A ridosso delle elezioni francesi: il punto della situazione !! A cura di Davide Casoli.


Le elezioni francesi del 2017

Il prossimo mese sarà di vitale importanza per la Francia. Il 23 aprile infatti verrà eletto il nuovo Presidente della Repubblica (ipotetico ballottaggio in data 7 maggio).
Chiaramente i risultati di queste elezioni avranno un forte impatto sull’economia del Paese, sull’Eurozona e sui mercati mondiali. Proprio su questi ultimi pervade una certa cautela dovuta all’incertezza sui possibili scenari auspicabili.

I candidati che al momento rappresentano le preferenze del popolo francese sono:

  • - Marine Le Pen (Front National – presidente dell’omonimo partito)
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  • - Emmanuel Macron (En Marche – attuale Ministro dell’Economia)
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  • - Benoît Hamon (Parti Socialiste – ex Ministro dell’Educazione)
  •  
  • - François Fillon  (Les Républicains – ex Primo ministro)
  •  
  • - Jean-Luc Mélenchon (La France Insoumise – ex socialista ed eurodeputato)

Quest’ultimo, secondo i recenti sondaggi di Sofres OnePoint per LCI, Le Figaro e RTL, ha ottenuto nell’ultimo mese un incremento sulle preferenze, toccando quota 18%, grazie alla sua strategia in grado di prendere consensi dal partito socialista e comunista, dall’area ecologista, da molti giovani e perfino da qualche simpatizzante del Front National.
Lo scarto con i due candidati principali Marine Le Pen ed Emmanuel Macron (entrambi sulla soglia del 24%) si è abbassato notevolmente grazie alle ultime manovre propagandistiche promosse dall’eurodeputato.
Melanchon infatti ha saputo tenere testa durante il dibattito presidenziale alla stessa Le Pen, uscendone vincitore. Inoltre è stato finora il candidato che ha innovato maggiormente la propria campagna elettorale creando un canale popolare su YouTube ed inventandosi un doppio comizio tra Lione e Parigi.
C’è da aggiungere che anch’esso similmente alla deputata del Front National – ed alla maggior parte degli attuali politici internazionali – sta adottando una strategia populista.
Questa crescita di Melenchon gli ha permesso inoltre di superare l’ex primo ministro Fillon nei sondaggi (fermo al 17%) e di strappare voti al candidato socialista “ufficiale” Benoît Hamon sceso al 10% delle preferenze.

Si prevede quindi una probabile lotta a tre per la corsa all’Eliseo dato che l’ex primo ministro poco probabilmente crescerà nei sondaggi vista la recente storia del “Penelopegate” in cui è indagato e visto lo schieramento di Valls (altro candidato presidenziale) nei confronti di Macron.

  Figura 1                                                   Sondaggio sulle elezioni presidenziali

Situazione attuale in Francia

Da alcuni mesi gli investitori di tutto il mondo stanno vivendo la questione delle elezioni francesi con troppa pressione. Tutti gli osservatori di mercato sono d’accordo nel segnalare l’eccessivo peso che gli investitori stanno dando al voto francese ed all’eventuale vittoria di Marine Le Pen.
Ma come si dice in questi casi, la prudenza non è mai troppa. Sta di fatto che in pochi osano anticipare le mosse future.

Negli ultimi giorni le preoccupazioni geopolitiche stanno mantenendo i prezzi del petrolio elevati, permettendo all’America di prendere in mano i riflettori (da ricordare come le borse asiatiche stiano risentendo degli scontri Trump-Pyongyang) aiutata dall’indebolimento del rapporto EUR/YEN.

                Figura 2                                          Rapporto Euro-Yen

Ciò che sta facendo notizia è l’avvicinamento del rendimento dell’OaT – titolo di stato francese – a scadenza decennale alla soglia psicologica dell’1%. Lo yeld-rate si è triplicato negli ultimi sei mesi crescendo di 66 centesimi.

           Figura 3     Titoli di Stato francesi e Borsa di Parigi rispetto alla Germania


Al fine di scongiurare possibili rischi di fine Eurozona e di default del debito pubblico francese, il Giappone si sta letteralmente scatenando nella vendita di bond francesi. Proprio i nipponici sono stati protagonisti dell’acquisto di questi bond durante il quantitative easing varato da Mario Draghi nel gennaio 2015 ed attuato poi a marzo. Sappiamo che questa manovra economica spinge l’acquisto dei bond societari e governativi degli Stati membri dell’Europa al fine di aumentare la disponibilità monetaria e per allentare la “cinghia” attorno al Paese. Proprio durante questa manovra, i grandi fondi giapponesi e le compagnie assicurative hanno acquistato molti di questi bond francesi.

Attualmente, stando ai dati della Banca del Giappone, il Sol Levante detiene circa il 13% dell’intero mercato degli stessi.
Risulta chiaro come, al fine di tutelarsi da questo periodo di forte incertezza francese, il Giappone stia riducendo notevolmente la sua esposizione al debito sovrano francese. Una svendita troppo aggressiva provocherebbe una forte risalita dei tassi d’interesse sulle scadenze a breve e medio periodo, mettendo la Francia in ginocchio.

Marine Le Pen

Secondo i recenti sondaggi si pensa che al 90% Marine Le Pen non diventerà il prossimo Presidente della Francia. C’è da stare molto attenti però nell’ambito delle previsioni elettorali, visti gli ultimi avvenimenti sulla Brexit e su Trump-Clinton.

Il capo di Front National, similmente a quanto fatto da Trump in America, sta portando avanti una strategia populista/sovranista facendo perno sul malcontento del popolo. Eppure questa propaganda sta avendo gli effetti sperati. Mai prima d’ora il capo di un partito di estrema destra – xenofobo e antieuropeo – era dato per sicuro finalista al secondo turno. Il fatto che presidenti in carica, ex presidenti, ministri e grandi favoriti siano stati eliminati ancor prima di correre per l’Eliseo fa capire come in Francia stia avvenendo una vera e propria rivoluzione. Marine Le Pen inoltre, ha ottenuto finanziamenti pari a 14 milioni di euro dalle banche russe per alimentare la campagna elettorale del proprio partito.

Il suo piano presidenziale

Marine Le Pen ha pubblicato un manifesto fondato su centoquarantaquattro punti sulle sue ambizioni per il governo della Francia.
La volontà principale della deputata è quella di lasciare l’Europa e di dare priorità agli interessi nazionali.
Ciò sarebbe possibile attraverso una riforma dell’art.11 della Costituzione che darebbe più potere al Presidente in termini di consultazione elettorale, con la possibilità di indire un referendum senza che passi per il Parlamento.
Proprio in riferimento a quest’ultimo, la Le Pen vorrebbe ridurre il numero di parlamentari ed abolire le regioni della Francia.
A sostegno del patriottismo invece, la candidata promette una legge che protegga i dati personali di ogni cittadino in server basati in Francia e non sparsi per il mondo.
Per rendere più sicura la Francia intende reclutare nuovi agenti di polizia e stabilire una presunzione di legittima difesa per gli stessi, in modo tale da dare più sostegno all’organo della polizia.
Il tema della sicurezza è, per Marine Le Pen, legato all’uscita dall’Europa e quindi al ripresa dei propri confini fuoriuscendo dalla zona Schengen. L’immigrazione dilagante verrebbe stroncata letteralmente anche grazie a nuove misure in ambito anti-terrorismo e in ambito richieste asilo.
Per l’eurodeputata, la prosperità del Paese dipende dalla sostituzione del libero scambio con un protezionismo “intelligente” (simile a quanto fatto da Trump). Per ovviare alla disoccupazione, Marine Le Pen sarebbe propensa a perseguire una politica di promozione del tasso di natalità con la riduzione del costo della vita.

Le reazioni dell’economia e dei mercati in caso di vittoria

Ciò che realmente conta per chiunque verrà eletto come prossimo Presidente francese è la composizione del Governo. Nel caso in cui l’esponente del Front National salisse al potere è auspicabile che il governo sarà improntato completamente sull’ideologia del partito stesso. Governo che poi dovrà essere confermato alle elezioni legislative che si terranno l’11 ed il 18 giungo.

In un contesto simile, è probabile che ci sarà un’intensa fuga di capitali con il conseguente (ma soprattutto probabile) ripristino del controllo dei capitali in Francia.
Vista l’ideologia estremista della Le Pen e data la sua impronta antieuropea, è assai probabile che una volta salita al potere possa indire un referendum “Frexit” per lasciare l’Unione Europea. Inutile dire che l’uscita dall’Europa della Francia provocherebbe danni ben più gravi di quelli fatti registrare dalla Brexit. In questo caso però gli effetti si ripercuoterebbero sulla maggior parte dell’Europa e specialmente su quella periferica.

Una mossa del genere provocherebbe un drastico calo nel rapporto EUR/DOL, con il primo che scenderebbe sotto la parità e facendo registrare una perdita maggiore al 10% sul dollaro stesso.

               Figura 4             Picchi di volatilità nel rapporto Euro-Dollaro USA

Vi sarebbe quindi un forte rischio di recessione economica in tutta l’Europa ed il debito sovrano francese, vista la grande partecipazione nipponica nello stesso, sarebbe prossimo al default.

Gli impatti negativi sul mercato sarebbero rilevanti non solo nel mercato forex ma in tutti i mercati azionari, obbligazionari e monetari.
L’apice dello shock sarebbe registrato tra il secondo turno elettorale del 7 maggio e la conferma del governo del 18 giugno.
Le azioni dell’Eurozona potrebbero perdere più del 20% del loro valore a causa di questo periodo di incertezza (con una chiara impennata della volatilità nei mercati). Lo yield tedesco a lungo termine continuerebbe a diminuire, allargando di conseguenza lo spread dell’OaT francese contro la Germania portandolo idealmente a più di 300 punti base (attualmente si sta avvicinando ai minimi annuali intorno ai 70bp).

                   Figura 5                   Rendimento bond decennali tedeschi

Naturalmente in un’ottica del genere la BCE dovrà prontamente intervenire per scongiurare ogni pericolo.

Emmanuel Macron

Il candidato liberal-progressita, ex Ministro dell’Economia con Hollande, è dato come probabile vincitore alle prossime elezioni presidenziali. Finora è il candidato che ispira maggior fiducia al popolo francese.
I francesi vedono in lui la persona più trasparente, in grado di applicare realmente la giustizia e di governare saldamente l’Assemblea nazionale ed il Senato.

Il suo piano presidenziale

Il giovane leader del movimento liberal-progressista ha spiegato che renderà il sistema pensionistico più equo ed uniforme senza toccare – a differenza dei suoi avversari Le Pen e Fillon – l’età pensionabile. Con lui al potere si prospetta una strategia volta ad attuare numerose riforme strutturali. Queste includono un taglio delle imposte dal 33,3% attuale al 25% ed un taglio nel settore pubblico di 120 mila euro. Ulteriori 60 miliardi di euro in spesa pubblica verrebbero tagliati nei cinque anni a venire.
Dal punto di vista pensionistico vuole ridurre il divario tra dipendenti pubblici e privati, mantenendo l’età pensionabile a 62 anni ma instaurando un regime unico.
Nel settore del lavoro vuole riportare il tasso di disoccupazione al 7% entro la fine del mandato attraverso una penalizzazione per chi usa i contratti a breve termine a discapito di quelli indeterminati ed aumentando l’assunzione di lavoratori in quartieri prioritari come nelle banlieue. Questa riforma del lavoro passa anche per alcune modifiche sul regime di disoccupazione.
Macron vuole allargare il diritto all’assegno anche ai lavoratori dimissionari. In compenso verrà annullato nel caso in cui verranno rifiutate più di due offerte di lavoro con un salario inferiore a non più del 20-25% della mansione precedente.
Il suo obiettivo per rilanciare l’economia è di aumentare il salario minimo senza toccare le tasche dei contribuenti, in modo da aumentare i consumi. A mio avviso però bisognerebbe fare attenzione a non incombere nella trappola della liquidità.
Nell’ambito politico vuole vietare ai politici di occupare posti nei CdA delle aziende e vuole ridurre di un terzo il numero dei parlamentari non tanto per tagliare i costi quanto per una questione di efficienza e trasparenza.
Per quanto riguarda la sicurezza anch’egli come la sua avversaria Le Pen vuole assumere molti più agenti di polizia per far fronte al problema terrorismo.
Infine, essendo tra i candidati l’europeista più convinto, ha intenzione di rafforzare i rapporti con l’Europa proponendo un mercato comune dell’energia e del digitale.

Le reazioni dell’economia e dei mercati in caso di vittoria

Nel caso in cui Macron venisse eletto Presidente il premio per il rischio politico continuerebbe a progredire per poi sbloccare il rialzo delle azioni.
Il rimbalzo delle azioni dell’Eurozona potrebbe comportare un re-rating sulle azioni USA intorno al 10%, il che darebbe molto ossigeno all’Europa anche se questo rialzo potrebbe essere parzialmente integrato prima del voto.
In più, vista la probabile se non quasi certa stabilità del Paese, molti investitori esteri apporterebbero ingenti quantità di capitale nei titoli europei, in quanto presenterebbero valutazioni molto attraenti con un positivo momentum in termini di revisione degli utili.
L’incertezza sui mercati verrebbe meno, gli investitori sarebbero più fiduciosi ed il mercato europeo assumerebbe più potere.

              Figura 6        Possibili aperture/chiusure dell’economia dopo le elezioni

In conclusione, dopo la seguente analisi, lo scenario migliore per i mercati e per l’economia è senza ombra di dubbio quello con Emmanuel Macron vincitore. Non solo perché la sua politica sarebbe in grado di risollevare le sorti della Francia, rafforzandola senza intaccare i rapporti con gli altri Paesi, ma bensì perché la sua attuazione rafforzerebbe indirettamente l’Europa stessa che al giorno d’oggi, tra il suo spirito troppo egoistico - non più consono con i principi fondatori -  ed il problema dell’immigrazione, ha bisogno di uno slancio per reagire e recuperare il gap con le altre potenze mondiali.

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