Inarrestabile: terzo massimo storico consecutivo del nostro portafoglio


E’ incredibile la forza che sta dimostrando il nostro portafoglio: siamo al terzo massimo storico consecutivo nel volgere di appena tre settimane. Per carità, la volatilità negativa e le correzioni sono sempre in agguato e l’unica cosa certa è qualcuna arriverà, ma intanto godiamoci il viaggio e cerchiamo di capitalizzare al meglio gli upside del nostro asset.

Intanto, il virus cinese continua ad impensierire e i beni rifugio sono ben comprati. Non di meno, l’esito delle ultime elezioni regionali ha dato una spinta notevole ai nostri titoli governativi, con lo spread che è letteralmente crollato e viaggia ora nei pressi dei 130 bps per un rendimento del decennale sotto l’1%.

E, a proposito di beni rifugio – forse un po’ in sordina – il franco svizzero ha acquistato forza sino a trovarsi oggi sui massimi contro euro da quasi tre anni a questa parte. La valuta elvetica, infatti, si è rafforzata nelle ultime settimane, mettendo a segno un rialzo di quasi il 2% contro l’euro in un mese e del 5,5% su base annua, scambiando contro la moneta unica ai massimi dall’aprile 2017, poco sotto area 1,07.

La domanda, lecita, che serpeggia nelle sale operative riguarda ovviamente un eventuale intervento della Banca Nazionale Svizzera per frenare l’ascesa della moneta. Tuttavia, nei giorni scorsi il governatore Thomas Jordan, dal Forum di Davos, ha ribadito che l’istituto non interviene per effettuare svalutazioni competitive, aggiungendo di non vedere il bisogno di imporre un nuovo cambio minimo “per il momento”.

Ecco, appunto, “per il momento”.
Infatti, giusto per rinfrescarci la memoria, il franco svizzero sta tornando vicino a quella barriera di 1,05, che i trader credono sia stata fissata informalmente dalla BNS dopo la fine del cambio minimo di 5 anni fa. Se guardiamo il grafico del cross EUR/CHF vediamo che è dal luglio del 2015 che il cross non scende sotto tale livello e tutti immaginano che ciò sia dovuto essenzialmente agli interventi di Jordan sul mercato valutario.

Come sappiamo, la valuta svizzera è considerata – così come l’oro – un bene rifugio, e trae la sua forza non solo dall’interscambio commerciale, quanto anche e, soprattutto, dagli afflussi di capitali esteri che voglio trovare riparo da turbolenze. Non da ultimo, è indubbio che il virus cinese stia contribuendo al rafforzamento della valuta elvetica, così come ogni accadimento e segnale macro che vadano nella direzione di indebolire la congiuntura globale, con riflessi sulla politica monetaria nell’area Euro.

Ad ogni buon conto, tornando ai numeri, sono in molti ad aspettarsi una difesa da parte della BNS del livello di 1,05. Diversi analisti pongono l’accento sul differenziale d’inflazione tra Svizzera e area Euro, ma consideriamo che prima della crisi finanziaria globale, il cambio contro l’euro si attestava oltre 1,60 e da allora il franco ha guadagnato un terzo del suo valore, cioè ben oltre il doppio di quanto giustificherebbero i differenziali d’inflazione. Comunque, pare che la fame di asset in franchi non si plachi, per cui staremo a vedere se e come la BNS interverrà.

Intanto, tornando al nostro portafoglio, registriamo un nuovo massimo storico – il terzo consecutivo – a distanza di una settimana dal precedente. Infatti, il nostro NAV vale oggi, ai prezzi correnti di mercato, 118,58 contro i 118,35 del precedente massimo del 22 gennaio scorso. La performance cumulata è ormai prossima ad un rotondo 10%, considerando che a febbraio del 2016 il NAV iniziale del portafoglio valeva 107,99 e che contro i 118,58 attuali porta ad un risultato complessivo del 9,81%.

Occhi aperti perché in settimana procederemo a nuovi acquisti, iniziando a sfruttare la nostra abbondante liquidità.

Portafoglio come di consueto aggiornato nell’apposita sezione.

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