L'Europa ai tempi del coronavirus


Seconda settimana di lockdown nella penisola più importante e più bella del mondo; la speranza di uscire da questo tunnel è sempre alta, ma purtroppo, non ancora confortata dal calo dei contagi.

E' stata la settimana in cui, finalmente, anche il resto del mondo si è accorto di aver sottovalutato il problema, colpevolmente, perchè bastava analizzare con un sufficiente buonsenso i dati dell'OMS disponibili per tutti e replicare con tempismo quanto fatto in Cina.

Poco significato ha ormai il dichiarare il numero dei tamponi effettuati per dimostrare quanto si stia prendendo sul serio la situazione; l'Italia, sin dal primo giorno, in segno di grande consapevolezza e responsabilità, in 2 giorni esegue regolarmente lo stesso numero che  l'Inghilterra vanta ad oggi come numero globale. 

I mercati però, come sappiamo, non mentono mai proprio perchè gli interessi in gioco non lo permettono.

La finanza, nel suo essere intrinseco darwiniana, non regala nulla a nessuno e la dimostrazione più palese di quanto poi, la propaganda possa ben poco contro gli interessi privati, è l'andamento della Sterlina, scesa a un livello che non vedeva dal 1985, un gran problema per un paese con una bilancia commerciale che evidenzia con chiarezza la predominanza delle importazioni.

Ma questo come sappiamo, non è più un problema che ci riguarda.

GRAFICO EUR/GBP

Gli andamenti del mercato, solo raramente seguono le notizie, semmai sono gli andamenti dello stesso a far scrivere pagine e pagine di giornali.

Il mercato è sempre un passo avanti a tutti perchè in esso, la battaglia tra europeisti e sovranisti, tra darwiniani e misericordiosi, tra complottisti e filo governativi, tra sognatori e pragmatici , avviene ogni secondo, ed ogni giorno al termine delle contrattazioni, viene emessa una sentenza che non concede appello.

L'eterna guerra tra sovranisti ed europeisti, in questa settimana, sta segnando un punto enorme a favore degli europeisti.

La sospensione del Patto di Stabilità, che libera risorse finora non disponibili, dando una grande mano ai conti pubblici e alle imprese del nostro paese, abbinato alle mosse della Bce, sta a dimostrazione di quanto sia importante appartenere ad una grande unione economica, piuttosto che lo stare da soli, isolati, in balia del proprio establishment politico, senza poter contare sul supporto di nessuno, in momenti di fortissimo shock come quello che stiamo tutti vivendo.

Viene in mente a tal proposito una celebre frase in un brano dei Pink Floyd: " together we stand, divided we fall".(insieme restiamo in piedi, divisi cadiamo)

Meditare su questa frase è quanto mai contemporaneo.

La scorsa settimana avevamo concentrato l'articolo sul reale intento della Lagarde e quindi, della Bce, che tanto polverone aveva sollevato nel mondo politico di ogni colore.

L'avvertimento al "colpevolmente in ritardo", mondo politico, era stato chiarissimo come altrettanto sottinteso era il "whatever it takes", la cui mancata enunciazione era stata presa a pretesto per alleggerirsi delle responsabilità.

A dimostrazione di quanto detto, in settimana la Bce ha annunciato un corposo ritorno del QE per 750 miliardi di euro, aggiungendo inoltre che "non esiste alcun limite alla protezione della Bce".

Oltre oceano, lo scorso weekend, il mondo della finanza è stato letteralmente sconvolto dallo storico taglio dei tassi messo a segno dalla Fed,di 1 punto percentuale.

Un taglio pazzesco che in altri momenti avrebbe messo il turbo anche al più debole dei mercati.

Il lunedi seguente invece, ha dimostrato quanto sostentuo nello scorso articolo, vale a dire che le banche centrali, in simili situazioni , possono ben poco, perchè ogni operatore attende risposte "forti" dalla politica, obbligata a garantire la salute pubblica e a garantire che il sistema produttivo funzioni nel migliore dei modi.

E' stato il peggior lunedi della storia dei mercati negli Usa e tutta la settimana, pur avendo disegnato dei piccoli rimbalzi, si è conclusa con ampie perdite.

Più di ogni indicatore, il petrolio ha definitvamente certificato le previsioni di un arresto imminente di molte attività produttive, scivolando abbondantemente anche sotto i 25 $ a barile.

Il suo grafico, impietosamente, dipinge una ennesima settimana a tinte rosso fuoco.

Il mondo ne uscirà con le ossa rotte da questa vicenda, nuovi equilibri andranno probabilmente a ridisegnarsi.

Nuove sfide attendono l'essere umano, e in uno scenario del genere, è bene essere consapevoli del fatto che da soli non si va da nessuna parte.

L'intero ordine geopolitico potrebbe subire degli sconvolgimenti.

Se permettete , preferisco far parte di una grande squadra, forte, coesa, che abbia un modello culturale evoluto e che sia in grado di fronteggiare qualsiasi minaccia e qualsiasi shock economico, mantenendo intatto l'orgoglio di essere italiano.

Meglio gli "Stati Uniti d'Europa" che gli "Stati isolati d'Europa".

(L'autore del presente articolo non è iscritto all'ordine dei giornalisti e potrebbe detenere i titoli oggetto dei suoi articoli)

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