A Wall Street non tutti corrono alla stessa velocità. E il grafico che segue lo mostra bene.
La linea verde racconta i margini dei Magnifici 7. La linea arancione racconta il resto dell’S&P 500, cioè le altre 493 società. E qui viene il bello, o il brutto, dipende da che parte siete seduti.
I Magnifici 7 viaggiano con margini stellari, sopra il 20%, in una zona che ormai assomiglia più a un monopolio di fatto che a un normale ciclo industriale. Il resto del mercato, invece, resta inchiodato intorno al 9-10%. Non c’è esplosione. Non c’è accelerazione.
Il messaggio è semplice: l’espansione dei margini non è americana, è tecnologica. E dentro la tecnologia non è nemmeno tutta tecnologia: è il solito gruppo ristretto di colossi che macinano cassa, potere di prezzo, piattaforme, cloud, advertising, software, intelligenza artificiale e rendite di posizione.
Questo spiega perché gli indici sembrano forti anche quando una larga parte del listino non lo è. Le medie di Borsa sono democratiche solo sulla carta. Nella realtà pesano di più quelli grossi, e oggi quelli grossi sono pochi, ricchi e molto profittevoli.
Il punto per l’investitore è decisivo: se compriamo “il mercato”, spesso stiamo comprando una narrazione dominata da sette titoli. Se compriamo il resto del mercato, compriamo aziende che non stanno mostrando lo stesso salto nei margini.
Quindi attenzione ai facili entusiasmi. Il rialzo può continuare, nessuno ha la sfera di cristallo. Ma se i margini fuori dalla tecnologia non salgono, allora il famoso allargamento del mercato resta più uno slogan che una realtà contabile.
E in Borsa, prima o poi, la contabilità presenta sempre il conto.
L’autore del presente articolo è iscritto all’Ordine dei Giornalisti e non detiene gli strumenti oggetto delle sue analisi.
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