Se quella del 2000 era una bolla finanziaria...


Se c'è un'aspetto, che accomuna sia i mercati finanziari che il suo sottostante, l'economia intesa in senso scientifico, davvero determinante, esso è il tempismo, quel concetto di "timing" che avevamo già espresso nello scorso articolo, altrettanto valido per quanto riguarda l'intervento nelle politiche di bilancio.

Anche sotto questo punto di vista, per l'ennesima volta, l'Europa politica si dimostra lentissima nel reagire agli shock esogeni.

I mercati, nel suo andamento, lo dimostrano chiaramente, seppur in maniera più evidente in Stati già deboli prima della crisi; eppure, incredibilmente senza aver fatto tesoro delle esperienze passate, che hanno lasciato l'Europa successivamente alla crisi dei mutui subprime, crescere in maniera lenta ed asfittica, anche in questo caso si sta perpetrando lo stesso errore, con una metodica ancor più sbeffeggiante.

In queste settimane, tutti i mercati europei si sono mossi come una processionaria, tutti perfettamente sincronizzati nei movimenti, ordinatamente, uno dietro l'altro.

Solo in quest'ultima settimana, l'Italia ha vissuto un percorso a parte, con quasi tutti i titoli azionari attanagliati dal terrore di un declassamento da parte di Moody's che sarebbe dovuto arrivare nella serata di venerdì ed invece, ancora una volta siamo stati graziati, ma è bene ricordarlo, siamo ad un passo dalla retrocessione in Serie B.

Graziati... ma perché?

Perché c'è ancora margine? Perché qualcuno sta garantendo per noi? Per mostrarci compassione?

Peccato che le società di rating non contemplino uno spirito compassionevole, quindi la verità deve risiedere necessariamente negli altri due motivi che in ogni caso ci lasciano a boccheggiare....in cerca di aria come dei pesci spiaggiati.

Nella valutazione dei mercati finanziari, è doveroso ricordare come esista comunque, un punto di vista alternativo nel paragonare quanto sta accadendo negli Stati Uniti rispetto a quanto si manifesta nei mercati europei.

Il punto di vista alternativo sostiene che i mercati statunitensi stiano bruciando le tappe del recupero utilizzando il "margin debt" al giorno d'oggi più celebre come "helicopter money" e cosi, mentre per recuperare dalla crisi del 2008 i passi sono stati fatti in maniera più ponderata, in questo caso ci troviamo di fronte ad un recupero lampo che ha poco a che vedere con l'economia reale.

Segnaliamo che l'indice Nasdaq ha praticamente cancellato il coronavirus ed è in rialzo dall'inizio dell'anno del 1.58%, il tutto in un quadro di totale incertezza, senza neanche preoccparsi se vi saranno o no ulteriori lockdown, ed a giustificare quest'onda a V di certo non è sufficiente citare i benefici che ne hanno avuto società come Amazon o Netflix.

Quando vi fu lo scoppio della bolla di internet, nei primissimi anni del nuovo secolo, c'era una Fed guidata da Alan Greenspan, (per la stampa Statunitense,  "il nonno") il quale visse tutto il suo mandato in perenne conflitto con la classe politica dirigente dell'epoca.

Era unanimemente considerato l'incubo degli investitori.

Greenspan infatti, era particolarmente attento al surriscaldamento dei mercati finanziari e non batteva ciglio nell'agire con manovre sul tasso di interesse per raffreddare i mercati intenti nella creazione di una bolla finanziaria.

Attualmente invece, sembra non esistere alcun freno alla corsa al rialzo e paragonando i due periodi, quindi quello relativo ai primi anni 2000 e quello relativo all'epoca attuale, più che una bolla finanziaria si intravede un vero e proprio bubbone.

Provate solo ad immaginare l'eventuale scoppio: gli effetti sarebbero ben più dirompenti di quelli visti ed assaporati nel passato.

Chiaramente da Trader, non posso far altro che seguire il trend, ma ho drasticamente tagliato il tempo di durata dell'investimento.

Bisogna sempre tenere a mente che il mondo finanziario non può seguire alla lunga una strada completamente dissociata dalla realtà e prima o poi qualche ceffone riporterà tutti con i piedi per terra.

Particolarmente strane le giornate di mercoledì e giovedì che vedevano vendite nelle ultime due ore della giornata disseminate su tutto il listino.

Nessuno ne parla, in quanto argomento tabù politico, ma sarebbe bene iniziare a prevedere una sostanziale riforma del sistema di tassazione sulle rendite finanziarie.

Dopo un decennio speso nella caccia alle streghe, con i volumi di contrattazione volutamente abbattuti, con le società quotate alla disperata ricerca di liquidità, è giunto il momento di tagliare in maniera drastica il capital gain se si vuole incentivare il risparmio degli italiani e degli investitori esteri; è giunto il momento di rimuovere tutti gli ostacoli affinché il nostro mercato finanziario possa diventare preda degli investitori.

In questo decennio abbiamo assisitito al raddoppio dell'aliquota, passata dal 12,5% al 26% e all'introduzione della prima tassa a gettito negativo, la tanto desiderata Tobin Tax.

Un coro unanime proveniente dall'estero ci applaudiva, ma intanto hanno continuato a tenerla debitamente a distanza dai loro mercati finanziari. 

Il risultato è straordinario.

Con due semplici mosse siamo riusciti a favorire tutti i paesi che non l'hanno applicata e mai lo faranno, siamo riusciti ad indebolire il nostro sistema finanziario e , nel caso della Tobin Tax il risultato va ogni oltre aspettativa.

Produce un gettito negativo se compensato con il capital gain maturato, paragonando i valori al periodo precedente alla sua introduzione, e questo senza considerare gli effetti distorsivi nel meccanismo di formazione del prezzo.

Ad oggi,la media  dei contratti scambiati giornalmente sul nostro derivato principe, sono semplicemente ridicoli se paragonati ad altri mercati immuni.

È il momento di comprendere che abbiamo bisogno di fare benzina, altrimenti il nostro motore si fermerà in maniera irreversibile.

(L'autore del presente articolo non è iscritto all'ordine dei giornalisti e potrebbe detenere i titoli oggetto dei suoi articoli)

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