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Ipervolatilità, ma il quadro non cambia...


L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, con un’escalation militare così repentina che ha paralizzato il mondo, ha provocato sui mercati finanziari una reazione iniziale di panico sulle Borse, e di speculare entusiasmo sui preziosi e sulle materie prime in generale, rientrata però velocemente già in chiusura di seduta giovedì e, soprattutto, durante la sessione di venerdì. Nonostante l’ipervolatilità, che renderà quindi di più difficile lettura l’evoluzione dei mercati nelle settimane a venire, il quadro tecnico di fondo non è per nulla mutato.

Come dicevamo le settimane passate, al di là delle tensioni geo-politiche, “La liquidità rimane la variabile chiave: una sua contrazione - e forse anche solo una sua crescita giudicata troppo scarsa dai mercati - potrebbe creare seri problemi sulla tenuta del debito e quindi anche alle dinamiche delle Borse [...]. È quindi probabile che i rialzi dei tassi nominali di interesse - ancorché in rialzo - siano destinati a rimanere al di sotto dei tassi di inflazione, mantenendo cioè un contesto di rendimenti reali negativi. Le Banche Centrali, insomma, seguiranno un approccio behind the curve, faranno la “faccia feroce” magari, ma rimanendo nei fatti accomodanti. Per un semplice motivo: si sono infilate in un cul de sac, da cui possono uscire solo grazie all’inflazione, che aiuterà a sgonfiare le gigantesche bolle di debito accumulato negli ultimi lustri”.

È anche possibile che le Banche Centrali “approfittino” ora delle tensioni politico-militari per giustificare un ritardo nel momento in cui inizieranno a chiudere un po’ i rubinetti della liquidità. Ma il momento dovrà arrivare, se vogliamo evitare un’inflazione a due cifre.

L’indice S&P500 (PC 4.352), dopo un affondo verso 4.100 ha recuperato le posizioni della scorsa ottava: fintantoché le quotazioni stazionano al di sotto di 4.500-4.600 il tono rimane comunque debole, con possibili ulteriori discese (segnale alla perforazione di 4.200) verso il valido supporto a quota 4.000. Sull’Eurostoxx50 (PC 3.960; cfr. Grafico) il movimento ribassista è stato ovviamente più marcato, con un minimo a ridosso di 3.750, in corrispondenza del supporto indicato in area 3.700-3.850, seguito da un buon rimbalzo in chiusura di settimana; il tono migliorerebbe al di sopra di 4.150, ma un nuovo impulso rialzista si avrebbe solo al di sopra di 4.250 (improbabile); le vendite riprenderebbero su discese al di sotto di 3.850, con obiettivo 3.700. 

La volatilità implicita (VIX: PC 27,55), dopo uno spike a 34, è ridiscesa sui livelli della scorsa ottava, confermando però quel quadro di elevata instabilità già evidenziato, riflesso di un quadro tecnico molto nervoso e a rischio crescente di deterioramento. Come dicevamo “Non è ancora conclamato il passaggio da uno scenario risk-on a uno risk-off ma sicuramente si nota un deterioramento significativo delle prospettive di rischio/rendimento, su orizzonti plurimensili”.

I minimi toccati nell’infraday della seduta di giovedì possono essere ora considerati come la linea da non infrangere per evitare l’ingresso in un contesto ribassista plurimensile sull’azionario.

Lato economia reale, la stagflazione è dietro l’angolo, e non certamente uno scenario favorevole all’azionario e all’obbligazionario.

Sui metalli preziosi si è assistito ad uni spike rialzista durante la seduta di giovedì, più che annullato però in chiusura di settimana. Il trend dominante sul comparto dei preziosi rimane impostato positivamente. Rimane positiva anche la maggior parte delle materie prime, vista la presenza di uno scenario oramai conclamatamente inflazionistico, con rendimenti reali negativi, nonostante la probabile risalita dei rendimenti nominali.  

Dopo un crollo verso l’obiettivo indicato a 1,1100, il cambio EurUsd (PC 1,1257) ha recuperato parte delle perdite in finale d’ottava: finché le quotazioni stazionano al di sotto di 1,1400 il tono rimane comunque molto debole e non si esclude una ripresa delle vendite per un nuovo test i 1,1100. 

Operativamente, si conferma il mantenimento delle posizioni in portafoglio, sui seguenti Etc quotati su Borsa italiana:

Oro (ticker PHAU: PC 158,23); Argento (ticker PHAG: PC 19,766); Platino (ticker PHPT: PC 87,300); Palladio (ticker PHPD: PC 193,09); Frumento (ticker WEAT: PC 0,8065); Mais (ticker CORN: PC 1,0952); Caffè (ticker COFF: PC 1,2712); Cotone (ticker COTN: PC 3,0925); Rame (ticker COPA: PC 35,340); Nickel (ticker NICK: PC 20,355); Alluminio (ticker ALUM: PC 4,1675); Zucchero (ticker SUGA: PC 7,7930); Cacao (ticker COCO: PC 2,3270) e Zinco (ticker: ZINC: PC 9,8590).

Manteniamo anche le posizioni corte tattiche sull’S&P500, con l‘Etf short sull’S&P500 Xtrackers S&P500 Inv Day con ticker XSPS (PC 7,1550).

(L'autore del presente articolo non è iscritto all'ordine dei giornalisti e potrebbe detenere i titoli oggetto dei suoi articoli)