E venne il giorno in cui anche i corporate bond offrirono rendimento negativo….


Com’era ragionevole attendersi nemmeno i corporate bond ci salvano più dai rendimenti negativi. Anche su questa fetta di mercato sono ormai una realtà i rendimenti negativi, con le aziende che fanno festa poiché azzerano i costi di rifinanziamento. Naturale che gli spread tra high yield e investment grade si restringano sino all’inverosimile, causa la fame di rendimento ormai difficile da saziare.

Questo, naturalmente, per quel che riguarda la zona Euro, poiché in USA sappiamo bene che il tenore di tassi e rendimenti è tutt’altra cosa. Se consideriamo i governativi Euro sappiamo da tempo che i titoli di Stato hanno yield negativi sino alle scadenze medio-lunghe e da inizio agosto la curva dei governativi tedeschi è interamente negativa, tanto che la Germania si è concessa il lusso di emettere un nuovo Bund a 30 anni senza cedola per la prima volta nella sua storia.

Sino a diverse settimane fa ci si poteva però rivolgere alle obbligazioni societarie poiché, pur sapendo che gli spread si sarebbero ristretti e i rendimenti sarebbero scesi, era ben difficile immaginare che saremmo giunti a prestare denaro ai privati e di pagare persino loro per prenderselo. Ma tant’è, ed oggi il 45% dei corporate bond in Euro ha rendimento negativo; non solo, i rendimenti dei bond degli emittenti più solidi (quindi quelli con buon rating), “offrono” rendimenti negativi in media sino alla scadenza a 10 anni.

E così gli investitori, dopo essersi allontanati dal mercato sovrano, dopo aver abbandonato anche il comparto corporate con rating investment grade, si dirigono ora verso gli high yield per trovare valore. Naturale che vi sia stato un bel restringimento degli spread tra i due comparti, dai 350 bps medi di inizio anno agli attuali 290 bps di questi giorni.

Rebus sic stantibus, due aspetti si profilano potenzialmente pericolosi. Il primo, legato al fatto che anche le società finanziariamente meno solide ne stanno beneficiando, ma il loro Credit Risk non migliora certo automaticamente solo per effetto della corsa ai rendimenti. Il secondo, e non è cosa ignota, le dimensioni del mercato stanno assumendo proporzioni imponenti.

Per il 2019 si stima che le emissioni di corporate bond nell’Eurozona superino il record dei 285 Mld Euro toccato nel 2009, segnando un notevole balzo rispetto ai circa 221 Mld del 2018, quando le emissioni scesero per la prima volta dal 2013 sotto quota 250 Mld Euro per via del rialzo dei tassi. DI fatto, il boom degli ultimi anni ha triplicato le dimensioni del mercato obbligazionario in euro dai 700 Mld del 2007 agli oltre 2.000 Mld Euro odierni. Se alle Banche Centrali qualcosa dovesse malauguratamente scappare di mano, sarebbero potenzialmente dolori…

Tornando al nostro portafoglio, dopo il nuovo massimo storico toccato la scorsa settimana, tiriamo un po’ il fiato e consolidiamo nei pressi dell’ultimo balzo in avanti. Il nostro NAV infatti vale oggi, ai prezzi correnti di mercato, 117,50 contro i 117,66 di una settimana fa. Il progresso ad oggi incassato è quindi stabile ed è sempre ben sopra il 6,00% da inizio anno e sempre intorno all’8% dai minimi di novembre 2018. La performance cumulata si dirige stabile verso il 9%, considerando che a febbraio del 2016 il NAV iniziale del portafoglio valeva 107,99 e che contro i 117,50 attuali porta ad un risultato complessivo dell’8,81%.

Portafoglio come di consueto aggiornato nell’apposita sezione.

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