Una pericolosa idiozia


Non c’è nulla da fare. La politica europea proprio non ce la fa a concepire strumenti utili e intelligenti per la salute finanziaria dell’area Euro. E nemmeno bastano o sono bastate le tremende cretinate – intese come norme, leggine, regolamenti etc. – bastonate sia dai media sia dalla pratica dei fatti a far cambiare registro alle “brillanti” menti dell’establishment europeo.

Stavolta tocca alla riforma del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), anche notoriamente conosciuto come Fondo Salva-Stati, balzare agli onori della cronaca per l’idiozia di fondo con cui è stata pensata. Ma il vero problema è che tale idiozia può avere risvolti piuttosto pericolosi, guarda caso, per il nostro debito pubblico.

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire dove si annidano i pericoli e perché la riforma così come è stata concepita è di una stupidità tale da lasciare basiti. E se anche Banca d’Italia solleva dubbi e perplessità la questione è davvero seria.

Come noto, il MES nasce come “stabilizzazione” del precedente fondo europeo EFSF, nato nel 2011 sull’emergenza dei salvataggi di Grecia, Irlanda e Portogallo. A suo tempo l’intento era stato pertanto quello di dotare l’Unione Europea di risorse pronte e sufficienti per affrontare eventuali nuove criticità finanziarie in futuro. E fin qui, tutto bene, questa è la parte intelligente.

Ma in questi mesi è in corso una revisione di tale meccanismo e le nuove linee prevedono che, in caso di necessità, potranno accedere al MES solamente gli Stati che posseggano i seguenti tre requisiti: deficit sotto il 3% del PIL, nessuna infrazione per deficit eccessivo in corso, rapporto debito/PIL sotto il 60%. Di fatto, con questi criteri è palese che la stessa necessità del MES verrebbe meno, poiché uno Stato potrebbe chiedere aiuto solo nel caso in cui già goda di condizioni finanziarie buone.

Pura e semplice idiozia, non si può dire altro.
Ma il bello, e ancor più ridicolo, è che puntuale arriva l’eccezione alla regola che mette una pezza peggiore del buco: potranno accedere al MES anche gli Stati che non rispettino i predetti requisiti, purché accettino previamente la ristrutturazione del debito pubblico. Ma non è finita. il MES condurrà un’analisi “preventiva” sulla sostenibilità dei singoli debiti sovrani, così da offrire sin da subito un’idea di quali sarebbero eventualmente quelli soggetti a ristrutturazione. Se non fosse che c’è d’aver paura scapperebbe da ridere.

E’ evidente che vi sia un po’ di preoccupazione per i nostri Btp, e non a caso Bankitalia (e non solo…) paventa un sorta di crisi automatica dello spread, visto che a parità di altre condizioni l’Italia detiene il secondo più alto rapporto debito/PIL d’Europa. Cioè, se così fosse la versione definitiva della riforma MES l’Italia dovrebbe prima ristrutturare il suo debito per poter accedere al fondo. Follia pura.

Siamo al paradosso che il fondo nato per fronteggiare le crisi andrebbe a provocarle, visto che è palese che nessuno comprerebbe più Btp (o altri governativi in situazioni simili) dato che scatterebbe una sorta di “default tecnico” che esiste solo sulla carta, per altro provocato artificiosamente.

Consola il fatto che l’approvazione è tutt’altro che facile, visto che è necessario l’accordo di tutti e 19 i Paesi membri; non di meno, oltre al danno anche la beffa, poiché l’Italia ha contribuito in questi anni al fondo (EFSF prima e MES in tempi più recenti) per un totale di oltre 58 Mld Euro, che vien proprio da dire era meglio che rimanessero nelle nostre tasche, visto che nonostante il pingue versamento non potremmo accedere al fondo.

Tornando al nostro portafoglio, gli assestamenti del mercato obbligazionario nel suo complesso portano una lievissima correzione, del tutto fisiologica e perfettamente compatibile con la volatilità del mercato. Il nostro NAV vale oggi, ai prezzi correnti di mercato, 117,10 contro i 117,54 della scorsa settimana. Il progresso ad oggi incassato si mantiene in area 6,00% da inizio anno e sempre intorno all’8% dai minimi di novembre 2018. La performance cumulata si mantiene vicina al 9%, considerando che a febbraio del 2016 il NAV iniziale del portafoglio valeva 107,99 e che contro i 117,10 attuali porta ad un risultato complessivo dell’8,44%.

Portafoglio come di consueto aggiornato nell’apposita sezione.

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