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L’intervista: “Sono un manipolatore di Borsa e ora vi spiego tutto”


Le quotazioni? In buona parte pilotate. Confronto fra vecchi e nuovi stratagemmi utilizzati da chi muove i mercati, grazie alle ammissioni di chi è vissuto su quel fronte per trent’anni.

Hot markets

Non è italiano ma vive poco lontano dai nostri confini in una bella villa con una fantastica vista sul Mediterraneo. Per trent’anni ha lavorato in banche europee in quello che si può definire un ruolo di “manipolatore dei mercati”. L’abbiamo intervistato (naturalmente la segretezza di nomi e luoghi ci viene imposta) ed è un’esclusiva riservata a Lombard Report.

Chi è lei?

Non racconto la mia storia personale. Dico solo che ho operato al servizio di grandi banche per influenzare le quotazioni di Borsa in una direzione ben precisa e predeterminata secondo logiche volute. Prima lavoravo proprio nelle sale trading ma dopo Lehman mi hanno trasferito in società controllate – seppur autonome – situate in altri Paesi extra Ue: all’inizio Libano, poi Emirati Arabi e infine Bielorussia.

D’accordo lei faceva il manipolatore ma bisogna capire quanto incideva il suo lavoro sul business globale della banca o delle banche per cui operava. Siamo nell’ordine di quali percentuali?

Rispondo fornendo un solo dato. Negli ultimi anni l’importo delle multe inflitte al sistema bancario per quelle che lei definisce manipolazioni - sebbene il termine non sia esatto - è stato di 240 miliardi di dollari. Ed è poca cosa rispetto alle dimensioni delle contraffazioni. Vuole una mia stima? Oggi l’80% dei mercati è pilotato, in maniera parzialmente regolare o totalmente irregolare. Poi spiegherò come.

Il suo lavoro in cosa consisteva?

Era più elaborato rispetto a quanto avviene oggi. L’high frequency trading, cioè le macchinette, ha stravolto anche le metodologie più evolute del dopare i mercati. Ricordo un dato che pochi sanno. Goldman Sachs ha ridotto il numero dei trader attivi a New York dai 600 del 2000 ai 2 - proprio 2 – del 2019. Il perché è facile da capire.

Scusi, ripeto la domanda: lei cosa faceva o forse fa ancora?

Mi lasci parlare e glielo spiego. Posso raccontare solo alcuni aspetti del mio lavoro, molto specialistico, ma credo che sia interessante analizzare le diverse più comuni opzioni di alterazione dei mercati, cominciando da quelle che definirei arcaiche. Il primo metodo è semplice: sta nel diffondere false notizie. Non tanto quelle scritte dai media quanto quelle diffuse attraverso canali specialistici nonché dagli analisti. Colpiscono soprattutto i trader “intraday”, più esposti comunque al tema delle contraffazioni dei mercati. Il secondo metodo – molto praticato negli anni dopo la crisi Lehman – sta nel “pump and dump”, cioè nel “pompa e sgonfia”, tipico dei listini a bassa capitalizzazione. Esistono specialisti attivi in tale ambito. Diffondono notizie false o alterate per trascinare al rialzo titoli detenuti in portafoglio dai loro ispiratori. Evidente l’obiettivo di vendere in presenza di forti rialzi. E guardi che questa prassi esiste perfino fra operatori professionali. Io ho smontato posizioni da milioni di dollari investiti in “penny stock” vendendo a miei colleghi, grazie alla collaborazione di uno specialista di notizie false operante a Panama, dove nessuno l’avrebbe incolpato per quest’attività fraudolenta. Il terzo metodo è un po’ banale e viene alla fin fine attuato anche da privati molto abili. Consiste nello “spoofing”, ovvero nell’immettere ordini falsi poi cancellati velocemente, cercando di imporre così un trend ingannevole. Ci sono anche altre tecniche – per esempio lo “smoking” e il “layering” – ma tutte possono essere individuate dall’occhio di chi sa stare in piattaforma. Con un rischio enorme: un eventuale guasto dei computer o un’interruzione di energia fanno correre il pericolo di non portare a termine l’operazione, con perdite in tal caso di tutto rilievo. Alcuni colleghi sono specialisti del “wash trading”, consistente in contemporanei acquisti e vendite di uno stesso titolo, gonfiando così gli ordini. E’ molto diffuso nel settore delle criptovalute e delle azioni a bassa capitalizzazione specialmente europee. Infine cito la tecnica che ho utilizzato di più in alcune fasi dei mercati. E’ quella del cosiddetto “bear riding”, risultante da strategie ribassiste strutturate nell’immettere progressivamente falsi ordini di vendita. Tutto questo è però il passato.

Non l’ho interrotta ma vorrei capire una sua definizione, ovvero che si tratta di strategie arcaiche. Quindi non sono più utilizzate?

Il mondo finanziario è cambiato radicalmente dopo il 2008-2009, con l’entrata in scena delle macchinette, programmate anche in base a queste logiche ma che utilizzano metodi di alterazioni degli scambi sotto certi aspetti meno complessi ma allo stesso tempo più sofisticati.

Cosa vuol dire?

Posso raccontare solo alcuni aspetti perché il tema è talmente ampio da richiedere ore e ore di colloquio. L’high frequency trading non è tanto l’utilizzo di software che operano con negoziazioni ad altissima frequenza, il che potrebbe essere anche accettabile, quanto la programmazione di strategie distorsive preordinate in base a codici sorgente il cui scopo è di aumentare una volatilità apparentemente irrazionale e che il normale trader non può comprendere. Le macchinette sono concepite per acquistare e vendere con dinamiche di millesimi di secondo, il che è noto a tutti. Meno risaputo è che spostano le quotazioni verso livelli caldi del tutto ingiustificabili in un’ottica di pura analisi tecnica e ancor più di analisi fondamentale, che da alcuni anni non serve più. Sono come delle Formula 1 telepilotate, capaci di affrontare curve a 800 o a 1.000 km/h, cioè ben oltre la capacità umana, con millesimali correzioni di traiettoria che portano al successivo rettilineo, in realtà molto corto, poiché il percorso deve essere ricco solo di tornanti. Quindi tutto è truccato. Ma c’è dell’altro, l’aspetto più deleterio. La sala trading ad alta frequency della banca A è collegata con quella della banca B e poi magari della C? Posso dire di sì ma vedo che gli organi di controllo non hanno ancora indirizzato le proprie ricerche in questa direzione, una vera truffa, che – se scoperta – porterebbe a multe da miliardi di dollari, tali da far scomparire istituti dai grandi nomi.

L’esempio della Formula 1 è molto suggestivo e fa capire come le programmazioni delle macchinette siano infinitamente più perverse di quanto non si creda…

Questo è dato per scontato ma l’aspetto più interessante è un altro: individuare i livelli caldi preimpostati su cui comprano e vendono in un’ottica non di secondi ma di alcune sedute. Ne consegue l’irrazionalità di un mercato spesso incomprensibile. Ci sono azioni che fanno +8% un giorno e -6% quello dopo. Perché? Non chiedetevelo ma chiedetelo ai programmatori soprattutto asiatici dell’high frequency trading.

Ciò vuol dire che se si capissero tali livelli caldi si farebbe Bingo!

Perfetto. E’ proprio così e c’è fra i trader più evoluti chi lavora in tal senso senza interruzione. Le notizie e i grafici hanno ormai poco senso poiché l’evoluzione dei prezzi è già programmata da ore o da giorni.

Dove si colpisce di più?

Azionario e criptovalute, mentre per l’obbligazionario il tema è un altro.

Quale?

Essendoci molto Otc sul mercato, il che si presta in maniera diversa, si percuotono i titoli di Stato. Qui è inutile che io aggiunga altro, perché proprio nelle ultime settimane si sono scoperte truffe per aumentare o abbassare le quotazioni di Bund, Oat e Btp nelle fasi calde. Gli organi di controllo statunitensi e francesi hanno fatto un buon lavoro, scoprendo le banche attive in tal senso. Ora si attendono le sentenze …e le multe! Stesso discorso per gli spread, allargati in rapporto ai titoli detenuti. Magari si tratta di 1 o 2 pb per contrattazione ma sui volumi ciò comporta enormi maggiori profitti.

Lei mi diceva nel pre intervista che in realtà la vera manomissione è un'altra e ben peggiore. Ce la spieghi.

Già. Non sempre lo si è capito per l’impatto devastante che ha. A fianco dell’high frequency trading negli ultimi anni si è assistito a un utilizzo esasperato dei derivati nelle gestioni di fondi e quant’altro. L’innesto dei due elementi porta a un aumento esponenziale delle performance positive o negative, a seconda dell’impostazione data. Il che va bene fintanto che il congegno si muove nella direzione imposta. Se qualcosa però andasse storto inizierebbe un cataclisma da fine del mondo. Vorrei far capire che ormai tutto è automatizzato: i trader non ci sono più, perché costavano e facevano errori. Così si è affidato il sistema ai robot, controllati non da specialisti delle contrattazioni ma da tecnici informatici, amministrativi e quant’altro. Una vera follia! Gli operativi assistono spesso in maniera assolutamente passiva alle evoluzioni dei corsi e cercano di analizzarle e giustificarle ma sono indietro nella loro interpretazione, basata sui parametri del passato.

Se ne può uscire?

Per ora no. I regolatori hanno messo a punto quella vera buffonata che è la Mifid 2, la quale è come un bicchiere d’acqua per l’ammalato di Ebola. Si colpisce l’investitore finale e si lascia carta bianca alle grandi banche internazionali. Che dovrebbero rendere pubblici algoritmi e software. Quali? Quelli utilizzati cinque anni prima o quelli usati ora? Per ora non si sa nulla in merito e non lo si saprà forse mai. Le lobbies hanno già fatto il loro compitino. Adesso lasciamoci però alle spalle le follie della finanza! Beviamoci un bel bicchiere di Rosé della mia vigna e dimentichiamoci di un mondo sempre più assurdo.

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