% che ci hanno accompagnato nel 2025 e, più di recente, vediamo solo limature. Questi numeri vanno un pò assimilati ad una ipotetica cilindrata del motore per cui, vedendo come si comporta l’algoritmo, si possono adattare al proprio profilo e sceglie la giusta potenza del motore.


Allargando lo sguardo si nota un andamento a sinusoide di questa benedetta esposizione; a volte ampia con regressioni dal 70/80% al 15/20, altre volte ridotta. Saltano all’occhio alcuni di questi “inizi”: maggio 2014, dicembre 2017, novembre 2019, dicembre 2021, dicembre 2024. Di conseguenza parte il confronto con gli andamenti di
borsa che sembra denotare una certa inerzia, quando in realtà si tratta di una caratteristica specifica dei modelli non di un difetto.
Questa lentezza nel fornire indicazioni, il ragionare in termini di probabilità, gradualità, gestione del rischio, serve proprio a evitare il classico errore umano: reagire troppo presto e troppo forte a segnali ancora incompleti.

Tutto regolare, ma di certo non fa piacere al povero consulente finanziario che, già sul nascere delle nuove tendenze, gradirebbe anticipare le variazioni di portafoglio in maniera più drastica. L’ambizioso obiettivo è di evitare di fare lo psicologo del risparmiatore e curare le sue, a volte patologiche, aspettative. Già, perché, sotto sotto, tutti pretendono il colpo secco anticipatore: protezione totale e partecipazione totale.




Comunque se oggi un modello passa ad esempio dal 60% al 50%, verso neutral, ci manda solo un segnale, non ancora una vera presa di posizione difensiva strutturale. Sente puzza di deterioramento del trend di breve/medio, aumento della volatilità, perdita di “breadth”, rischio macro. Ma finché resta intorno al 50% non sta dicendo “uscire
dal mercato” ma “ridurre esposizione e aspettare conferme”. È più un de-risking che un risk-off; tipo: “Ambrogio, ho un leggero segnale ma non è proprio di ribasso, è più voglia di un qualcosa di stabile”.


Inoltre, proseguendo con le interpretazioni, se il modello riduce e aumenta la liquidità vuol dire che sta prezzando incertezza più che una precisa direzione. A proposito di tagli anche grandi nomi come Morgan Stanley hanno reso pubblica la riduzione dell’azionario, che spesso avviene quando il grosso del riposizionamento si è già verificato. Il che non va letto automaticamente come una previsione di ribasso visto che le grandi banche non “prevedono”, semplicemente gestiscono il rischio.

Piuttosto il sottile ma importante segnale di aumento del cash, invece della riallocazione in obbligazioni o materie prime, suggerisce un atteggiamento “wait and see”. Cautela intesa anche come attesa di migliore entry point, di alternative più convincenti. Se entriamo in una fase di transizione con i modelli che tagliano, dal “bullish
facile” verso una roba tipo neutrale/incerto, e consigliano una pausa ma non ancora una fuga, alcuni andreottiani potrebbero interpretare che, forse il mercato sta perdendo forza in modo sistemico, non solo episodico.

Ecco, in questo tratto di strada, di crescente fragilità, può essere utile per tutti ridurre la velocità. Un mese di aprile buono per modulare, per non restare full risk, né andare full risk-off troppo presto. ”Ogni volta che rallentiamo con la macchina, nasce un paesaggio” F Caramagna.

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