Pura e semplice rappresaglia

Difficilmente (forse è la prima volta?) dedichiamo spazio ad analisi e considerazioni che esulano dal mero contesto finanziario, e tantomeno esprimiamo valutazioni di carattere politico, poiché i colori politici non ci interessano. Ci interessa solo il buon senso.

Tuttavia un’analisi va fatta, poiché è importante capire quali sono i rischi concreti cui siamo esposti distinguendoli dalle trappole create ad arte con il solo scopo di condizionare. Personalmente ci pare del tutto evidente che siamo di fronte alla punizione per aver osato sfidare l’attuale sistema Europa. Sotto questo profilo è lucidissima la pagina di oggi scritta dal nostro Direttore Tomasini, che centra in pieno il cuore del problema, o meglio, il cuore degli interessi.

L’intento è solo quello di destabilizzare finanziariamente il nostro Paese, massacrando i risparmi delle famiglie per scatenare panico e mantenere supina e sotto scacco un’intera nazione. Una nazione che, oltre al danno, deve subire anche la beffa dello scherno e delle provocazioni.

L’Euro non è in discussione, perché non converrebbe a nessuno: né a noi né a chi in questi giorni ha sentito l’odore della paura e ha scatenato una feroce rappresaglia nei nostri confronti. L’unica consolazione è che la storia ci insegna che alla lunga la Germania le guerre le ha perse tutte. Ma è ora che l’Italia raddrizzi la spina dorsale e nel rispetto delle norme, ma con fermezza, faccia sentire e valere la sua voce come si addice alla terza economia europea quale (forse nostro malgrado…) siamo.

Ma veniamo al nostro portafoglio, che ovviamente ha risentito di questa fase pesantissima, pur comunque confermando una tenuta a livello generale. Sul debito pubblico di casa abbiamo ovviamente preso delle scoppole non indifferenti, ora in parziale recupero. Sia chiaro, non crediamo sia finita qui, ma al tempo stesso non vediamo ragioni concrete per pensare ad una crisi tale da minare davvero alle fondamenta la nostra sopravvivenza finanziaria.

Se qualcuno ha pensato che siamo sull’orlo del fallimento ha solo fatto il gioco di chi sta muovendo i fili in questi giorni: un default dell’Italia sarebbe davvero la fine di questa Europa e dell’Euro, lo sanno tutti. Non siamo falliti nel 2011 con lo spread a 500 bps e non falliremo nemmeno oggi con lo spread poco sotto i 300 bps. La volatilità di questi giorni sarà riassorbita con fasi molto probabilmente altalenanti dettate dagli sviluppi che le parti politiche (tutte, non solo quelle di casa nostra) porteranno avanti.

Il portafoglio, che con questa violenta correzione ha oggi un NAV pari a 110,25, ritornerà su livelli normali nel corso del tempo: pertanto dobbiamo metterci il cuore in pace e sopportare la volatilità negativa per un tempo al momento non preventivabile. Certamente non smobilizziamo il debito italico solo per assecondare il panico che è stato scatenato ad arte per “educarci”. No, per vendere ci voglio ragioni granitiche e serie, ci vogliono evidenze concrete e oggettive.

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