Dividend yield – Enel, prezzo in discesa e “cedola” in salita, accipicchia!

Il trend in calo da inizio anno ha trovato un forte supporto sui 4,237 euro, proprio quando la società ha annunciato notizie molto favorevoli sulla distribuzione di profitti per l’esercizio 2018.

Cedole & dividendi

Ecco una situazione che piace a chi sta sui mercati in una visione di medio/lungo termine. E’ quella di Enel, azione che soffre dall’inizio dell’anno ma che riserva quasi a fine 2018 una serie di interessanti novità. La prima riguarda il dividendo dell’esercizio in corso: l’acconto previsto a gennaio sarà più alto del 33%, passando da 0,105 euro del 24/1/18 a 0,14 euro del 23/1/19 (stacco 21/1/19). Un bel passo avanti considerando che nel 2014 l’intero importo dell’anno, con pagamento nel 2015, fu della stessa entità. Alla quotazione di 4,46 euro (ore 17,00 di oggi 8 novembre) ciò significa un bel 3,14% lordo di “dividend yield”, propizio per un anno su cui svolazzano qua e là dubbi per una riconferma della distribuzione di profitti avvenuta sul Ftse Mib nel corso degli ultimi dieci mesi.

Il secondo aspetto interessante riguarda l’impegno di Enel a elargire per il 2018 un dividendo complessivo così strutturato: importo più elevato fra

0,28 euro oppure

●la quota parte per azione del 70% dell’utile netto ordinario.

Ciò significa che almeno 0,28 euro sarà pagato, con un “dividend yield” minimo - alla quotazione attuale - del 6,28% lordo.

E le novità proseguono. Il contributo delle energie rinnovabili all’ebitda di Enel è salito del 6%, il che non dipende solo dall’Italia ma anche da altri mercati dove la società cresce: per esempio Brasile, Messico e Spagna. La scelta di diversificare in tal senso si traduce quindi in un effetto positivo e troverà ulteriori conferme nel nuovo piano industriale che Enel presenterà il 20 novembre.

Intanto il mercato continua però a punire l’azione Enel. Il tentativo oggi di un mini rimbalzo iniziale di seduta è stato immediatamente umiliato, con una successiva fase negativa per tutta la seduta.

Dai 5 euro di avvio d’anno il titolo ha subito un forte calo ed è tuttora inserito in un canale ribassista, che i tentativi di rimbalzo autunnale non hanno inficiato. Resta tuttavia invalicato il supporto di 4,237 euro, con un movimento compresso da agosto in poi fra questo valore e la resistenza di 4,63 euro. L’attuale posizionamento quasi a metà fra questi livelli conferma incertezza, supportata anche da una partecipazione decrescente degli scambi. La volatilità comunque si è ridotta e questo fatto va visto positivamente. E’ possibile che il mercato attenda ora il nuovo piano industriale ma certamente non ha ancora festeggiato le notizie proficue sul fronte del dividendo.

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