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Brividi di inizio anno. Dove mettere i soldi? In banca, sulle criptovalute o nell’oro?


Nuove normative sulla patrimonializzazione del sistema bancario rischiano di ingessarlo ancor più. E così si guarda alle alternative possibili.

Cedole & dividendi

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Presi dai bagordi natalizi, gli italiani non hanno recepito un forte messaggio lanciato da un personaggio certamente discutibile ma notoriamente sempre aggiornato sulle notizie politico/economiche, Luigi Bisignani, considerato uno degli uomini più potenti del nostro Paese. Cosa ha scritto di tanto importante sul quotidiano Il Tempo? Esattamente questo: “L’Abi è nel panico perché sa che è sulle banche che ricadranno le colpe. Se non ci saranno modifiche entro giugno, infatti, scatterà un nuovo obbligo di patrimonializzazione per il settore, dal nome impronunciabile di “Mrel”, che assorbirà tutte le risorse, bloccando il credito a famiglie e imprese e strozzando, quindi, l’economia. Oppure costringerà gli istituti a vendere alla clientela prodotti ad alto rischio, come fatto dalle banche di recente fallite e non solo da loro nel 2015. Il successo delle criptovalute come Bitcoin, Ethereum, Litecoin può essere visto anche come un segnale della sfiducia dei risparmiatori verso le monete fiat (cioè basate sulla fede nei governi); la fiducia un tempo riposta nelle banche oggi viene riversata nella tecnologia blockchain, il protocollo alla base del bitcoin, che garantisce tracciabilità e unicità delle transazioni. Bisognava rispondere e invece la direttiva “Bail-in” sui salvataggi bancari piuttosto che scongiurare le crisi, ha finito per provocarle. Il nuovo mostro “Mrel” darà il colpo di grazia”. Bisignani conclude così: “Il sistema bancario italiano è stato solido fino a che non sono cambiate le regole Ue, davanti alle quali un governo serio si sarebbe magari opposto, se Mario Draghi non ci avesse costretto a essere più realisti del Re. La Commissione Casini poteva recuperare in extremis e passare alla storia per aver salvato davvero le banche, a costo zero. Invece a pagare ancora una volta l’insipienza dei politici saranno i risparmiatori”. Il messaggio è – come si diceva – forte, sebbene pochi l’abbiano recepito.

E’ già corsa alla diligenza

Di recente un report dell’Autorità bancaria europea ha fatto il punto sulle conseguenze a livello di industria bancaria relativamente al recepimento del pacchetto “Mrel” (Minimum requirement for own funds and eligible liabilities), acronimo dietro cui si nasconde il requisito minimo relativo ai fondi propri e alle passività ammissibili in caso di risoluzione. Nell’ambito di tale disciplina – che va armonizzata anche nel quadro del recepimento del “Tlac”, requisito paragonabile al “Mrel” per le grandi banche globali sistemiche – a ogni istituto nei prossimi anni verrà chiesto da parte delle authority un livello minimo di strumenti finanziari che potranno essere convertiti in capitale per assorbire le perdite in caso di “Bail-in” e ricostituire il patrimonio mancante.

Che contorsioni (e usiamo un termine gentile)! Nei prossimi mesi scatterà comunque l’offerta di nuovi prodotti obbligazionari definiti in gergo “cuscinetto”: saranno intermedi fra i classici “senior” e i “subordinati”, in parole tecniche strumenti di debito chirografario di secondo livello. Chi li comprerà? Certamente non il “retail”, visto un taglio minimo di 250.000 euro, secondo quanto stabilito dalla Legge di Bilancio. Assodati risultano invece alcuni effetti per ora non analizzati:

1°) Le banche diventeranno ancora più rigide nei rapporti con la clientela

2°) Le possibilità che la liquidità venga remunerata in qualche modo in un contesto di evoluzione delle politiche monetarie si riducono al minimo.

Le quattro alternative

Quanto ipotizza Bisignani, ovvero che le criptovalute siano la risposta a questi problemi, appare poco probabile. Voci maligne sostengono invece che tutte le complesse normative sui requisiti patrimoniali siano in parte volute da poteri occulti che si nasconderebbero dietro le Banche centrali, rappresentati anche dai grandi emittenti di fondi, compressi nei rendimenti dalle nuove disposizioni sugli intermediari finanziari, quali Mifid II ecc, e dalle politiche sui tassi. Sono appunto voci maligne…

Certo è che per il piccolo e medio investitore il quadro appare problematico e con poche vie di uscita.

Banche

Sempre più ingessate e sempre più lontane dal cliente finale. Attendersi segnali di distensione è irrealistico e lo dimostra il rigore con cui stanno applicando proprio negli ultimi mesi gli aumenti dei costi per l’operatività “minore”, che colpisce soprattutto anziani e persone che rifiutano l’utilizzo dell’informatica. Così come gli oneri indiretti dovuti all’applicazione di Mifid II. Per non parlare del credito alle imprese, nodo scorsoio che rischia di bloccare l’economia, nel più assoluto disinteresse della classe politica

Criptovalute

Forse sarà una risposta di lungo periodo, ma pensare al grande pubblico che colloca i propri risparmi su Bitcoin e compagni appare irrealistico

Gafa

Google, Amazon, Facebook e Apple: i vostri soldi saranno la loro prossima preda, attraverso sistemi digitali in piena evoluzione. Proprio l’Italia si annuncia un terreno fertile, per tutto quanto gli scandali degli ultimi anni e mesi in ambito bancario hanno seminato in termini di discredito del sistema

Oro

E’ l’alternativa più realistica all’affermazione di molti che sostengono di voler tornare al “materasso”. I piccoli investitori se ne stanno rendendo conto e si dice di un “boom” di acquisti natalizi. Di tutte le possibilità è forse quella che provoca ancora meno angosce

Comunque vada auguri ai nostri lettori domenicali…per i vostri soldi e per un 2018 di serenità.

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