Se anche la Grecia ci supera…


E’ da tempo che gli osservatori e diversa stampa specializzata fanno notare agli investitori che la Grecia, dopo la crisi e il salvataggio della Troika, sta vivendo un momento di grazia in termini di rendimenti pagati dai titoli governativi, in alcuni casi – leggasi tratto della curva – persino migliori dell’Italia. Allora è forse il caso di veder due numeri, per capire la portata di questa stana situazione, con i nostri Btp che ormai sono rimasti indietro a tutti gli altri (Spagna e Portogallo compresi) e di fatto sono i peggiori dell’area Euro.

Intanto, questa settimana la Grecia ha rimborsato in anticipo 2,7 Mld Euro all’FMI, denaro che le era stato prestato in occasione dei primi due “bailout”, nel 2010 e nel 2012. Oltre peso mediatico del gesto, Atene di fatto risparmierà circa 70 Mln di interessi all’anno. Infatti, il prestito in scadenza nel 2020 pagava un tasso annuo di poco inferiore al 5%, di gran lunga superiore a quello che attualmente il Paese paga sui mercati finanziari. Se prendiamo a riferimento il bond ellenico con scadenza gennaio 2042, che offre ormai appena il 2,33%, è facile comprendere la convenienza della “call”.

Non di meno, con il crollo dei rendimenti dei titoli governativi, a tratti scesi addirittura sotto i livelli italiani per le scadenze medio-lunghe, la Grecia potrebbe tornare a rifinanziarsi sui mercati e sulle emissioni di titoli molto lunghi non pagherebbe comunque oltre il 2,5% di interessi. Inoltre, anche la cassa è ancora pingue poiché degli 86 Mld Eur ottenuti con l’ultimo salvataggio del 2015, oltre 20 Mld sono rimasti inutilizzati; aggiungendo le emissioni di quest’anno per complessivi 9 Mld Eur, la liquidità di Atene è oggi pari a circa 32 Mld Euro, cioè il 17% del PIL.

Difficilmente questa cassa sarà utilizzata, poiché serve a dare un segnale sia agli investitori privati sia ai creditori pubblici europei in merito alla disponibilità delle risorse necessarie per affrontare i pagamenti degli interessi dal 2023. E questo, addirittura, potrebbe non essere un problema, ragionando in termini di fabbisogno finanziario. Stando alle stime proposte da alcuna stampa specializzata, l’anno prossimo il bilancio statale dovrebbe chiudere con un surplus primario (esclusi gli interessi) di 7-7,5 Mld e a questa somma dovrebbero sommarsi gli 1,3 Mld di profitti maturati dalla BCE sui bond ellenici e che le Banche Centrali dell’Eurozona si sono impegnate a trasferire sui conti del governo di Atene. A conti fatti, quindi, il surplus di bilancio si attesterebbe intorno agli 8,5 Mld, da cui vanno però detratti 6,5 Mld per gli interessi sul debito. Ne consegue che rimarrebbero in cassa 2 Mld, di cui 1,8 Mld sarebbero destinati a coprire i titoli in scadenza, tenuto conto del rimborso anticipato. Di fatto, la Grecia dovrebbe emettere bond a medio-lungo termine per meno di 1 Mld Euro, cioè appena lo 0,5% del suo PIL.

Dulcis in fundo, S&P ipotizza un nuovo upgrade nel 2020 e dall’Unione Europea è giunta voce che “a far data dal primo gennaio 2020, i rischi di credito a breve termine verso la Grecia dovranno considerarsi vendibili ai fini della copertura di soggetti privati”; insomma, la Grecia è ben avviata per bagnarci il naso, e visto quando accaduto dal 2010 ad oggi non è cosa da poco. In ultima battuta, il Paese sta tornando pian piano alla normalità sul piano finanziario e a questo punto non è escluso che la Lagarde – la quale da direttore generale dell’FMI ha riconosciuto da molto tempo gli errori commessi sui sacrifici imposti ai cittadini greci – possa muovere i suoi primi passi da governatore BCE aprendo agli acquisti dei titoli ellenici con il QE.

Tornando al nostro portafoglio, torniamo a salire rispetto alla scorsa settimana, in accordo con i movimenti del mercato nel suo complesso. Siamo di fatto in uno stretto trading range di consolidamento nell’intorno del massimo storico registrato a metà ottobre. Il nostro NAV vale oggi, ai prezzi correnti di mercato, 117,33 contro i 117,10 della scorsa settimana. Il progresso ad oggi incassato è del 6,06% da inizio anno e del 7,80% dai minimi di novembre 2018. La performance cumulata si mantiene vicina al 9%, considerando che a febbraio del 2016 il NAV iniziale del portafoglio valeva 107,99 e che contro i 117,33 attuali porta ad un risultato complessivo dell’8,65%.

Portafoglio come di consueto aggiornato nell’apposita sezione.

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