Bond sotto la lente – Si vendono (un po’) i tassi fissi ma non si comprano i tassi variabili


Newlat Food, Ivs, Italy, Alerion a cedola costante e uno zero coupon di MedioCredito sotto osservazione per comprendere l’atteggiamento dei mercati. Che tende ad alleggerire i tassi fissi sulle quotazioni in corso.

Cedole & dividendi

Situazione incerta in ambito obbligazionario, sebbene i Btp stiano registrando nelle ultime ore un rafforzamento, con il rendimento del decennale sceso da massimi sullo 0,90% allo 0,81%, ancorché non si tratti di indicazioni stabili, vista l’estrema variabilità della scadenza di riferimento. Esposti a tanti fattori, dalle tensioni sull’inflazione all’andamento del Bund e ai vari motivi di incertezza nazionali, i nostri governativi reggono malgrado tutto bene alle indecisioni sulle evoluzioni future riferite ad andamento del costo della vita e alla politica monetaria della Bce. Almeno in confronto a movimenti talvolta più netti che si registrano sul fronte per esempio spagnolo e francese.

Proprio per questi motivi le esitazioni degli investitori si manifestano qua e là più con le vendite che con gli acquisti. Nel senso che si manifestano “sell” sui tassi fissi o meglio su alcuni tassi fissi. Facciamo allora un po' il punto della situazione, analizzando vari titoli fra quelli più scambiati nell’ambito dei corporate italiani in euro, di un bancario pure in euro e di un governativo in dollari.

Newlat Food 2,625% Fb27 Eur (Isin XS2289795465): dai massimi dell’anno a 102,48 il titolo è sceso oggi in mattinata a 101,7, per poi risalire di poco, e conferma la volatilità tipica di un tasso fisso con parametri piuttosto sconvenienti: yield 2,2% contro “duration” (sensibilità alla variazione dei tassi) di 5,2, il che si traduce in un ratio di 2,36, ampiamente sopra il valore di 1:1, consigliabile in situazioni quale quella in corso. È pur vero che è prevista una “call” nel 2024: alle condizioni attuali non ha però molte probabilità di essere esercitata.

Ivs Group 3% Ot26 Eur (Isin XS2049317808): dai massimi di 102,3 ai 101,5 di oggi, questo classico cavallo di battaglia dei tassi fissi in euro nell’ambito dei corporate italiani si attesta sul 2,7% di rendimento. Attenzione però a una “call” piuttosto corta (18/10/2022), difficile da valutare al momento attuale come probabilità di esercizio. Nei giorni scorsi è stata sfidata la barriera dei 100,9 euro, corrispondente a un’area abbastanza delicata, sotto la quale il titolo potrebbe tornare verso i 100. Sempre contenuto lo spread “bid”-“ask”, mentre gli scambi si mantengono quasi stabilmente sotto i 500.000 euro per seduta.

Italy 6,875% Set23 Usd (Isin US465410AH18): in questo caso la situazione è un po' particolare, poiché il titolo si avvicina al rimborso e tende quindi ad avviarsi verso il pur lontano prezzo di 100. Quotando a 113,2 Usd garantisce circa lo 0,86% lordo contro lo 0,25% del biennale governativo Usa. Lo spread di rendimento è più che interessante per chi abbia liquidità in dollari da parcheggiare con in più l’aggiunta di una minus fiscale consistente, che può essere un’opportunità per molti investitori.

Alerion Green 3,125% Dc25 Eur (Isin XS2083187059): da novembre il titolo si muove fra minimi sui 102,6/102,7 a massimi di 104,8, sebbene abbia anche raggiunto i 105,3 euro. Da segnalare il rischio rimborso anticipato (call) il 20/12/2022, con rendimenti molto altalenanti, data la sequenza di variazioni abbastanza forti di prezzo. Attualmente è al 2,4%, con uno spread piuttosto contenuto rispetto a quello calcolato su un’eventuale esercizio della “call”. Bene il “bid”-“ask”, mentre gli scambi stanno diradandosi.

Medio Centrale 2028 Zero coupon (Isin IT0001203253): il test di uno zero coupon è interessante per verificare la veridicità di quanto si sta osservando sui tassi fissi a cedola, ovvero una tendenza alle vendite, con parziali contrazioni dei prezzi. Anche il no cedola perde lentamente di valore con un trend che prosegue da marzo: ai 93,98 di massimo dell’anno si contrappone l’attuale quotazione di 92,4, con “bid” però in avvicinamento verso i 92. Con un rendimento all’1,2% si allontana dai minimi sull’1,05% di fine 2020 ma è ancora molto distante dai picchi al 2,6% del culmine della crisi da pandemia, nel marzo dello scorso anno.

Si avverte quindi un impulso all’alleggerimento (sebbene ancora contenuto) dei tassi fissi ma non si riscontra un passaggio sui tassi variabili. Di questi ultimi scriveremo in un prossimo articolo.