Il direttore responsabile Emilio Tomasini è apparso su:

El.En: il laser toscano che fa cassa mentre la Borsa guarda altrove


Ci sono titoli che sembrano nati per la poesia e poi finiscono nel magazzino dei bulloni. El.En (simbolo ELN) è uno di questi: società toscana, laser medicali, laser industriali, applicazioni estetiche, chirurgiche, perfino restauro artistico. Una di quelle aziende che, se fosse americana, avrebbe probabilmente una narrazione da Silicon Valley, un fondatore con il maglione nero, tre fondi che la pompano e una capitalizzazione da far venire il singhiozzo. Essendo italiana, invece, deve fare i conti, letteralmente, con la vecchia Borsa milanese: pochi analisti, poca epica, molta sostanza e qualche malumore appena il margine non canta come un tenore.

La domanda, dunque, non è se El.En sia una società interessante. Lo è. La domanda è se oggi il titolo ELN sia interessante anche in Borsa.

Negli ultimi tre mesi le notizie vere sono poche, ma non irrilevanti. A maggio la società ha comunicato l’uscita di Paolo Salvadeo dal ruolo di direttore generale, carica che ricopriva dal 2017, per ragioni personali. Non è una notizia da far crollare un impero, ma in una società industriale specializzata, dove il capitale umano pesa più del cemento armato, un cambio di questo tipo va messo sul tavolo. Poi sono arrivati i conti del primo trimestre 2026, pubblicati a metà maggio: ricavi per 145,6 milioni, in crescita del 3,3%, EBITDA a 23,7 milioni, EBIT a 19,9 milioni e risultato ante imposte a 20 milioni. La parte medicale ha tirato, quella industriale ha tossito. E questa, se vogliamo, è tutta El.En in una riga: la medicina estetica e chirurgica che corre, il taglio industriale che ogni tanto si impiglia nel ciclo economico.

La società ha anche staccato il dividendo 2025: 0,25 euro per azione. Non è un titolo da vedova allegra che vive di cedole, ma il dividendo segnala una cosa semplice: qui non siamo davanti alla start-up col cappello in mano, siamo davanti a un gruppo che produce utili e distribuisce una parte del raccolto.

Sul fronte analisti, la situazione è curiosa. La copertura non è sterminata, ma il tono è costruttivo. Berenberg, dopo la trimestrale, ha confermato il giudizio positivo e alzato il prezzo obiettivo da 13,30 a 16 euro, sottolineando che la scelta del gruppo di concentrarsi sulle attività a maggiore crescita e redditività comincia a dare frutti. Stifel, a giugno, ha avviato la copertura con giudizio “buy” e prezzo obiettivo a 19 euro. MarketScreener riporta un consenso medio a 17,62 euro con quattro analisti, giudizio medio positivo e forchetta dei prezzi obiettivo fra 16 e 19 euro; anche Investing.com indica sostanzialmente la stessa fotografia, quattro giudizi di acquisto, nessun mantenere e nessun vendere, con target medio intorno a 17,63 euro. Insomma, gli analisti non stanno urlando “comprare a camionate”, ma nemmeno stanno chiamando i pompieri.

Non risultano, sulla base delle comunicazioni pubbliche disponibili, operazioni straordinarie imminenti come aumenti di capitale, azioni gratuite, fusioni, scissioni o nuovi frazionamenti azionari. Il capitale sociale a fine 2025 era pari a 2,612 milioni di euro, diviso in 80.384.552 azioni ordinarie. Esiste l’ordinaria autorizzazione su azioni proprie: a fine 2025 la società deteneva 235.346 azioni proprie, salite a 241.784 alla record date assembleare del 2026. La vendita della maggioranza di Penta Laser Zhejiang, perfezionata nel 2025, resta invece il fatto straordinario già digerito dai conti, non una nuova operazione in arrivo.

Venendo al bilancio, il 2025 non è stato un anno brutto, ma nemmeno da trombe romane. I ricavi consolidati sono saliti a 590,8 milioni, con una crescita del 4,4%; l’EBITDA è stato pari a 92,8 milioni, sostanzialmente stabile ma positivo, mentre l’EBIT si è attestato a 77,8 milioni, in lieve calo. L’utile netto di gruppo è sceso a 43,4 milioni dai 51,6 milioni del 2024. Qui bisogna leggere bene: la crescita c’è, la redditività resta buona, ma l’utile netto ha risentito anche di poste finanziarie, imposte e della componente legata alle attività dismesse. Se si guardano i numeri senza tremarella, non è il disastro di Caporetto; è una società che ha cambiato mix, ha rafforzato la parte medicale e ha lasciato qualche pelo nel rasoio industriale.

Il primo trimestre 2026 ha confermato la stessa trama. Il medicale ha fatto quasi tutto il lavoro: ricavi del settore in crescita del 9,2%, contributo all’EBIT di 19,2 milioni su 19,9 milioni complessivi e redditività vicina al 18%. L’industriale, invece, ha visto i ricavi calare del 10,8% e una marginalità molto compressa, pari all’1,8% dei ricavi. La società ha indicato difficoltà legate agli investimenti industriali, con debolezza in Italia e Brasile, mentre Europa e medicale hanno dato segnali molto più incoraggianti. 

Patrimonialmente, invece, siamo davanti a un gruppo messo bene. La posizione finanziaria netta era positiva per 172,2 milioni, migliorata di oltre 61 milioni rispetto all’anno precedente, anche grazie all’incasso legato alla cessione Penta e alla generazione di cassa operativa. Al 31 marzo 2026 la PFN è salita ancora a 173,7 milioni. Questo è un dato che pesa. Perché la cassa, a differenza delle promesse, non ha bisogno del comunicato motivazionale del lunedì mattina: o c’è o non c’è. Qui c’è.

El.En negli ultimi tre anni ha registrato un ROIC nell’ordine del 13-15%. Nello stesso lasso di tempo il WACC, ha avuto un passaggio dal circa 10% del 2023 al 2% degli ultimi due anni. Ne deriva uno scarto ROIC-WACC positivo che negli ultimi due anni si è stabilizzato sull’11%. La società crea valore sul capitale investito. E lo fa con una certa stabilità. Il confronto ROIC-WACC serve proprio a questo: se il rendimento del capitale investito supera il costo del capitale, la società crea valore; se sta sotto, lo distrugge.

Il confronto con i concorrenti? In Italia non esiste un gemello perfetto di El.En. Si possono guardare società medicali o tecnologiche come Amplifon, DiaSorin oppure allargare il campo internazionale a InMode, che opera nell’estetica medicale. El.En, con una PFN positiva e un ROIC stimato ben sopra il costo del capitale, sta nella parte buona della classe. Non è necessariamente la più economica, ma è una di quelle società in cui il bilancio permette all’azionista di dormire tranquillo. InMode tratta a multipli più bassi, ma il mercato le applica uno sconto anche per ragioni operative e per l’incertezza strategica, inclusa una proposta di acquisizione non sollecitata emersa nel 2026. Amplifon ha una storia più grande e più liquida, ma anche un profilo diverso e nel 2026 ha annunciato l’acquisizione di GN Hearing per 2,3 miliardi di euro, operazione importante e tutt’altro che neutrale.
Sul rapporto prezzo/utili, El.En non è regalata. Ad oggi, ELN presenta un P/E di 38,87, che si posiziona sopra il dato mediano di 26,37 del settore di strumenti e dispositivi medici e non troppo distante dal suo massimo a 5 anni di 41,92. Amplifon attualmente ha un P/E di 33,32, con Diasorin si scende a 25,20, mentre allargando lo sguardo in ambito internazionale, InMode presenta un P/E di 11,01. Quindi no: El.En non è la bancarella del mercato rionale dove trovi l’argenteria della nonna a metà prezzo. È un titolo a multipli mediamente coerenti con la qualità, forse un filo cari se si guarda solo l’utile, più digeribili se si guarda la cassa netta e la specializzazione medicale.

El.En è una società industriale vera, con tecnologia, presenza internazionale, una gamba medicale redditizia, una posizione finanziaria netta positiva e un capitale investito che rende molto più del suo costo stimato. Il mercato dei laser medicali ed estetici non è una moda nata ieri, e non morirà domani mattina perché un influencer ha cambiato crema per la faccia. Inoltre il gruppo ha una caratteristica quasi rinascimentale: fa tecnologia, ma resta manifattura; vende macchine, ma dietro c’è ricerca; produce strumenti per chirurgia ed estetica, ma i suoi laser sono stati usati anche nel restauro artistico.

La mia sintesi, quindi, è questa: El.En è un titolo da mettere nel cassetto degli osservati speciali. Per un investitore paziente, che cerca società italiane di qualità, con cassa, tecnologia e redditività superiore al costo del capitale, ELN merita attenzione soprattutto su debolezza. 

La citazione giusta non è americana, ma latina: “Festina lente”, affrettati lentamente. El.En sembra proprio questo: una società che non deve promettere la rivoluzione ogni trimestre, ma deve continuare a fare quello che sa fare, tagliare il superfluo, spingere il medicale, rimettere in carreggiata l’industriale e lasciare che la cassa dica quello che spesso i comunicati non riescono a dire. La Borsa, prima o poi, ama la tecnologia. Ma ama ancora di più la tecnologia che guadagna soldi. E qui, almeno per ora, i soldi non sono una leggenda metropolitana.

L’autore del presente articolo è iscritto all’Ordine dei Giornalisti e non detiene gli strumenti oggetto delle sue analisi.
Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica clicca qui >>
Informativa metodo clicca qui >>

Non accontentarti solo degli articoli Free!

Registrati gratuitamente e avrai accesso senza limitazioni ai servizi premium per 7 giorni!