Fin che la barca va... nuovo massimo storico


Così recitava una famosissima canzone d’altri tempi ed è un po’ il sentiment che si respira sui mercati ormai da diverse settimane con la fase positiva che prosegue, la quale se da un lato rende felici operatori e investitori dall’altro inizia a far pensare.

E questo vale sia per l’obbligazionario sia per l’azionario. Due numeri giusto per inquadrare la questione. I rendimenti dei bond governativi e corporate sono in costante e severa riduzione presso le principali economie avanzate, con ovviamente i prezzi che sono stati proiettati verso nuovi massimi; le quotazioni azionarie,  rispetto alla botta presa a fine 2018, sono risalite di gran carriera, con recuperi a doppia cifra.

Se prendiamo ad esempio gli USA, i rendimenti dei Treasury decennali sono crollati sino a 85 bps, passando dal 3,25% di novembre all’attuale 2,50%; anche i corporate hanno vissuto le stesse dinamiche con i rendimenti medi dei titoli con buon rating passati dal 3,83% al 3,23% e gli high yield addirittura dall’8% a meno del 6,50%.

Tutto questo è sostenibile? La contraddizione tra bond e azioni che salgono all’unisono di gran carriera è solo apparente o i mercati ci stanno dicendo qualcosa? Come sempre, le regole “auree” dell’economia si prestano ad essere lette in due sensi, per cui è inutile fare congetture particolarmente elaborate. E per chi ha memoria storica è già altre volte accaduto in passato che la correlazione inversa tra bond e azione venisse meno per un certo lasso di tempo.

Ad ogni buon conto, una ragionevole chiave di lettura è quella che considera – giustamente – il deciso cambio di rotta delle Banche Centrali che hanno indiscutibilmente dato birra a tutti gli asset. Come sappiamo, infatti, da qui ai prossimi mesi non solo le condizioni monetarie non saranno restrittive, ma anzi saranno ancora allentate. Sappiamo che la FED non alzerà i tassi e ora il mercato sconta addirittura con elevata probabilità un taglio a inizio 2020.

Sarò un caso, ma il 2020 per gli USA è l’anno elettorale con un Donald Trump che corre certamente – e aggressivamente – per la rielezione. E il Presidente vuole sia a un costo del denaro più basso sia un quarto ciclo di QE. Per la BCE stretta rinviata almeno all’inizio dell’anno prossimo con nuove aste T-Ltro in arrivo da settembre e anche in questo non si esclude affatto una riedizione del QE.

Quindi, di fatto, ancora una volta e come già accaduto nel più o meno recente passato, saranno le Banche Centrali a decretare la sostenibilità di questo stato di grazia sui mercati, in base alle dichiarazioni ancor prima delle effettive manovre. Bisogna però fare molta attenzione ad un aspetto: i dati macro dell’economia reale.

Se le Banche Centrali dovessero sbagliare tempi e modi in rapporto ai dati economici reali, allora, assisteremo ad un bel disastro. Certo, perché i mercati vedrebbero svanire le “certezze” sulle politiche monetarie ed entrerebbero in fibrillazione. E cosa succede quando sui mercati si annusano pericoli? Semplice, si scende e talvolta anche di gran carriera.

La situazione è delicata e bisogna esserne consapevoli. Tra l’altro fosse anche solo per una questione meramente tecnica che vede i listini ormai a contatto con la resistenza – che è forte – dei massimi precedenti e che verosimilmente un po’ si farà sentire. Ultimo aspetto, la stagionalità che ci vede ormai alle porte di maggio che sappiamo essere l’inizio del periodo statisticamente meno favorevole all’equity.

Tornando al nostro portafoglio, prosegue la salita e superiamo il massimo storico precedente pari a 113,30 di NAV registrato nella seconda metà di marzo. Ai prezzi correnti di mercato il NAV è oggi pari a 113,37 ed esprime un progresso del 2,48% da inizio anno e un progresso del 4,16% dai minimi di novembre. Niente male.

Va da sé che, vista la situazione attuale con le quotazioni a contatto con livelli importanti non ci mettiamo sicuramente ora ad utilizzare la liquidità che abbiamo in pancia. Prima di iniziare ad acquistare vorremo vedere almeno un piccola correzione che scarichi un po’ di ipercomprato.

Portafoglio come di consueto aggiornato nell’apposita sezione.

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