Distensione tra USA e Cina, con la FED attesa al varco da Trump

Appuntamento importante è stato il G20, al quale il mercato ha reagito con un certo sollievo alla ripresa dei negoziati tra Usa e Cina; ora l’attenzione torna a spostarsi sulle prossime mosse delle Banche Centrali – FED in primis – e naturalmente sui dati economici. Al summit del G20 di Osaka di fatto si è evitato lo scenario peggiore, cioè quello di un’ulteriore escalation delle tensioni commerciali tra Usa e Cina. Come ricordiamo, la tensione tra i due Paesi era montata a maggio, dopo l’aumento dei dazi per 200 Mld USD di esportazioni cinesi in Usa con le conseguenti rappresaglie di Pechino.

Pertanto, la potenziale estensione dei dazi su ulteriori 300 Mld USD di importazioni dalla Cina – cosa che avrebbe seriamente danneggiato l’economia globale – è stata per ora evitata. Come? Semplice, come sempre con un compromesso: da parte degli USA vi è stato un alleggerimento sul fronte dell’affaire Huawei e da parte della Cina vi è stato l’impegno ad intensificare l’importazione di beni agricoli statunitensi.

Intanto, il presidente della FED Powell, in attesa della prossima riunione prevista per il 31 luglio, sta attraversando un momento delicato. In primis sono tornati i dubbi tra gli operatori sulle future mosse della FED, a seguito degli ultimi e solidi dati macro pubblicati; dati che hanno riacceso il timore che la FED possa decidere di attendere dati macro meno buoni prima di tagliare i tassi d'interesse. E, naturalmente, non si è fatta attendere la reazione di Trump, che ha sferrato nuovi attacchi a Powell accusando la FED di “non avere idee” ed essere il “più grande problema del Paese”.

Naturalmente tra le varie banche d’affari e le varie agenzie si è scatenata la ridda di “previsioni” sul taglio o meno dei tassi, sull’entità del taglio e via di questo passo. Ad ogni buon conto, ad oggi, i futures scontano un taglio dei tassi con una probabilità al 96%. Gli occhi sono tutti puntati sul discorso che Powell terrà mercoledì 10 luglio davanti al Comitato dei servizi finanziari della Camera e a seguire giovedì 11 luglio davanti al Comitato bancario del Senato. Mentre scriviamo queste righe e andiamo in stampa ancora non sappiamo cosa dirà Powell per cui è evidente che i commenti potremo farli solo a posteriori. Naturalmente i membri del Congresso chiederanno debito conto a Powell in merito alle prossime scelte della FED, molto probabilmente anche spingendolo ad agire poi di conseguenza. Ma il vero punto è: se la FED non tagliasse i tassi?

Posto che alcuni analisti si aspettano un taglio anche molto aggressivo di 50 bps – a nostro modesto parere ipotesi del tutto campata per aria e del tutto incompatibile con lo stato attuale delle cose – è chiaro che se la FED scegliesse di tagliare i tassi di 25 bps i mercati non la prenderebbero affatto male. Ben diverso, invece, se la Banca Centrale USA mantenesse invariati i tassi: i mercati azionari e quelli del reddito fisso correggeranno con una certa intensità. È il solito copione che si ripete ogni qualvolta le notizie e le aspettative sono già state anticipate e il mercato ha dato per scontato uno scenario che alla fine non si realizza.

Dagli USA alla Turchia, cambia la longitudine ma non cambiano le ingerenze della politica sull’operato delle Banche Centrali. Per carità, negli USA è rimasta una facciata di indipendenza e Trump seppur rudemente tesse le fila a suon di dichiarazioni e attacchi verbali; in Turchia si parla meno ma si va direttamente ai fatti, con il licenziamento del Governatore della Banca Centrale turca da parte di Erdogan.

Una sola nota a margine sui fondi H2O: i grafici parlano da soli, tutto recuperato e siamo già di nuovo sui massimi precedenti. Saranno contenti quelli che hanno fatto vendere sui minimi.

In funzione del buon momento il nostro portafoglio torna a salire e si porta nuovamente in prossimità del recente massimo storico. Infatti, il nostro NAV vale oggi, ai prezzi correnti di mercato, 114,11 segnando quindi un progresso del 3,15% da inizio anno e del 4,84% dai minimi di novembre 2018. Liquidi siamo e liquidi rimaniamo per una parte del portafoglio. Nessuno ci corre dietro e ormai anche gli istituzionali tirano i remi in barca e se ne vanno in vacanza.

Portafoglio come di consueto aggiornato nell’apposita sezione.

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