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Obiettivo reddito – Il match della settimana: fra dividendi petroliferi (vincenti) e Btp (perdenti) battaglia campale


Comunque vada a finire lo scontro medio orientale, il rally dell’oil ha spinto l’azionario del settore, che in prospettiva potrebbe distribuire profitti ancora più alti. Sei leader europee sotto analisi. La debolezza dei nostri titoli di Stato è anch’esso un segnale da valutare. In un confronto che diventa inevitabile.   

Cronache dai mercati

La parola più ricorrente nei resoconti finanziari più seri degli ultimi giorni è sfoltire le posizioni. Che è un modo elegante per dire vendere ma non svendere o ancor meglio selezionare. Le due direzioni più seguite sono di passare dalle azioni Usa a quelle europee e dei mercati emergenti, nonché dal settore tecnologico verso i beni di prima necessità e industriali. Si liberano però anche titoli di Stato a scadenze lunghe, switciando su quelle corte. Il vero e maggiore timore – inutile sottolinearlo – è un aumento dell’inflazione, che solo a metà febbraio veniva vista come un’incertezza del passato.

Azioni petrolifere: cosa considera il mercato

Con un petrolio a oltre 90 $ inevitabilmente si guarda alle big dell’estrazione, della raffinazione e del commercio di prodotti derivati dall’oro nero. Attenzione! Non lo si fa in una prospettiva di breve termine (ovvero di trading più o meno veloce) ma di posizionamento di medio e lungo periodo. Per un motivo che va spiegato: se il greggio aumenterà stabilmente di prezzo i profitti saliranno con una certa progressività. Il balzo dell’oro nero non si traduce infatti in un loro immediato sprint, perché i relativi contratti hanno scadenze programmate nel corso del tempo. Ne consegue così che non si assisterebbe a un rush improvviso se il greggio dovesse – anche solo per poco tempo – salire oltre i 100-120 $. Per i ricavi delle regine del settore è importante un rialzo equilibrato (per esempio una stabilizzazione sui 70-80 $) più che picchi occasionali. Il mercato considera questa ipotesi e prevede che ciò potrebbe avvenire in presenza di una guerra che divenisse meno cruenta e globale, limitandosi a un conflitto regionale, seppur destabilizzante.

Naturalmente sono tutte ipotesi ma ciò è inevitabile in un quadro che suppone eventualità estreme in un caso e nell’altro, ovvero da una pace improvvisa a un conflitto perdurante.

Meglio comunque evitare il rischio dollaro, se si guarda lontano (sebbene le leader Usa siano fortissime nel quadro in corso, ma in prospettiva molto volatili), e limitarsi a sei big europee, interessanti anche se la guerra si attenuasse.  Eccole.

Società

Eni

Nazionalità

Italia

Mercato di quotazione

Milano

Isin

IT0003132476

Ultima quotazione

20,525 Eur

Forchetta quotazioni ultimo anno

11,01 Eur (9/04/2025) –

20,77 Eur (2/3/2026)

Valutazione prevalente analisti (fonte FactSet)

Hold (16 su 25)

Rendimento da dividendi

5,02%

Previsione rendimento prossimi anni (fonte FactSet)

In leggera crescita

●●●●●

Società

Total Energies

Nazionalità

Francia

Mercato di quotazione

Parigi

Isin

FR0000120271

Ultima quotazione

68 Eur

Forchetta quotazioni ultimo anno

47,6 Eur (9/4/2025) –

73 Eur (2/3/2026)

Valutazione prevalente analisti (fonte FactSet)

Buy (14 su 26)

Rendimento da dividendi

5,0%

Previsione rendimento prossimi anni (fonte FactSet)

In leggera crescita

●●●●●

Società

Shell

Nazionalità

Inglese

Mercato di quotazione

Amsterdam (per non avere il rischio cambio sul Gbp scegliendo la quotazione a Londra)

Isin

GB00BP6MXD84

Ultima quotazione

36,17 Eur

Forchetta quotazioni ultimo anno

26,5 Eur (9/4/2025) –

37,4 Eur (2/3/2026)

Valutazione prevalente analisti (fonte FactSet)

Hold (17 su 34)

Rendimento da dividendi

3,7%. L’eventuale scelta della versione quotata a Londra ha il vantaggio di una fiscalità “agevolata”, non essendo tassata alla fonte

Previsione rendimento prossimi anni (fonte FactSet)

In crescita

●●●●●

Società

BP

Nazionalità

Inglese

Mercato di quotazione

Londra

Isin

GB0007980591

Ultima quotazione

498,9 Gbx

Forchetta quotazioni ultimo anno

329,25 Gbx (7/4/2025) –

508,2 Gbx (2/3/2026)

Valutazione prevalente analisti (fonte FactSet)

Hold (19 su 34)

Rendimento da dividendi

4,9%

Previsione rendimento prossimi anni (fonte FactSet)

In crescita

●●●●●

Società

Repsol

Nazionalità

Spagna

Mercato di quotazione

Madrid

Isin

ES0173516115

Ultima quotazione

20,76 Eur

Forchetta quotazioni ultimo anno

9,41 Eur (9/4/2025) –

20,88 Eur (5/3/2026)

Valutazione prevalente analisti (fonte FactSet)

Hold (14 su27)

Rendimento da dividendi

5,06%

Previsione rendimento prossimi anni (fonte FactSet)

In crescita

●●●●●

Società

OMV

Nazionalità

Austria

Mercato di quotazione

Vienna

Isin

AT0000743059

Ultima quotazione

57,45 Eur

Forchetta quotazioni ultimo anno

40 Eur (7/4/2025) –

57,9 Eur (2/3/2026)

Valutazione prevalente analisti (fonte FactSet)

Buy (7 su 17)

Rendimento da dividendi

5,3%

Previsione rendimento prossimi anni (fonte FactSet)

In forte crescita

Cosa si evidenzia?

In cinque casi lo yield da dividendi si attesta attorno al 5% e solo per Shell è sotto ma stimato in crescita. Basterebbe una fase di debolezza delle quotazioni perché salga al 6%. Certamente si riduce al netto dei prelievi fiscali alla fonte (Paese d’origine) per TotalEnergies, Repsol e OMV. Viene indicato però stabile se non in crescita nei prossimi anni

Il balzo delle quotazioni nelle ultime settimane è totalmente correlato alle vicende iraniane. L’andamento degli eventi inciderà quindi ancora sui trend di prezzo  

Non volendo puntare su titoli specifici c’è l’alternativa dell’Etf Amundi Stoxx Europe 600 Energy (Isin LU2082998167), che da maggio 2025 ha innestato una decisa marcia rialzista. È quotato solo allo Xetra tedesco ma disponibile su varie piattaforme italiane. Il suo rendimento distribuito in corso si colloca al 3,1%.

Btp deboli. I livelli e le alternative “inflation” da monitorare

Con un rendimento del decennale italiano tornato quasi al 3,7%, rispetto al 3,3% di fine febbraio, l’inversione ribassista delle quotazioni appare netta ma inevitabile, perché il timore dell’inflazione riporta tensioni sul fronte obbligazionario. Anche qui è il momento di rimettere ordine nei portafogli, alleggerendo tutto quanto comporta maggiori rischi.

Il tema però è un altro. Gli “inflation linked” tornano centrali in qualsiasi patrimonio, piccolo o grande che sia. Lo sono sempre ma con quote variabili, che possono mutare da minimi sul 5-10%, nel caso di inflazione debole, al 25-30% in quello di inflazione galoppante.

Non è comunque ancora possibile valutare quale sarà il quadro futuro.

Diamo allora alcune indicazioni temporali e operative, con l’inevitabilità che verranno aggiornate di settimana in settimana.

Prima di avere indicazioni più chiare è meglio attendere metà marzo e quindi la fine della prossima settimana: se le quotazioni del petrolio si attestassero sopra i 100 $ l’impatto sull’inflazione sarebbe pesante

Come ci si protegge? Tatticamente – cioè sul breve periodo – con i Btp Italia, che distribuiscono semestralmente – assieme alle cedole - grazie al meccanismo di indicizzazione utilizzato, il recupero della perdita del potere di acquisto realizzatasi nel periodo. Strutturalmente – cioè sul lungo periodo – con i Btp€i. Grazie al meccanismo di indicizzazione utilizzato, in questo caso con il passare del tempo e infine alla scadenza è riconosciuto al detentore il recupero della perdita del potere di acquisto realizzatasi nel corso della vita del titolo. In ogni caso il Btp€i garantisce la restituzione del valore nominale sottoscritto: anche se si verificasse, nel periodo, una riduzione dei prezzi, l’ammontare rimborsato a scadenza non sarà mai inferiore al valore nominale (100)

Non volendo assumere il rischio Italia (che però sugli “inflation” è un emittente imbattibile, grazie appunto a due diverse tipologie di titoli) ci sono varie alternative in euro, proposte da Francia, Germania e Spagna, con strutture simili a quella del Btp€i

Attenzione però alla liquidità dei titoli esteri, non sempre eccellente

Infine una precisazione: noi non abbiamo scritto dell’ultima emissione del Btp Valore, perché da più parti si annunciava quello che stava per succedere. Avremmo dovuto dirlo? Impossibile, poiché le accuse di “infedeltà alla patria” ci avrebbero soverchiato! Basta aver visto la piaggeria con cui molti media hanno promosso il suo collocamento, che comunque è stato un successo 

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