Un articolo di Allysia Finley sul Wall Street Journal spiega perché il rialzo del petrolio è transitorio. Il testo sostiene che le tensioni in Medio Oriente e le interruzioni del traffico nello Stretto di Hormuz, attraverso cui passa circa il 20% del petrolio mondiale, possono provocare aumenti solo temporanei dei prezzi energetici.
Secondo l’autore infatti gli aumenti sarebbero probabilmente di breve durata, perché la produzione petrolifera degli Stati Uniti e del continente americano è oggi molto più elevata rispetto al passato e contribuisce ad ampliare l’offerta globale. L’articolo sostiene che gli Stati Uniti oggi non dipendono più in modo significativo dal petrolio del Medio Oriente.
Gran parte del petrolio consumato negli USA viene prodotto negli Stati Uniti o in Canada, grazie alla crescita della produzione domestica e allo sviluppo del fracking. Questa maggiore autosufficienza energetica ha ridotto la vulnerabilità degli Stati Uniti agli shock petroliferi globali rispetto alle crisi degli anni ’70. L’aumento della produzione energetica americana e l’espansione dell’offerta globale hanno contribuito a ridurre i prezzi dell’energia, diminuendo le entrate petrolifere e del gas della Russia. Secondo il testo, i ricavi energetici russi sarebbero diminuiti drasticamente dopo l’invasione dell’Ucraina. Il regime iraniano dipende fortemente dalle entrate petrolifere per finanziare il bilancio statale.
L’articolo afferma che l’Iran necessita di prezzi del petrolio molto elevati (circa 124 dollari al barile) per pareggiare il proprio bilancio. Prezzi più bassi riducono quindi le risorse economiche disponibili per il governo iraniano e aumentano la pressione economica interna. La Cina viene descritta come più vulnerabile a uno shock petrolifero rispetto agli Stati Uniti perché dipende fortemente dalle importazioni di petrolio, in particolare dal Medio Oriente. In effetti la Cina è il più grande importatore di petrolio al mondo, con circa tre quarti del suo fabbisogno coperto da importazioni.
Per questo motivo eventuali crisi nel Golfo Persico colpirebbero più direttamente l’economia cinese. E per questo motivo, aggiungiamo noi, anche il supporto della Cina alla guerra potrebbe essere solo di facciata perché solo un ritorno rapido allo status quo precedente potrebbe salvarla da una situazione economica già in fase di degradazione. L’espansione delle esportazioni energetiche statunitensi, soprattutto di gas naturale liquefatto (GNL), ha consentito all’Europa di ridurre la dipendenza dal gas russo. Secondo il testo, questo ha limitato la capacità della Russia di usare l’energia come strumento di pressione politica sugli stati europei.
Sintesi finale: L’aumento della produzione energetica americana ha ridotto la vulnerabilità degli Stati Uniti agli shock petroliferi globali. Un’offerta globale più ampia contribuisce a mantenere i prezzi dell’energia relativamente contenuti. Prezzi più bassi danneggiano i grandi esportatori come Russia e Iran, mentre quelli altri colpiscono soprattutto i grandi importatori di petrolio come Cina e alcune economie asiatiche. L’Europa ha parzialmente compensato la perdita del gas russo grazie alle importazioni di GNL dagli Stati Uniti.
Mia conclusione personalissima ? Se leggete bene questo articolo capite perché in ogni caso gli Stati Uniti escono vincitori da questo gioco:
1) vendono petrolio e gas all’Europa che non lo compra più dalla Russia
2) mettono in riga i Cinesi che non possono permettersi prezzi alti del petrolio
3) se gli va bene tolgono dal mercato / controllano uno dei principali concorrenti come l'Iran
Ovviamente tutti i player di cui sopra avranno interesse a rimettere il mondo come era prima.
E qui sotto pubblico il grafico dell’andamento storico del petrolio (sempre fonte Wall Street Journal): rispetto al passato questa crisi tutto sommato è “contenuta” … almeno finora
L’autore del presente articolo è iscritto all’Ordine dei Giornalisti e non detiene gli strumenti oggetto delle sue analisi.
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