Si rientra nei ranghi

Si placa la bufera sul nostro debito pubblico, come d’altra parte era giusto che fosse. Lo abbiamo detto nei giorni più caldi, quando sembrava che la fine del mondo fosse alle porte; ora che il buon senso è stato ripristinato saranno comunque molte le variabili che potranno influenzare l’andamento del mercato.

Infatti, se da un lato è evidente che non è pensabile un’Europa senza di noi (pena l’implosione devastante di tutto il sistema, moneta unica compresa) è altrettanto vero che la volatilità potrebbe farsi ancora sentire nel prossimo futuro, senza ovviamente sconfinare negli eccessi pretestuosi della scorsa settimana.

Ora ovviamente si guarda a come sarà gestito dal nuovo esecutivo tutto ciò che riguarda l’Europa e ci sta che i valori di mercato esprimano per qualche tempo un atteggiamento di relativa cautela. Poi, ad onor del vero, la nostra situazione finanziaria non è proprio esemplare e quindi ci sta che lo spread viaggi intorno ai 200 bps. Il fatto di averlo avuto ben sotto 150 bps è stato certamente gratificante, ma ricordiamoci che molto è dovuto al QE che ha comunque distorto il mercato nel suo complesso come mai in passato era avvenuto.

Considerando quindi i vari fattori che incideranno sull’andamento del mercato (sia sotto il profilo globale sia sotto quello squisitamente nazionale) possiamo individuare:

1. Fine del QE e di conseguenza ripresa dei normali differenziali di rendimento da Paese a Paese
2. Inflazione in aumento, come confermato dall’ultimo dato che ha spiazzato i più, anche se già da tempo le curve parlavano chiaro
3. Aggiustamenti e revisioni eventuali sugli aspetti comunitari, probabilmente differenti da Paese a Paese

Ne consegue che pur considerato lo “scampato pericolo” (ammesso che sia mai realmente esistito...) è necessari che ora il mercato trovi un suo nuovo equilibrio in base all’interrelazione tra i tre punti visti sopra. Non possiamo quindi escludere a priori ulteriori giornate in lettera per le nostre obbligazioni, che probabilmente si assesteranno nelle settimane a venire su livelli di spread/rendimento diversi rispetto a prima.

Ma vediamo il nostro portafoglio, aggiornato a mercati aperti, che rimbalza con vigore dopo la settimana di passione. Il NAV vale oggi 111,32 rispetto ai 110,25 dell’ultima valorizzazione, in linea con il recupero messo a segno dal nostro mercato. In base a quanto detto sopra, riteniamo ragionevole confermare quanto già ipotizzato nel cuore della crisi: “la volatilità di questi giorni sarà riassorbita con fasi molto probabilmente altalenanti dettate dagli sviluppi che le parti politiche (tutte, non solo quelle di casa nostra) porteranno avanti”.

Per ora quindi manteniamo l’asset invariato, incassando ratei e cedole, con diverse scadenze ormai prossime e il buon recupero della componente valutaria che aiuta certamente a compensare la volatilità della quota di bond domestici.

Un commento

I commenti dei lettori

Un commento

  • Gianluca B.
    05 Giu 2018

    Secondo me il portafoglio di rischio contenuto non ha considerato il (prevedibile) rischio Italia, vista la significativa presenza di titoli obbligazionari italiani in esso presenti. Prevedibile perchè prevedibile era la fine del quantitative easing e perchè era noto il progressivo aumento del debito pubblico italiano (da 1961 miliardi dei tempi di Monti ai 2.250 miliardi dei tempi di Gentiloni).

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