Mercato Obbligazionario: analisi integrata e previsioni

Consueto aggiornamento delle nostre analisi e previsioni sul mercato obbligazionario, ai fini della pianificazione e della gestione strategica della componente obbligazionaria del portafoglio, in accordo agli sviluppi dei mercati e in base alle attese su tassi e rendimenti.

La riunione BCE di giovedì scorso ha indubbiamente dato uno bello scossone, in termini di prospettive per il QE, forse anche oltre le aspettative dei mercati stessi. Se da un lato era abbastanza attesa la riduzione del ritmo degli acquisti della metà, dall’altra non ci si aspettava un Draghi così netto e chiaro in tema di tassi e proseguimento del QE seppur ridotto.

Di fatto Draghi non ha lasciato dubbi: il QE prosegue almeno sino a settembre 2018, e oltre se ritenuto necessario per il raggiungimento del target del 2% di inflazione, e i tassi rimarranno bassi ancora per diverso tempo e comunque anche dopo la fine del QE.

Ovviamente il mercato obbligazionario non poteva che fare ciò che ha fatto, e cioè comprimere i rendimenti verso il basso. Infatti a ZC-Yield Curve ha stretto di diversi bps portandosi ben sotto area 1,50% per i rendimenti a lunga (siano ai vent’anni) e lambendo area 1,60% solo per le scadenze oltre i trent’anni. Più stabile invece la parte a breve, che rimane sostanzialmente invariata rispetto alla precedente osservazione. Come certamente ricorderete le nostre curve da settimane indicavano quanto poi Draghi ha annunciato, e cioè tassi bassi ancora  per un certo tempo, e i forward su Euribor ce lo hanno indicato (e ora ce lo confermano) con una buona precisione.

Pertanto, poco mossi i forward su Euribor 6 mesi, con il tratto a lunga che rimane sotto area 2,30% e il tratto a breve che conferma quanto annunciato da Draghi: tassi ancora bassi e politica accomodante.

Ovviamente, in contrazione gli spread, soprattutto quello italiano, grazie alla revisione al rialzo del rating da parte di S&P, che ora ci vede come BBB (dal precedente BBB-) e soprattutto con outlook stabile. E così i rendimenti scendono su tutti i benchmark governativi decennali, con il bund nuovamente sotto area 0,40% e solo il Portogallo di un soffio sopra il 2% rispetto agli altri Paesi tutti sotto al 2% di rendimento.

Osservando – a livello di analisi integrata – le curve dei rendimenti dei benchmark decennali dei principali mercati, si conferma la situazione non omogena già osservata la scorsa settimana e di fatto anticipatrice di quanto poi successo con la BCE. Infatti, dicevamo la settimana scorsa: “mentre sui governativi UK e USA è piuttosto evidente e stabile la ripresa del trend al rialzo dei rendimenti (per cui prezzi dei bond in discesa), sui governativi tedeschi e – in particolare – su quelli italiani, la situazione grafica è meno netta”. Ora sappiamo anche noi il perché, e la cosa importante è che il modello ha dato indicazioni corrette, evidenziando e confermando i BOTTOM sui decennali USA e UK. Rebus sic stantibus, in area Euro la ripresa del trend è ovviamente rimandata, pur non mutando lo scenario strategico generale che vede comunque la ripresa del trend primario ribassista sui bond in fase di sviluppo. Semplicemente a due velocità differenti fra EUR e USA.

Confermiamo quasi in toto le indicazioni a livello strategico per la gestione del portafoglio obbligazionario, salvo piccole variazioni: iniziare ad alleggerire la carta portoghese su questa fiammata al rialzo e chiudere poi la posizione per livelli di spread POR/GER superiori a 200 bps; liquidare le eventuali residue scadenze a lungo termine sul debito USA; approfittare del marcato upside del debito italiano per alleggerire un po’ le posizioni a lungo termine. Confermato per l’apertura di nuove posizioni il debito a breve termine e il tasso variabile sia in EUR sia in USD. Possibili incrementi anche di bond a breve termine – o tassi variabili – in USD grazie alla ritrovata forza del dollaro che dopo la BCE ha sfondato pesantemente l’area 1,17/1,16 e pare aver ripreso il trend di rafforzamento.

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